Economia

Siria: ecco gli interessi di Russia, Iran e Cina

Per Mosca, il paese è l’ultimo avamposto sul Mediterraneo, ma anche un partner commerciale con cui tutelare posti di lavoro

Un’immagine della protesta contro potenziali attacchi americani (Bulent Kilic/AFP/Getty Images)

“La Siria rappresenta un interesse economico per la Russia – spiega Daniel Treisman , esperto sulle questioni sovietiche presso la University of California .- Stiamo parlando di diversi miliardi di dollari in contratti”. Per quanto rimanga un cliente relativamente piccolo, Damasco gioca un ruolo chiave nella sopravvivenza di alcune imprese russe. Nel 2011, secondo il Centre for Analysis of Strategies and Technologies, organizzazione no-profit russa che traccia le vendite di armi, la Siria rappresentava il 6% delle esportazioni di armamenti russi. Oggi, c’è chi ipotizza che sia arrivata al 10%, ovvero il terzo cliente per ordine di importanza.

“Per l’industria russa che, con la fine del regime sovietico ha assistito a un significativo taglio delle spese militari da parte di Mosca, le esportazioni di armamenti sono funzionali al mantenimento di molti posti di lavoro”, aggiunge Rajan Menon, professore della Lehigh University, specializzato nelle relazioni internazionali della Russia. Non bisogna infatti dimenticare che, commercialmente, la storia degli ultimi anni ha dato un duro colpo all’industria bellica russa: la fine di Gheddafi, per esempio, ha significato la cancellazione di commesse per 4,5 miliardi di dollari, a cui si aggiunge la perdita di 13 miliardi di dollari di business diretto all’Iran a seguito delle sanzioni internazionali. 

La Siria, inoltre, è fortemente indebitata con la Russia. Nel 2005, Mosca ha cancellato il 70% dei debiti siriani di epoca sovietica, che sono pasati da 13,4 a 3,6 miliardi di dollari. L’economia del Paese, toccato da sanzioni e dalla guerra civile, è tutt’altro che florida. Nel 2012, rileva Business Week , la crescita industriale ha segnato -36% e l’export si è attestato a -62%. La produzione di barili di greggio è scesa a quota 20mila al giorno (acquistata soprattutto da Francia e Italia, a dispetto delle restrizioni Onu ed europee) ed è distante anni luce dai 360mila barili del passato. Il Paese, insomma, è in pessime condizioni economiche: Steve Hank, professore alla Johns Hopkins, stima che l’inflazione che il Governo dichiara inferiore al 50% abbia toccato una punta massima del 292% nel mese di giugno. 

Gli interessi russi abbracciano anche il settore energetico. Contratti di lungo periodo sono stati siglati con Damasco per l’esplorazione e lo sfruttamento di riserve di gas naturale, complice il gasdotto “Arab Gas Pipeline” che collega l’Egitto alla Turchia e a un sito produttivo a 125 miglia a est di Homs. Oxford Analytica, società di consulenza di New York, valuta l’operazione in circa venti miliardi di dollari. Mosca, inoltre, ha altri interessi commerciali in Siria: infrastrutture, energia e turismo valutati nel 2009 prossimi a venti miliardi di dollari. Complice la sua posizione in medio oriente e a un passo dall’economia turca bisognosa di energia, come pure l’Unione Europea poco distante, il gasdotto evidenzia il significato strategico della Siria. La base navale di Tarsus, in particolare, è l’ultimo avamposto russo nel Mediterraneo. 

I nodi che legano Iran e Siria , invece, sono soprattutto di tipo religioso e strategico. L’Iran, infatti, è il più popoloso stato shiita. La Siria è dominata dagli alawiti, affiliati agli shiiti e l’ultima cosa che Teheran desidera è una Siria controllata dai sunniti. Secondo i dati dell’Unione Europea, la Siria è il terzo più grande importatore dalla Cina, ma gli osservatori ritengono che la posizione neutrale di Pechino nasconda l’interesse di non creare un precedente, visto che ha la sua parte di controversie internazionali e di violazioni dei diritti umani – Tibet in testa – da “difendere”.

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