Lasciare una carriera avviata per Fazland, senza paura

Se la startup la faccio io, che ho 26 anni appena compiuti, poche responsabilità e mi sento ancora in una fase alquanto spensierata della mia vita, il rischio è oggettivamente minimo. Al massimo se va male ho ancora tutte le …Leggi tutto

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Fazland Team allo Startup Weekend Brescia- ottobre 2012

Se la startup la faccio io, che ho 26 anni appena compiuti, poche responsabilità e mi sento ancora in una fase alquanto spensierata della mia vita, il rischio è oggettivamente minimo. Al massimo se va male ho ancora tutte le energie del caso per riniziare da capo altre mille volte. Ma se la startup la fa una persona che lascia una carriera avviata in un posto di lavoro dove è estremamente realizzato, beh, questo si chiama coraggio, soprattutto in questo momento storico del nostro paese.

Incontro Vittorio Guarini allo Startup Weekend di Milano a febbraio, anzi, a dire il vero ci lavoro a stretto contatto per tre giorni. Lui fa parte del mio team e diventa nel giro di mezzora la persona a cui faccio maggiormente riferimento per lo sviluppo del progetto. Trentunenne reggiano, aspetto molto giovanile, voce pacata, modo di fare calmo e rassicurante. Lui è sereno, sempre sorridente ed estremamente ironico. Questo rende la vita di coloro che ci lavorano insieme molto facile, è oggettivamente impossibile non andarci d’accordo.

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Da sin. Alessandro Iotti, Vittorio Guarini e Giovanni Azzali

Rimaniamo amici da allora e questo mi porta a seguire da vicino il grosso cambiamento della sua vita: lasciare una carriera avviata come Project Manager in Accenture per realizzare la sua startup, ovvero Fazland, idea sulla quale lavora da circa un anno e mezzo con due soci. Decido di dedicare loro una puntata in radio perché curiosa di scoprire cosa si prova a passare dallo status di manager a quello di startupper nel giro di poche ore. Mi descrivono nel dettaglio la piattaforma, che si pone come obiettivo quello di rivoluzionare il mercato dei servizi privati forniti da professionisti, quali ad esempio imbianchini, idraulici, meccanici e fotografi, mettendo il cliente al centro del processo decisionale e creando un sistema meritocratico in cui il professionista emerge in base al valore che realmente  ha. Il cliente può richiedere diversi preventivi e riordinarli in una classifica virtuale in base ai rispettivi pro e contro. A questo punto il professionista può “curiosare” nei preventivi altrui e capire quali sono gli aspetti che hanno influenzato la graduatoria del cliente. A fine esperienza, quest’ultimo lascia un feedback sul professionista e viceversa, il tutto per accrescere e migliorare la trasparenza della community.

L’idea viene ad Alessandro Iotti, che in Danimarca riscontra quanto sia difficile trovare un meccanico, anche a causa delle differenze linguistiche. Crede così tanto nel potenziale di Fazland che decide di tornare con moglie e figlio appena nato in Italia dopo dieci anni di assenza, lasciando una posizione di Sales Manager in Siemens. Il cambiamento è importante anche per Giovanni Azzali, che da essere professore full-time di informatica, sceglie di modificare la sua posizione in part-time e investire il resto del tempo nel progetto.

Parlando con loro si percepisce la ponderatezza che sta dietro tale scelta e questo fa sì che trasmettano estrema tranquillità:” Sai Elena, non ci abbiamo pensato su tanto. Ci crediamo e basta. E poi la voglia di lavorare insieme era troppa”. E’ anche vero che il bagaglio di competenze che si portano dietro riduce di non poco il rischio di fallimento.

Vedo Vittorio il giorno dopo la fine del suo contratto di lavoro durato sette anni e mi confessa di non essere riuscito a salutare i suoi colleghi uno ad uno perché certo di commuoversi:

“Non sei pentito nemmeno un po’?”

“No, per niente”

“E se Fazland va male?”

“Facciamo un Fazland B migliorato”

“E non hai nemmeno un po’ paura?”

“No. E poi le scelte sono ancora più sensate se fatte quando tutto va bene e non male, così capisci davvero che sono quelle giuste”

“Quindi hai dormito bene stanotte?”

“Si, profondo”.

 

 

 

 

 

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