Economia

Precari a rischio: cosa deve fare chi ha il contratto in scadenza

Centinaia di migliaia di assunzioni flessibili rischiano di saltare con la riforma Fornero. Ecco come difendere il proprio posto di lavoro, sempre che sia possibile

Una manifestazione di disoccupati e precari (Ciro Fusco/Ansa)

Centinaia di migliaia di precari rischiano seriamente di perdere il posto, entro la fine dell'anno o nei primi mesi del 2013 . E' l'allarme lanciato dal Nidil, il sindacato dei lavoratori atipici della Cgil, che sta raccogliendo una montagna di segnalazioni in tutta Italia, attraverso le proprie sedi territoriali. A dire il vero, la situazione denunciata dal Nidil non rappresenta una grande novità ma è già stata messa in evidenza più volte nei mesi scorsi, da parecchi osservatori di diverso orientamento (compresi gli esponenti del sindacato).

TUTTO SULLA RIFORMA DEL LAVORO

L'ondata di licenziamenti dei precari è infatti la diretta conseguenza dell'ultima riforma del lavoro voluta dal ministro del welfare, Elsa Fornero , che ha introdotto dei vincoli abbastanza rigidi su alcuni contratti flessibili, come le collaborazioni a progetto (co.pro.). L'obiettivo era quello di incentivare il lavoro stabile a tempo indeterminato e penalizzare gli inquadramenti precari. L'effetto delle nuove norme, però, è stato di segno completamente opposto. Invece di assumere stabilmente i dipendenti precari, adesso molte aziende (e anche la pubblica amministrazione) preferiscono piuttosto lasciarli a casa o modificare i loro contratti, trasformandoli in inquadramenti ancor più flessibili.

LA LEGGE FORNERO E LA DISOCCUPAZIONE

I più colpiti, secondo quanto dichiara a Panorama.it Filomena Trizio, segretaria generale del Nidil, sono proprio i titolari di un rapporto di collaborazione a progetto, che rischiano di rimanere disoccupati o si vedono proporre altre forme di assunzione, ancor meno tutelate, come le collaborazioni autonome con la partita iva o quelle occasionali con i voucher (i buoni-lavoro). Secondo le stime del Nidil, tra i 700mila contratti a progetto o flessibili attivi in Italia, ben il 60-70% rischia di non essere rinnovato nel 2013, danneggiando oltre 400mila persone. Il che, rappresenta un vero e proprio disastro, in un mercato del lavoro come quello italiano, dove il tasso di disoccupazione è già all'11%, il livello massimo mai registrato dal 2004 in poi.

LA LEGGE FORNERO E LE PARTITE IVA

Per alcuni osservatori, i sindacati dovrebbero probabilmente farsi un esame di coscienza. Sono stati proprio loro, infatti, a chiedere uno stretto giro di vite sul lavoro flessibile, contenuto nella legge Fornero. Per questo, secondo il deputato del Pdl (di area montiana) Giuliano Cazzola, oggi è accaduto l'inevitabile: le aziende stanno cercando di aggirare le norme troppo rigide della legge sul lavoro. L'analisi di Trizio, invece, è di segno opposto: l'ultima riforma del welfare, a detta del segretario del Nidil, ha fatto troppo poco per combattere la precarietà: ha imposto dei vincoli giusti su alcuni contratti flessibili come le co.pro. ma ha  introdotto delle regole assai blande su altre forme di precariato, come appunto le collaborazioni con partita iva (che continuano a dar vita a degli abusi e nascondono spesso delle forme di lavoro subordinato).

COSA FARE PER DIFENDERSI.

Chiunque abbia ragione, poco importa. Ora, per i lavoratori che rischiano di perdere il posto, è giunto il momento di correre ai ripari e di pensare a difendersi. Il consiglio della Trizio è quello rivolgersi a una delle sedi del Nidil sparse sul territorio nazionale, per ricevere chiarimenti e assistenza sulla propria situazione. In altre parole, è bene che i precari verifichino se il passaggio da un contratto flessibile a un altro (o l'eventuale interruzione del rapporto) sono da considerarsi legittimi o meno. In caso contrario, il lavoratore (assistito dal sindacato) può aprire una vertenza con l'azienda per regolarizzare la propria situazione. “Il nostro auspicio”, dice Trizio, “è che si riesca a risolvere i problemi in fase negoziale, anche se non è escluso che si possa arrivare a dei contenziosi in sede giudiziaria, nei casi più gravi”. Le situazioni che si stanno verificando in tutto il paese, infatti, sono molto diverse tra loro e meritano una valutazione specifica.

In linea generale, va comunque ricordato che le norme attuali sul lavoro prevedono l'esistenza di certe forme di inquadramento flessibile soltanto in alcune fattispecie ben determinate. L'utilizzo dei voucher, per esempio, è consentito soltanto se esiste un rapporto di lavoro occasionale. Le collaborazioni con partita iva, invece, sono assimilate per legge al lavoro dipendente (con tutti i diritti  e doveri annessi e connessi), se ricorrono alcune condizioni particolari: il collaboratore ricava almeno l'80% del proprio reddito da una sola azienda nell'arco di 2 anni consecutivi, ha una postazione stabile presso la sede dell'impresa e guadagna meno di 18mila euro lordi all'anno. In queste circostanze, la partita iva viene considerata un falso lavoratore autonomo e, se decide di fare causa all'azienda e vince il contenzioso, può anche essere assunto in maniera stabile o, comunque, può ottenere un risarcimento in denaro, dopo essere stato licenziato ingiustamente.

LA RIFORMA DEL LAVORO E I CALL CENTER

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