Soldi

Btp, rendimenti in calo. Ma per gli analisti ora sono un affare

Le case d'affari sono tornate a scommettere sui Buoni del Tesoro italiani. Ecco quali titoli e scadenze consigliano

(Credits:Roberto Monaldo/LaPresse)

Una discesa rassicurante, che porta un bel po' di ottimismo sui mercati. Può essere definito così il recente calo dello spread Btp/Bund , cioè il differenziale di rendimento tra i Buoni del Tesoro poliennali italiani e i titoli di stato tedeschi con scadenza decennale, che è tornato finalmente ai livelli di due anni fa: attorno ai 310 punti base (che corrispondono al 3,1%).

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Poiché lo spread è il termometro che misura la febbre sui mercati, molti osservatori della comunità finanziaria oggi non hanno dubbi: gli investitori internazionali, a quanto pare, sono tornati a fidarsi dell'Italia, benché il nostro debito pubblico stia viaggiando inesorabilmente verso la soglia dei 2mila miliardi di euro, il record storico. I freddi numeri della contabilità nazionale, infatti, per gli esperti delle case d'affari sembrano ormai soltantoo un dettaglio. Ciò che conta realmente sono soprattutto le migliorate prospettive del nostro paese, dove i conti pubblici appaiono sotto controllo e dove buona parte del debito statale è finito nuovamente nelle mani rassicuranti degli investitori domestici, sfuggendo così alle burrasche della speculazione internazionale.

LA PRIMA EMISSIONE DEL BTP ITALIA

Oggi, circa il 65% dei Buoni del Tesoro in circolazione è posseduto da italiani, contro il 47% della metà del 2011, mentre agli investitori esteri è rimasta ormai una quota minoritaria del 35%. Anche per questo motivo, molte società di gestione e molte banche d'affari hanno fatto a gara, nelle settimane scorse, nel tessere le lodi del nostro paese. “L'Italia potrebbe essere la sorpresa positiva del 2013”, ha detto in sostanza pochi giorni fa Jim O'Neill, economista e presidente di Goldman Sachs Asset Management, la casa di investimenti statunitense che, nell'estate scorsa, aveva invece venduto a man bassa i Btp, per un quantitativo di oltre 2 miliardi di euro. Altri attestati di stima per il Belpaese sono arrivati anche da Bruno Rovelli, responsabile per l'investiment advisory in Italia di BlackRock e da Lorenzo Pagani, executive vice president di Pimco, nota casa di gestione internazionale specializzata nel settore obbligazionario.

LE SCADENZE CONSIGLIATE

Per gli esperti delle case d'investimento, dunque, i Btp italiani sono di nuovo interessanti e vale la pena metterli nel portafoglio. C'è da sperare che abbiano ragione, almeno questa volta, anche se va sottolineata una cosa importante: i veri affari, sul mercato, li hanno fatti tutti quei risparmiatori che hanno avuto il coraggio di comprare i titoli nella fase più critica della crisi di Eurolandia e che hanno già incassato rendimenti a due cifre. Tra il novembre del 2011 e oggi, per esempio, i prezzi dei Btp con scadenza decennale hanno guadagnato complessivamente oltre il 23%, mettendo a segno una performance che sarà difficilmente replicabile in futuro. La stagione delle grandi occasioni sembra dunque finita, o quasi, anche se i gestori dei fondi continuano ad acquistare moderatamente i titoli di stato emessi dal governo di Roma.

Nella loro ultima newsletter mensile, per esempio, gli esperti di Anima Sgr hanno fatto sapere di aver sovrappesato nel portafoglio la componente investita nei titoli di stato italiani, privilegiando quelli con scadenza breve (inferiore a 3 anni), e medio-lunga, attorno ai 10 anni, che hanno ancora delle possibilità di crescita. Gli esperti di BlackRock (che fin dalla fine di settembre considerano i Btp una buona opportunità di investimento), preferiscono invece le emissioni con vita residua compresa tra 3 e 5 anni.

INVITO ALLA PRUDENZA.

Chi si mantiene sui titoli di scadenza così breve, però, deve accontentarsi di rendimenti non proprio stellari. I Btp a 3 anni, se acquistati ai prezzi attuali, offrono un interesse netto attorno al 2%, che sale al 2,7% circa per i titoli con scadenza quinquennale e supera il 3,8% (sempre al netto delle tasse) per le emissioni decennali. Per gli analisti e i gestori delle case d'investimento, è meglio invece non avventurarsi troppo sui Buoni del Tesoro con vita residua molto lunga (sopra i 10 anni) che sono di solito volatili nei prezzi e dunque i rischiosi. Anche perché, va ricordato, l'Italia non è ancora completamente fuori dal guado. Lo hanno sottolineato di recente anche gli esperti di Morgan Stanley che, pur lodando gli sforzi del nostro paese, hanno rivisto le stime sul pil italiano, prevedendo un calo dell'1,2% nel 2013 (dal precedente 1%). Le riforma attuate dal governo Monti, secondo Morgan Stanley, sono state infatti “un passo nella giusta direzione, ma sinora non molto incisivo".

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