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Telefonia, come evitare le nuove penali per chi cambia operatore

Il Ddl concorrenza ha reintrodotto per i clienti aggravi che in passato erano stati aboliti dalla legge Bersani

La lettura del nuovo Ddl concorrenza ha causato una spiacevole sorpresa a tutti i clienti del mondo della telefonia, sia essa mobile o fissa. Tra le righe del provvedimento infatti si torna pericolosamente a parlare di penali per i soggetti che intendono recedere da un contratto e magari trasferirsi ad altro operatore. Un salasso per le tasche dei consumatori che in realtà già esisteva e che era stato abolito nell’ormai lontano 2007. Risalgono ad allora infatti le famose lenzuolate di Bersani, quelle liberalizzazioni che nel caso specifico delle telecomunicazioni, disponevano "la facoltà del contraente di recedere dal contratto o di trasferirlo presso altro operatore senza vincoli temporali o ritardi non giustificati da esigenze tecniche e senza spese non giustificate da costi dell'operatore".

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Parole chiare che in questi anni hanno contribuito non poco a rendere molto più concorrenziale il mercato della telefonia, grazie proprio all’agilità e alla sostanziale gratuità previste dalle procedure di cambio dell’operatore. Ora tutto ciò potrebbe essere rimesso in discussione da una frase, anch’essa di poche parole, che però ribalta il concetto in questione. Nel ddl concorrenza si legge infatti che “nel caso di risoluzione anticipata l'eventuale penale deve essere equa e proporzionata al valore del contratto e alla durata residua della promozione offerta". Quindi, si torna con grande normalità a parlare di penale, e si prova anche a dare fin da subito una sua valutazione economica, che però come si nota resta molto generica, a tutto vantaggio della discrezione degli operatori telefonici.

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Una situazione questa che ha fatto scattare subito l’allarme delle associazioni dei consumatori, che sono salite subito sulle barricate per chiedere, in fase di approvazione del Ddl, l’abolizione di questa norma riguardante il mercato della telefonia. “Una disposizione – tuonano da Federconsumatori - che va modificata categoricamente, perché darà adito a vessazioni e controversie ovviamente a danno dei cittadini, limitando il loro reale diritto alla portabilità”. Senza contare, come già evidenziato, che “in questo modo – continuano da Federconsumatori - si lascia ampio margine alle compagnie, già note per la loro correttezza, che potranno così determinare a proprio piacimento la ‘equità’ della suddetta penale”. Parole di fuoco la cui rilevanza si comprende meglio se si considera che ogni anno circa il 20% degli utenti telefonici decide di cambiare operatore disdicendo il contratto precedente.

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E c’è chi ha già provato a fare dei calcoli, stimando in circa 100 euro la stangata in cui potrebbe incappare il cliente che decidesse di lasciare il suo vecchio operatore per un altro. Un salasso che nel caso delle telefonia mobile poi potrebbe essere ancora più esoso, considerando che spesso nei contratti è compreso l’acquisto a rate di uno smartphone il cui costo,  in caso di recesso, bisogna comunque saldare. Il consiglio che arriva dunque da tutte le associazioni dei consumatori è quello quantomeno di affrettare le pratiche, nel caso si sia già nell’imminenza di un cambio di operatore. In secondo luogo poi attendere, e fare pressione affinché nel passaggio parlamentare, la disposizione sulle penali nel settore telefonico possa essere del tutto abolita. Staremo a vedere. 

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