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Economia

Spagna, la crisi e i nuovi poveri della classe media

Manifestazioni a Madrid contro le misure restrittive (Credits: LaPresse)

Uomini e donne in fila per generi di prima necessità. Un’aria cupa, non solo piena di disperazione e tristezza, ma anche di vergogna. Croce Rossa, Caritas, associazione autorganizzate dal basso che cercano di aiutare il maggior numero di persone. Non stiamo parlando di un campo profughi, né di un territorio appena messo in ginocchio da una catastrofe naturale. Questo film tristemente già visto è il segnale di un contagio, di una sorta di calamità prodotta dagli uomini e dai mercati, ovvero la Crisi.

Non c’entrano guerre, terremoti o alluvioni. Questi fotogrammi che ricordano grandi momenti di depressione o i periodi post-bellici, in realtà sono nitidamente a colori e corrono sul web 2.0 come sui media internazionali. Stiamo parlando di Atene e ora anche di Madrid.

Grecia e Spagna unite nel declino economico-sociale e nei gravi problemi che stanno affrontando. Quello di cui normalmente si parla di meno, però, sono le storie delle persone, i volti, le paure singole. Oltre alle prime pagine dei giornali, alle manovre “lacrime e sangue”, alle forze centrifughe in seno all’Unione europea, il quotidiano El Pais e alcuni servizi televisivi spagnoli lanciano l’allarme: la società in Spagna sta cambiando, con 12 milioni di poveri accertati e un tasso di disoccupazione altissimo con oltre 4 milioni e 700 mila senza lavoro, con un sistema bancario a un passo dal baratro.

Ma lo schema che sta cambiando, esattamente come in Grecia e in altri Paesi come anche l’Italia, è l’identikit del “nuovo” povero: è la classe media quella che ha sempre più problemi, che non ha più euro da spendere, che non solo non ha più soldi per mandare i figli all’università, ma ha anche il problema di mangiare.

In parole povere, cittadini che prima vivevano in tranquillità e che soprattutto non avevano mai avuto l’abitudine di vivere ai margini, oggi hanno seri problemi di sussistenza.

Come in Spagna così in Grecia. Quello che colpiva di più, una volta arrivati ad Atene, erano le centinaia di persone in fila alle tante mense improvvisate in mezzo alla strada.

O ancora, i tanti vestiti in maniera impeccabile che si cercavano un giaciglio vicino la piazza del Parlamento. O le parole dei volontari della Caritas di Atene che raccontavano la vergogna delle signore greche che dovevano avvicinarsi alla loro mensa, tradizionalmente punto di riferimento dei migranti richiedenti asilo. Ieri ultimi, oggi praticamente invisibili per le società in crisi.

Ora questo film sta iniziando ad andare in scena anche in Spagna. In due servizi del quotidiano spagnolo El Pais vengono raccontate le file della gente comune davanti ai dispensari della Croce Rossa, anche nei “quartieri bene” di Madrid e di altre città spagnole.

Persone che non avrebbero mai pensato di doversi mettere in fila per avere gratis un po’ di olio, riso, latte o magari una scatola di pomodori. Un’atmosfera cupa raccontata dai quotidiani spagnoli, esattamente come quella che abbiamo potuto vedere in prima persona ad Atene.

Un trauma psicologico che, oltre alla mancanza di soldi, colpisce in maniera sempre più grave la classe media. Secondo i dati riportati, il 60% delle persone in fila sono spagnole e anche qui, come in Grecia, i migranti sono ancora più sospinti ai margini della società in quel drammatico cono d’ombra degli “invisibili”. Le storie raccontate sono le più disparate: in maggior parte si tratta di donne, sia giovani che anziane, quasi tutte madri. Ogni tanto però si notano anche coppie giovani e si trovano imprenditori che hanno dichiarato bancarotta. C’è l’impiegata che porta la busta di un noto supermercato, perché i vicini di casi non “pensino male”.

O la donna, mamma di tre figli, che riempie la busta senza perdere tempo. Oppure c’è la madre che dice chiaramente “Mi sento male a venire qui, ma per mio figlio faccio anche questo”. In un altro servizio ci sono storie molto simili a Valencia, dove la Casa della Carità ha distribuito nel primo trimestre 2012 quasi il 10% in più di razioni alimentari rispetto allo stesso periodo del 2011. Grida di allarme che si rincorrono da Atene a Madrid.

Che raccontano disperazione e angoscia per il futuro . Un futuro che in tutta Europa lascia i cittadini con il fiato sospeso, sempre più preoccupati delle necessità basilari quotidiani e ormai esausti per le manovre di austerità.

Un film già visto, sì, ma che qualcuno dovrebbe smettere di mandare in replica.

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