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Economia

Obama, le tre sfide economiche

Debito, sanità e tasse: sono questi i nodi su cui dovrà lavorare il Presidente

(Credits: AP Photo/Chris Carlson)

Debito, sanità e tasse: sono queste le priorità su cui dovrà inevitabilmente concentrarsi Barack Obama nelle prossime settimane. Anche perché, come è stato scritto negli ultimi giorni, la vera sfida per i due candidati alla Casa Bianca non era quella elettorale, ma quella post-elettorale. Perché gli Stati Uniti del terzo millennio hanno bisogno di un leader capace di restituire fiducia e ottimismo .

Gli americani hanno scelto di riaffidarsi ai democratici , e ora spetterà a loro sciogliere il dilemma su se favorire il consolidamento fiscale o le riforme strutturali, quindi puntare sull'austerità o sulle politiche di stimolo all'economia.

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E' vero che quanto meno per gli Stati Uniti è possibile parlare di un trend in miglioramento, ma è anche vero la crescita reale è modesta (circa 2%), la disoccupazione è vicina all'8%, il rapporto Deficit/Pil è in calo ma resta nell'ordine dell8% e quello Debito/Pil è ancora superiore al 110%.

C'è chi dice che l'economia americana avrà qualche possibilità di riprendersi se inizierà a puntare su innovazione e rischio. Cosa vuol dire? Semplice: che gli imprenditori dovranno avere il coraggio di assumersi dei rischi per investire in campi in cui l'innovazione è centrale. Ma è evidente che potranno farlo solo se si ritroveranno ad operare in un sistema solido, sul piano sia economico sia sociale. Ed ecco che tornano al pettine i tre nodi di Obama: debito, sanità e tasse.

In generale é evidente che se il Presidente, che pur essendo stato riconfermato si trova a interagire con un Congresso a maggioranza repubblicana, riuscirà a continuare ad alimentare quel clima di fiducia che è stato capace di innescare, gli sarà possibile dimostrare che la sua ricetta anti-crisi è sempre stata vincente. Se invece questo non succederà...beh, la seconda Amministrazione Obama si troverà in grossissime difficoltà.

Andiamo con ordine: la necessità di affrontare con urgenza la questione del debito Obama l'ha ribadita subito dopo aver ricevuto la conferma della sua rielezione. Una priorità legata a doppio filo allo spettro di un possibile aumento della pressione fiscale innescato in automatico dall'implementazione del fiscal cliff. Vale a dire l'accordo su un aumento delle tasse su tagli alle spese che si abbatteranno sul 90% delle famiglie americane, rischiando di farle scivolare di nuovo nella recessione, oltre che di far perdere loro l'ottimismo recentemente riconquistato. Che entrerà in vigore a gennaio 2013, e che era stato pensato per indurre repubblicani e democratici al Congresso a raggiungere un compromesso alternativo vista l'impopolarità delle misure in questione. Eppure, se è vero che il fiscal cliff va fermato, è anche vero che ormai restano solo due mesi per farlo.

Allo stesso tempo, le risorse servono. Anche se le accuse di "socialismo" – inteso come maggior interventismo pubblico – fatte da Romney in campagna elettorale non hanno portato a nulla, contenevano un fondo di verità. Obama è stato eletto (anche) grazie ai voti delle cosiddette minoranze: donne, ispanici e afroamericani. Categorie che si aspettano di ricevere qualcosa dallo Stato e che, probabilmente, non si accontenteranno della pur epocale riforma sanitaria approvata nel corso del primo mandato di Obama.

E' quindi meglio che il Presidente si metta subito al lavoro se vuole meritarsi la fiducia che gli americani hanno deciso di riconfermargli, nella speranza di convincere nel più breve tempo possibile i repubblicani a trovare un compromesso "per il bene della nazione". Una ricetta che permetta di accumulare risorse senza frenare la crescita, da spendere poi in maniera virtuosa.

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