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Economia

Inps e quattordicesime, ecco chi dovrà rimborsare i soldi e chi no

Una guida per capire chi riceverà una lettera dell'Inps e dovrà restituire gli assegni percepiti nel 2009, probabilmente in 24 rate

L'ingresso di una sede dell'Inps (Credits:Ansa)

Un prelievo in 24 rate “leggere”, anziché in 12, com'era previsto all'inizio. Sarà  probabilmente questa la concessione che l'Inps farà nel prossimo incontro con i sindacati, in agenda il  25 settembre, dove verrà affrontata la spinosa questione delle 14esime, cioè le mensilità aggiuntive di pensione erogate nel 2009 a chi aveva un reddito basso, al di sotto di circa 8.900 euro all'anno. Ben 200mila contribuenti non avevano diritto all'assegno, perché superavano i limiti di reddito e dovranno dunque restituire i soldi  all'Inps, che addebiterà le somme gradualmente, sulle pensioni liquidate nei prossimi mesi.

ECCO PERCHE' L'INPS RIVUOLE INDIETRO GLI ASSEGNI

Se la rateazione avverrà nell'arco di due anni, anziché in uno, i pensionati vedranno dunque il loro assegno Inps scendere di una cifra compresa tra 12 e 21 euro al mese, cioè la metà di quanto si temeva fino a ieri. “Chiederemo all'istituto della previdenza di allungare il più possibile i piani di rimborso” dice  Massimo Vivoli, presidente della Fipac-Confesercenti, organizzazione rappresentativa dei commercianti in pensione. L'associazione guidata da Vivoli è infatti particolarmente interessata alla questione delle 14esime, visto che gran parte degli ex-esercenti del commercio e dei lavoratori autonomi riceve pensioni molto basse (oltre il 50% incassa un assegno non superiore a 500-600 euro al mese).

OBBLIGO DI RIMBORSO.

Che siano 12 o 24 rate, però, la sostanza non cambia. I soldi andranno restituiti comunque, nonostante le proteste dei sindacati. A stabilirlo è una legge dello stato, che impone all'Inps di addebitare, seppur in maniera graduale, tutti gli importi di pensione ormai liquidati e non dovuti. Del resto, già in passato l'istituto della previdenza aveva richiesto indietro (del tutto o in parte) gli assegni della quattordicesima (anche se in pochi se ne sono accorti). Lo scorso anno, per esempio, i rimborsi avevano interessato circa 180mila persone, per gli assegni aggiuntivi da loro percepiti nel 2008. Nel 2012, verranno invece restituiti gli importi del 2009 e il copione si ripeterà probabilmente anche durante i prossimi anni. Per capire il perché di questo sistema un po' macchinoso di accrediti e addebiti, occorre conoscere le regole che consentono a parecchi italiani con redditi medio-bassi di percepire la quattordicesima di pensione, introdotta dal governo Prodi nel 2007.

A CHI SPETTA L'ASSEGNO.

Per ottenere l'assegno (il cui importo varia tra 336 e 504 euro a seconda dell'anzianità contributiva) , bisogna avere almeno 64 anni di età ed essere titolari di un reddito complessivo personale  non superiore a una volta e mezzo la pensione minima. Poiché l'importo della “minima” varia di anno in anno (nel 2012 è fissato a 480,53 euro al mese), anche i requisiti per avere la quattordicesima si modificano  nel tempo. Nel 2012, per esempio, la soglia di reddito da non superare è fissata a 9.370,34 euro all'anno  (calcolati moltiplicando la minima di 480,53 euro per 13 mensilità e per 1,5). Nel 2008, il tetto era fissato invece  a 8.640,84 euro all'anno e nel 2009 a 8.934 euro circa.

LA QUATTORDICESIMA RIDOTTA.

Per evitare disparità di trattamento, è prevista la liquidazione di un assegno ridotto anche per chi supera di poco i limiti di reddito annuali prestabiliti. Nel 2012,  per esempio, è stata erogata una mini-quattordicesima (di importo sempre inferiore a 500 euro)  anche a chi aveva  un reddito   sino a 9.874,44  euro annui (pari a qualche centinaio in più rispetto al tetto fissato dalla legge). Il meccanismo di funzionamento, dunque, non è semplicissimo da capire e, proprio per questa ragione (più che per la malafede dei contribuenti), è spesso fonte di errori e omissioni.

COME SI OTTIENE LA MENSILITA'.

Di regola, il pensionato che vuole ottenere la quattordicesima non deve presentare una domanda specifica: l'assegno viene infatti erogato non appena l'Inps accerta il possesso dei requisiti, tramite delle auto-dichiarazioni fiscali (Modelli Red) che i contribuenti sono tenuti a inviare ogni anno all'istituto della previdenza (quasi sempre tramite i patronati). Spesso, però, molti pensionati non inviano queste dichiarazioni o le presentano in ritardo oppure le compilano in maniera errata. Inoltre l'Agenzia delle Entrate , che controlla le dichiarazioni dei redditi Unico e 730,  non di rado accerta che molti contribuenti possiedono un reddito complessivo superiore a quello effettivamente dichiarato con il modello Red. L'amministrazione fiscale comunica poi i risultati degli accertamenti all'Inps, che è così tenuto a riprendersi i soldi della quattordicesima da chi non ne aveva diritto. Tutti questi controlli terminano sempre con 2 o 3 anni di ritardo rispetto al momento in cui le pensioni sono liquidate, riservando dunque molte amare sorprese agli italiani che hanno già  incassato l'assegno.

I REDDITI NON CUMULABILI.

C'è infine  una cosa importante da tenere bene a mente, quando si riceve la quattordicesima di pensione. Per capire se si ha diritto o meno all'assegno, bisogna calcolare attentamente il proprio reddito complessivo, tenendo conto di tutti i compensi percepiti nel corso dell'anno e non soltanto della pensione Inps. Nel calcolo, per esempio, vanno inclusi  i guadagni ottenuti dal pensionato  con qualche prestazione lavoro autonomo (anche occasionale), gli interessi bancari, postali, quelli incassati con i titoli di stato come i Bot o i Cct e i Btp e tutti gli altri proventi finanziari. Senza dimenticare, infine, gli eventuali assegni di mantenimento erogati da un coniuge separato, le rendite dei terreni  e dei fabbricati (esclusa la prima casa) e persino le vincite al lotto e alle lotterie. Se la somma di tutti questi compensi, aggiunti alla pensione, fa superare la soglia di reddito prevista dalla legge, si deve dire addio alla quattordicesima, restituendola all'Inps.

LE PENSIONI DEGLI ITALIANI SECONDO L'ULTIMO RAPPORTO DELL'INPS

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