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Economia

Redditest e il fisco: l'evasione non si batte così

Diciamolo: il fisco italiano fa schifo. È inefficiente e poco risolutivo. Serve ben altro per fare la lotta all'evasione e Befera lo sa

Uno sportello dell'agenzia delle entrate (Credits: ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

Premettiamo che debellare l'evasione fiscale in Italia è un po' come scongelare la Groenlandia e che chiunque ci prova per noi è un eroe. Aggiungiamo che debellare l'evasione fiscale non è importante, è vitale, perchè è l'unica strada per raddrizzare una finanza pubblica che è risanata come Violetta Valery nel secondo atto della Traviata, cioè per niente. Iscriviamoci senza indugio anche noi alla petizione per fare santo subito Attilio Befera, e diamo per letta la dichiarazione di totale e incondizionata adesione alla più sdegnata riprovazione contro chi evade il fisco, condannando all'indice anche la celebre, e troppo abusata, riflessione di Luigi Einaudi sulla “legittima difesa” dal fisco iniquo.

“La frode fiscale non potrà essere davvero  considerata
alla stregua degli altri reati
finché le leggi tributarie  rimarranno vessatorie e pesantissime
e finché le sottili arti della  frode
rimarranno l’unica arma di difesa del contribuente contro le  esorbitanze del fisco”.
(Luigi Einaudi)

Adesso prendiamo fiato e chiudendo gli occhi stretti stretti diciamo precipitosamente: “Sì, però il fisco italiano fa schifo”. Ecco, l'abbiamo detto, ci sentiamo un poco meglio.

Perchè addirittura “schifo”? Innanzitutto perchè è un fisco inefficiente esattamente quanto la media di tutte le altre pubbliche amministrazioni. Non è per niente meglio, come una propaganda codina e pudibonda tende a sostenere. E non è neanche colpa di chi lo amministra: raddrizzare le gambe ai cani della pubblica amministrazione nazionale è pressochè impossibile, inutile negarlo.

Quindi non è che Befera e prima di lui i vari capi del fisco italiano siano peggio dei loro colleghi che non riescono a dare efficienza ai ministeri, sono solo uguali... Secondo uno studio di Synergia Consulting Group, sui dati aggiornati ad ottobre 2012 della Direzione della Giustizia Tributaria del Ministero dell'Economia e delle Finanze, negli ultimi 10 anni i contenziosi tra cittadini e fisco si sono dimezzati, ma sono ancora troppi (871.127 quelli aperti a fine 2011), lunghi (le liti durano in media due anni e mezzo) e in 6 casi su 10 i cittadini la spuntano in tutto o in parte.

Fiscalmente parlando inoltre, l'Italia e il paese più litigioso della Ue. Significa che il fisco “ci prova”, con i contribuenti, ma in prevalenza perde. Attenzione: i dati stanno migliorando pro-fisco, perchè la Cassazione che si vede arrivare le sentenze delle Ctr (Commissioni tributarie regionali) avverse al fisco, se può cassa e dà una mano all'erario e un calcione al contribuente: o tempora o mores. Ma insomma, rappresentare il fisco italiano delle mille cartelle pazze come una macchina efficiente è grottesco.

Ma c'è di peggio: l'”animus” con cui l'amministrazione si rapporta ai cittadini è da sempre in movimento oscillatorio tra due estremi, la massima occhiuta e pervasiva analiticità dei controlli e dall'altro una generica “moral suasion” alla spontanea “compliance” fiscale, ovvero all'adesione autonoma dei contribuenti al vero, all'abiura del peccato d'evasione. Ne è riprova l'esperimento del Redditest , che demanda al rapporto individuale del contribuente con un software l'onere di far fare al signor Rossi l'esame di coscienza: “Ho dichiarato tutto? Cosa rischio a fare il furbetto?” nell'errata e disguidante suggestione che chi vede accendersi la luce verde è “al sicuro” dai controlli. Neanche per idea!

Perchè con i nuovi strumenti ispettivi di cui dispone, a cominciare dall'anagrafe dei conti correnti bancari, il fisco può comunque tornare sul luogo del mea culpa e riscontrare a posteriori irregolarità dissimulate.
Insomma, è sempre così: da una parte il Redditest e dall'altra il Grande Fratello in banca , come del resto da una parte i registratori di cassa e dall'altra gli studi di settore: ma scusate, se il registratore funziona a dovere e l'esercente batte lo scontrino, che senso ha chiedergli, poi, di “rientrare” nei redditi minimi di categoria? Si fa a controllare quant'ha battuto sulla cassa!

Chiaramente non è così che si batte l'evasione. Ne sanno qualcosa gli spalloni svizzeri, mai così indaffarati come in queste settimane a trasferire in Ticino zaini zeppi di biglietti fruscianti, regolarmente evasi dalle maglie di un fisco forte coi deboli e deboli con i forti...

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