Soldi

Mutui: perché è difficile ottenerli

Le banche alle prese con le sofferenze chiudono i rubinetti. E nonostante in calo, i tassi sono i più alti d'Europa

L'esterno di un negozio finanziario (Luigi Mistrulli / Imagoeconomica)

Ottenere un mutuo da una banca è sempre più difficile. Molti italiani lo stanno sperimentando sulla propria pelle già da mesi.

Soprattutto coloro che, con tutte le carte in regola, avrebbero voluto comprare casa, ma poi hanno cambiato idea di fronte alle perplessità dei responsabili delle filiali che oggi più di ieri mostrano il braccino corto.

Confermano questa fotografia sia i numeri, forniti come di consueto dall'industria bancaria stessa, sia una recente indagine di Altroconsumo .

Proprio quest'ultima ha accesso i riflettori su un fenomeno che secondo Bloomberg rischia di mandare a picco il mercato del mattone in Italia: l'uscita di gran parte dei 30 e 40enni dalle compravendite immobiliari.

Il motivo è presto detto: le banche, che fino a ieri hanno finanziato gli amici degli amici in operazioni immobiliari andate a vuoto (vedi i casi Carige e Banca Marche alla ribalta sulle prime pagine di questa estate), ora si ritrovano sotto l'occhio vigile dei regolatori e, per rispettare i rigidi parametri imposti dall'Europa, chiudono i rubinetti.

Lo dimostrano i dati divulgati, appunto, da Altroconsumo: dei 110 milioni che il governo Letta ha stanziato fino al 2015 ai precari under 35 per sostenere l'acquisto della prima casa a tassi agevolati, ad oggi ne sono stati impegnati solo 1 milione, pari ad appena 96 mutui.

Questo dato non deve sorprendere, spiega l'associazione dei consumatori, che ha sguinzagliato i propri ricercatori in 155 agenzie di dieci tra le maggiori città italiane, scoprendo che anche per un 40enne stabilizzato che porta a casa 4.000 euro al mese è difficile ottenere un mutuo di 240mila euro a copertura dell'80% del valore della casa.

L'inchiesta ha il merito di aver mostrato cosa accade dentro le filiali, dove è sempre più difficile farsi prestare i soldi ma dove pare abbondino le pratiche commerciali scorrette.

A monte, però, ci sono i dati di un settore che ormai appare sempre più sganciato dall'economia reale (le banche comprano solo titoli di Stato).

Prendiamo i più recenti, quelli di Bankitalia sui prestiti al settore privato nel mese di luglio: il calo rispetto all'anno precedente è del 3,3% (-3% a giugno) e se consideriamo i prestiti alle famiglie (mutui e prestiti al consumo) la flessione è dell'1,1%.

La colpa, secondo la Confartigianato, che ha pubblicato ad agosto un interessante rapporto, sarebbe anche del costo dei mutui che li rende poco appetibili: nonostante la diminuzione di 27 punti base nell’ultimo anno, si confermano infatti i più cari d’Europa, con un tasso medio d’interesse a maggio 2013 pari a 3,53%, 66 punti base più caro rispetto al tasso del 2,87% dell’Eurozona.

Le banche, d'altra parte, si giustificano pressappoco così: nell'ultimo rapporto mensile dell'Abi (riferito al mese di giugno 2013), si sottolinea che, pur in calo, "l'ammontare dei prestiti alla clientela erogati dalle banche operanti in Italia, 1.893 miliardi di euro, è sempre nettamente superiore all'ammontare complessivo della raccolta da clientela, 1.735,4 miliardi di euro".

E che all'origine della contrazione del credito c'è soprattutto "la rischiosità dei prestiti" che rimane a livelli elevati: è lo spauracchio delle sofferenze (quelle, per capirci, che hanno mandato a gambe all'aria le banche spagnole) il cui rapporto sugli impieghi totali è aumentato lo scorso maggio al 3,6% dal 2,7% di un anno prima.

Gli istituti, tuttavia, mandano i primi segnali di riapertura dei cordoni delle borse: secondo il Sole 24 ore, che parla di indiscrezioni che provengono da più di un istituto, nei prossimi trenta giorni le banche si preparano a tagliare gli spread sui mutui ipotecari, tra i 10 e i 20 punti base. È poco, ma è già qualcosa.

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