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Economia

Pensioni, in Europa è insuccesso assicurato

Nel 2010 ogni pensionato europeo poteva contare sui contributi di  quattro lavoratori. Nel 2050, saranno due soltanto

In questa foto d’archivio, pensionati giocano a bocce in Corso Matteotti a Torino, nel 1953 (Credits: Silvio Durante / LAPRESSE)

Secondo una recente analisi di The New York Times , le pensioni sono il vero nodo della crisi del debito. E la questione non è se, ma quando questo nodo verrà al pettine. La maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea, fa sapere il Wall Street Journal , ha con pensionati e lavoratori (quindi, futuri pensionati) un debito pari al doppio del proprio Pil. Come se non bastasse, l’invecchiamento della popolazione mette un’ulteriore ipoteca su una situazione già difficile. Nel 2010, ogni pensionato europeo poteva contare sui contributi di quattro lavoratori. Nel 2050, ogni pensionato sarà sostenuto da due lavoratori soltanto.

E non finisce qui, perchè secondo JLT Pension Capital Strategies , l’età pensionistica media di 61 anni è ben lontana dai 75 anni necessari a rendere sostenibile il sistema. L’80% dei membri dell’Organizzazione Economica per la Cooperazione e lo Sviluppo , dunque, ha aumentato l’età pensionistica o prevede di farlo . L’Europa fatica a trovare una strategia comune, visto che più di un Governo ha pagato alle urne l’aver toccato le pensioni.

In Italia la riforma è stato il primo passo del Governo di Mario Monti appena insediato.

Il Governo di Mariano Rajoy ha scelto di escludere le pensioni dalle misure draconiane imposte al Paese. Il nuovo budget, addirittura, prevede l’aumento dell’1% dei trattamenti pensionistici a partire dal prossimo anno, una scelta che potrebbe impattare per circa tre miliardi di euro all’anno sul bilancio. A dispetto del fatto che le pensioni rappresentano già il 40% della spesa pubblica e il 9% del Pil in un Paese caratterizzato dal rapido invecchiamento della popolazione: il 30% degli spagnoli, infatti, avrà più di 65 anni nel 2050.

Il Portogallo, toccato da nuove manifestazioni, potrebbe ammorbidire un piano che chiedeva ai lavoratori di aumentare il proprio contributo, mentre in Gran Bretagna, David Cameron continua a resistere a qualsiasi cambiamento sulle pensioni che potrebbe alienargli le simpatie degli elettori conservatori.

In Francia, dove la spesa per le pensioni è pari al 15% del Pil (in Italia è il 13%), il nuovo presidente François Hollande ha abbassato l’età pensionistica da 62 a 60 anni per alcune categorie di lavoratori, al costo di almeno 1,1 miliardi di euro l’anno. Al momento, solo la Grecia, le cui finanze sono arrivate al limite di un punto di non ritorno, ha previsto i tagli più severi alle pensioni pubbliche mai applicati da un Paese industrializzato.

Complessivamente, però, la spesa per le pensioni non farà altro che crescere. Anche il tentativo di spostare l’onere di accantonare la pensione sulle spalle di lavoratori e imprese rischia di arenarsi a fronte della ridotta capacità di risparmiare dovuta alla crisi. Secondo Eurostat , infatti, il tasso di risparmio delle famiglie è passato dal 13,4% del 2009 all’11,4% attuale.

Ma se le pensioni ipotecano l’uscita dalla crisi, è proprio la crisi a complicare ulteriormente il nodo delle pensioni. In Spagna, con la disoccupazione oltre il 25% e tassi ancora più alti per i giovani, le pensioni sono diventate il cardine dell’esistenza. Molti cittadini spagnoli, infatti, contano sulle pensioni dei genitori e dei nonni per tirare avanti. Gli economisti stimano che su 16 milioni di abitazioni, in 1,7 milioni di queste nessuno porti a casa uno stipendio. E anche in Grecia, dove l’età pensionistica passerà da 65 a 67 anni nel 2013 e le riduzioni a pensione e salari faranno il grosso degli 11,5 miliardi di euro di tagli che i creditori chiedono al Primo Ministro Antonis Samaras, la riduzione della spesa pubblica si tradurrà in una contrazione del Pil del 25% nei prossimi cinque anni.

Paradossalmente, anche la Germania che gode di una forma economica invidiabile rispetto agli altri Paesi europei, corre dei rischi quando si tratta di pensioni. Perchè tassi di interessi vicini allo zero si traducono in minor rendimento dei fondi pensionistici agganciati ai bond e quindi in pensioni più magre. Comunque la si prenda, sarà un insuccesso.

Per saperne di più, leggi: “Greek-Spanish pension split illustrates Europe’s Dilemma”

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