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Così le tensioni in Corea del Nord fanno salire il prezzo dell'oro

Secondo i rialzisti può arrivare a 1.400 dollari l'oncia a seguito delle tensioni geopolitiche e dell'aumento della domanda in Cina e India

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Un cartello di un manifestante contro la tensione Usa-Corea del nord a Washington - 10 agosto 2017 – Credits: Win McNamee/Getty Images

Le nuove tensioni fra Nord Corea e Stati Uniti d’America, che agitano lo spettro di un possibile conflitto nucleare, hanno fatto salire il prezzo dell'oro, tradizionale bene rifugio in caso di turbolenze sui mercati.

Il metallo giallo viaggia in questi giorni poco sotto i 1.280 dollari all'oncia, dopo aver sfiorato i 1.290 dollari la seconda settimana di agosto: la crescita delle quotazioni da inizio anno è del 12%.

Cosa preoccupa gli investitori

A spingere gli investitori a comprare lingotti non sono stati solo i venti di guerra tra la prima potenza mondiale e l’ultimo avamposto del comunismo nel mondo, ma anche i dati deludenti dell’inflazione negli USA che hanno raffreddato le possibilità di un ulteriore rialzo dei tassi da parte della Fed nel breve termine.

La performance del metallo giallo, prima del rimbalzo di agosto, aveva sofferto per una serie di fattori: l’apprezzamento del dollaro, i tassi dei titoli di stato statunitensi in rialzo, il continuo miglioramento delle condizioni del mercato azionario globale e i recenti dati economici statunitensi più forti che hanno spinto gli investitori a comprare asset più rischiosi (azioni, obbligazioni societarie e paesi emergenti). 

I rialzisti

Di recente, una voce autorevole tra i rialzisti è quella del re degli hedge fund negli USA, l’italoamericano Ray Dalio: suggerisce agli investitori un’esposizione dal 5 - 10% del proprio portafoglio investimenti al metallo giallo.

Dalio - che è pessimista di suo - in un post su LinkedIn ha scritto che quello di Donald Trump e Kim Jong-un o è un bluff o il futuro ci sta riservando uno scenario apocalittico ("hellacious war"). Il gestore è anche preoccupato dal probabile fallimento del Congresso sull'accordo per il tetto al debito, che potrebbe portare a un default tecnico degli USA.

Sulla stessa scia è Maurizio Novelli, gestore del fondo di investimento svizzero Lemanik: parla di un'economia americana che "si è infilata in una 'festa del debito' che rischia di finire molto male e che nessuno ormai osa fermare". Novelli intende però soprattutto il debito privato: è positivo sull’oro, perché vede più vicino lo scoppio della bolla del credito al consumo.

Le previsioni dei russi

La previsione più ottimistica sul prezzo dell'oro è quella fatta dal capo investimenti di Evgeny Ananiev di VTP Capital JSC, braccio di investimento della seconda banca più grande della Russia.

Ananiev stima che il prezzo possa raggiungere i 1.360 dollari entro fine anno per poi ulteriormente salire a quota 1.400, spinto sia dalle preoccupazioni degli investitori circa il rischio geopolitico sia dall’aumento della domanda in Cina e India. Bloomberg, a proposito, ricorda che la richiesta di lingotti in Cina è cresciuta del 50% da inizio anno, mentre in India le stime indicano un +30% entro fine 2017.

Investitori cauti

Ma c’è chi getta acqua sul fuoco e non crede che vedremo nei prossimi mesi una corsa all'oro. "Gli attriti con il regime nordcoreano hanno assunto un’importanza maggiore, ma è poco probabile che i mercati attribuiscano una probabilità significativa a scenari catastrofici".

Lo scrive in un recente outlook Paul Donovan, capo economista globale di UBS Wealth Management, divisione dedicata alla gestione dei patrimoni della prima banca elvetica. Gli analisti elvetici si attendono prezzi attorno a 1.250 dollari nei prossimi 6 - 12 mesi.

"Non escludiamo la possibilità che l'oro possa essere favorito da diversi fattori: in cima alla lista le continue incertezze che circondano l’abilità dell’amministrazione di Trump nel realizzare le riforme promesse a favore della crescita, il recente aumento delle tensioni geopolitiche nel Golfo e le ripetute minacce missilistiche nordcoreane" conclude Nevine Pollini, analista della banca elvetica UBP. Anche per lei l’oro rimarrà vincolato nell'intervallo compreso tra 1.100 e 1.300 dollari.

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