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Economia

I sindacati presentano a Monti la ricetta per la crescita

Fisco leggero sul lavoro, più investimenti e meno debito pubblico. Accordo tra Cgil, Cisl e Uil, che però restano divise sullo sciopero generale

I tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil (Creduits: Mauro Scrobogna /LaPresse)

Riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro per ridare ossigeno ai consumi, incentivi per gli investimenti produttivi e, su più lunga gittata, abbattimento del debito pubblico per liberare risorse da impegnare sempre nel mondo del lavoro. Sono queste le richieste con cui i sindacati si presenteranno all’appuntamento con il presidente del Consiglio Mario Monti fissato per il prossimo 11 settembre, nel corso del quale all’ordine del giorno ci sarà un unico punto fondamentale: cosa fare per stimolare la crescita economica del Paese, un’urgenza che diventa sempre più impellente . Sono proprio di oggi ad esempio gli ultimi dati sull'occupazione nelle grandi imprese a giugno, che secondo quanto comunicato dall’Istat fanno segnare su base mensile un calo dello 0,2%.

In queste condizioni secondo i sindacati la prima cosa da fare è dunque quella di ridare impulso alla domanda interna. “Per farlo – spiega a Panorama.it Giorgio Santini segretario generale aggiunto della Cisl – bisogna innanzitutto diminuire il peso fiscale sul lavoro, ad esempio ripristinando le detrazioni sugli accordi di secondo livello, che sono state ridotte, e che invece in passato avevano dimostrato di funzionare bene. Altro provvedimento possibile, nell’ambito della fiscalità generale, - continua Santini – potrebbe essere il già ventilato abbattimento della prima aliquota Irpef dal 23% al 20%”. E sulla stessa lunghezza d’onda arrivano le parole del segretario generale della Cgil Susanna Camusso, che ha proposto dal canto suo una detassazione delle tredicesime.

Ma tutto ciò, seppure venisse preso in seria considerazione dal governo, non potrebbe bastare. “Bisogna infatti puntare anche su nuovi investimenti e su incentivi che li possano stimolare – fa notare Santini -. In questo senso si potrebbe pensare ad esempio ad una detassazione dei fondi che le imprese impegnano in ricerca e innovazione. Una richiesta che credo lo stesso fronte industriale avrà modo di sottoporre all’attenzione del governo nell’incontro che Confindustria avrà con Monti il prossimo 5 settembre”. E sempre in tema di investimenti esiste poi un serio problema di natura burocratica da affrontare, legato ai tempi che si rilevano tra una decisione di spesa e l’effettiva erogazione dei fondi. “In questo senso – afferma Santini - siamo purtroppo il Paese europeo più lento, con il risultato che ad esempio nel campo dell’energia abbiamo già a disposizione circa 7-8 miliardi di euro che però ancora attendono di essere impiegati”.

Infine, altrettanto rilevante, ma con tempi di realizzazione decisamente più lunghi, è la richiesta di intervenire in modo deciso sul nostro debito pubblico. “Ogni anno per questa voce – sottolinea Santini – spendiamo qualcosa come 86 miliardi di euro. Se riuscissimo, ad esempio attraverso la vendita di una parte del patrimonio immobiliare pubblico , a diminuire questo salasso, si potrebbero liberare ingenti risorse da impegnare per creare nuove occasioni di occupazione e ridare slancio alla crescita del Paese”.

Questo dunque lo scenario disegnato dai sindacati che, come accennato, arriveranno in maniera sostanzialmente compatta all’appuntamento dell’11 settembre. Unico elemento di tensione all’interno delle sigle confederali resta il tema dello sciopero generale. La Camusso ha infatti rilanciato non solo su quello del settore pubblico, già programmato per il 28 settembre e al quale al momento ha aderito solo la Uil, ma per uno di portata nazionale da decretare nel caso le richieste sindacali non venissero accolte da Monti.

Un argomento questo su cui però la Cisl frena decisamente. “Per quanto riguarda il pubblico impiego – dice Santini – domani avremo un incontro con il governo e se le nostre richieste fossero accettate non vediamo necessità di incrociare le braccia il 28 settembre. Per quanto riguarda poi lo sciopero generale nazionale, crediamo che in un contesto come quello attuale, con un governo tecnico, una legislatura al termine e una situazione di profonda crisi economica del Paese, potrebbe essere poco efficace e anzi controproducente per le tasche dei lavoratori. In definitiva dunque – conclude Santini – esortiamo tutti a diffidare del valore miracolistico dello sciopero, soprattutto in condizioni particolari come quelle attuali”.

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