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Soldi

I capitali in fuga dalla Svizzera si rifugiano in Kazakistan

Il governo vuole tassare i soldi esportati nella Confederazione. E c’è già chi cerca nuovi paradisi

Credits: Elaborazione grafica di Stefano Carrara

Fuggire, sì, ma dove? Il ritornello di Maracaibo risuona da giorni nelle stanze assai meno esotiche di fiduciarie e family bank ticinesi. I loro dipendenti fanno le ore piccole per tranquillizzare i clienti, dopo che martedì 6 novembre il ministro dell’Economia Vittorio Grilli ha fatto sapere che il governo punta a chiudere un accordo con la Svizzera per tassare i capitali esportati nella Confederazione.

Il piatto è ricco: su 4.200 miliardi di euro detenuti illegalmente nei forzieri elvetici da cittadini stranieri, tra i 230 e i 350 parlano italiano e almeno 25 hanno varcato il confine dopo l’ultimo scudo fiscale, senza mai venire tassati. Mentre nel 2009 Germania e Regno Unito hanno siglato con Berna un’intesa che prevedeva un’aliquota una tantum compresa tra il 25 e il 34 per cento delle somme detenute in Svizzera da girare ai paesi di origine dei correntisti, Roma finora si è infatti accontentata di tassare dello 0,4 per cento i 134 miliardi scudati in passato.

Il possibile cambio di rotta, che potrebbe portare all’erario fino a 20 miliardi, fa tremare i banchieri e i loro clienti, che cercano soluzioni nuove per nascondere i tesori. Le più gettonate? La conversione dei contanti in polizze vita o lingotti, oppure il ricorso a trust le cui cedole verrebbero risparmiate dallo screening finendo in altri paradisi o in aree come Singapore e Kazakhstan, che garantiscono ancora l’anonimato su alcuni tipi di investimento.

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