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Lo spread nel carrello: prezzi diversi tra supermercati

Stessi prodotti, stesse marche, ma il conto della spesa oscilla parecchio. Dipende se vi trovate in un iper di Arezzo che risulta il meno caro d’Italia o altrove. Panorama ha fatto acquisti in quattro città, scoprendo...

Qui non si parla di Bund e Btp, bensì di quanto spendono le persone quando vanno a fare la spesa: lo «spread del carrello» è esperienza quotidiana, per misurarlo è sufficiente mettere a confronto un po’ di scontrini. Così, per capire quanto è ampio il divario nel costo della vita, Panorama è entrato nel supermercato meno caro d’Italia, che secondo un’indagine condotta questa estate da Altroconsumo si trova ad Arezzo, in via Vittorio Veneto. Poi in altri tre centri sono stati acquistati prodotti identici: pasta, merendine, parmigiano, qualche surgelato, una cassa d’acqua, del vino, latte, un po’ di frutta e verdura. E un pandoro, che fa Natale.

Stesse marche, stesso formato, ma una volta giunti alla cassa è saltato fuori che i prezzi, quelli no, non si rassomigliavano per niente. Perché nonostante le apparenze i supermercati non sono tutti uguali. Questione di economie di scala, logistica, fornitori, costi del personale, scelte di marketing. Fattori invisibili che incidono visibilmente sul portafoglio dei clienti.

Dal test svolto, che non ha la pretesa di poggiare su una base scientifica (e i prezzi variano spesso da settimana a settimana) ma vuole solo essere indicativo, è emerso che spese gemelle possono risultare molto diverse quando è il momento di saldare il conto. Rispetto alla Ipercoop di via Vittorio Veneto ad Arezzo elevata a simbolo del risparmio dall’associazione dei consumatori, Panorama ha pagato alla Unes Maxi di via Spallanzani a Milano 10,94 euro in più, corrispondenti a un aumento di circa il 40 per cento. A Napoli, al Carrefour di viale Giochi del Mediterraneo, la spesa è costata 40,27 euro anziché i 27,23 sborsati ad Arezzo: qui lo spread è schizzato a quota +47,8 per cento.

A Roma si è optato invece per un supermercato a marchio Coop, come quello promosso da Altronconsumo, per vedere se almeno all’interno della medesima catena si trova riparo dal differenziale del carrello. Ma, a sorpresa, così non è stato: al Doc di via Tevere l’importo è comunque risultato superiore del 30 per cento.

«In un periodo di crisi come questo» sostiene Claudio Vanni della Unicoop Firenze «i nostri punti vendita in Toscana hanno deciso di venire incontro alle famiglie, rinunciando a parte dei propri guadagni». Una strategia che sul lungo termine promette di dare i suoi frutti in termini di fidelizzazione della clientela.

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