Economia

Economia, i Paesi che cresceranno di più nel 2013

Al primo posto c'è Macao, poi la Mongolia e la Libia. Solo settima la Cina. Male l'Europa, ma peggio dell'Italia farà l'Olanda

Il verdetto, se ancora ce ne fosse bisogno, è chiaro: l'Europa continuerà a soffrire anche nel 2013. Ma la vera sorpresa è che a crescere maggiormente nel 2013 sarà un Paese "insospettabile": Macao. Alle sue spalle la Mongolia e la Libia. Per trovare la Cina occorre scendere al 7° posto nella classifica dei growers stilata dall'Economist Intelligence Unit (EIU), ovvero la società indipendente del gruppo editoriale Economist. Secondo il grafico messo a punto, infatti, meglio di Pechino faranno anche il Gambia, l'Angola e Bhutan, realtà pressocchè sconosciute nel Vecchio Continente, se si escludono pochi addetti ai lavori.

Secondo le stime dell'EIU, infatti, una piccola realtà come Macao quest'anno è destinata ad avere una crescita vertiginosa, con un aumento del proprio Prodotto interno lordo di oltre il 14%. Proprio qui, infatti, nel piccolo territorio costiero che si affaccia sul Mar cinese meridionale, sorgerà un nuovo casinò, che richiamerà moltissimi visitatori soprattutto cinesi, sempre più affascinati dal gioco d'azzardo. Di fatto Macao rappresenta infatti un'appendice della Cina, dal momento che dal 1999 è una regione amministrativa speciale della Repubblica Popolare Cinese (prima invece sotto sovranità portoghese).

Di poco inferiori a quelli di Macao sono poi i dati relativi alla Mongolia, trainata dai propri giacimenti di minerali, su cui giova la domanda da parte di Pechino. Gli investimenti cinesi nel Paese asiatico permetteranno di guidare la crescita nel Paese nel quale si trova Oyu Tolgoi, una delle più grandi miniere al mondo di rame e oro.

A stupire è anche il balzo in avanti previsto per la Libia, reduce dal un cambio di governo tutt'altro che indolore, così come per Gambia e Angola, il cui Pil dovrebbe crescere al ritmo del 9%. Solo (si fa per dire) al 7° posto, invece, la Cina, con una crescita stimata nell'8% (come nel regno del Bhutan, piccolo stato montuoso dell'Asia, sulla catene himalayana). Un dato che però potrebbe ulteriormente aumentare, a seconda di come andrà anche il resto dell'economia mondiale.

Diverso il discorso per l'Europa, che continuerà a "soffrire". Citando una dichiarazione della Cancelliera tedesca, Angela Merkel, l'Economist Intelligence Unit ricorda come la fine della crisi nell'area euro sia "ancora lontana dalla fine".

L'EIU ha stilato una speciale classifica proprio per l'Europa, indicando i cosiddetti shrinkers, ovvero i Paesi destinati a subire le maggiori contrazioni di mercato. Il più colpito resta la Grecia, con una riduzione di circa 5 punti percentuali. Male anche il Portogallo e la Spagna. A stupire sono poi i dati relativi all'Olanda, che sembra che nel 2013 andrà peggio dell'Italia, che si trova al 7° posto tra i Paesi che registreranno le maggiori "riduzioni" di crescita al mondo.

Gli Stati Uniti non figurano nè nella classifica dei maggiori growers nè degli shrinkers. Il fatto di aver evitato il temuto "fiscal cliff" ha certo influito nella possibilità di finire nella lista nera di chi crescerà meno, guidata invece da Paesi alle prese con severissime misure di contenimento della spesa pubblica e di tagli. Ma se in Europa piccole realtà come la Croazia (il cui ingresso nell'Unione è previsto proprio a luglio di quest'anno) e Cipro sembrano soffrire meno, due Paesi mediorientali come Iran e Siria sembrano invece destinati a vedere diminuire il proprio "stato di salute" economica.

Molto meglio, invece andrà l'Iraq, a ormai diversi anni dalla fine del conflitto che ha segnato la caduta di Saddam Hussein. Che anche Siria e Iran possano sperare in un futuro migliore, senza le rispettive guide attuali?

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