Vittorio Grilli è il nuovo ministro dell'Economia. Finalmente una buona notizia
Economia

Vittorio Grilli è il nuovo ministro dell'Economia. Finalmente una buona notizia

Mario Monti lascia l'interim. E dà un segnale chiaro: l'emergenza è finita. E l'Italia non è la Grecia

Vittorio Grilli è il nuovo ministro dell’Economia. Buona notizia. È il segnale che l’emergenza è finita. Anzi, meglio: il segnale che Monti vuole dare lasciando l’interim del ministero di Viale XX Settembre, è che l’emergenza è finita. Che sia finita veramente è tutto da vedere. Ma ciò che il Professore della Bocconi vuole che “passi” come messaggio subliminale è che il rischio-crack è archiviato.

La luce rossa è stata spenta. Non lo può dire apertamente, anche per non rischiare di essere smentito il giorno dopo dai mercati, ma il passaggio di consegne vuole significare proprio questo: non c’è più bisogno di me.
Un segnale di distensione, quindi, rivolto soprattutto all’esterno, ai partner europei ai quali si manda a dire che il cordone sanitario attorno all’euro e all’Italia è stato steso; che i meccanismi per farlo funzionare sono stati fissati; che le regole sono state sottoscritte (o quasi), quindi adesso c’è bisogno di qualcuno che quel cordone sanitario lo sappia far funzionare.

Ci vuole un “tecnico” ancora più “tecnico” di Monti, cioè ci vuole Grilli. Ci vuole un “normale” ministro dell’Economia e non più un presidente del Consiglio con la delega ad interim.

Al prossimo vertice dei ministri economici, Wolfgang Schauble, il responsabile delle Finanze tedesco, non vedrà più il “negoziatore” Monti, ma un suo omologo. E i mercati non percepiranno più l’Italia come un Paese dove l’emergenza è tale che occorre unificare nelle stesse mani il potere politico di un presidente del Consiglio e quello tecnico di un ministero dell’Economia.

Possono cominciare a pensare, o, almeno, questo è quello che si spera, che siamo un Paese normale. Per dire: nemmeno in Grecia, il presidente del Consiglio è anche ministro dell’Economia. E, come ha più volte detto Monti, l’Italia non è la Grecia.

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Marco Cobianchi

Sono nato, del tutto casualmente, a Milano, ma a 3 anni sono tornato a casa, tra Rimini e Forlì e a 6 avevo già deciso che avrei fatto il giornalista. Ho scritto un po' di libri di economia tra i quali Bluff (Orme, 2009),  Mani Bucate (Chiarelettere 2011), Nati corrotti (Chiarelettere, 2012) e, l'ultimo, American Dream-Così Marchionne ha salvato la Chrysler e ucciso la Fiat (Chiarelettere, 2014), un'inchiesta sugli ultimi 10 anni della casa torinese. Nel 2012 ho ideato e condotto su Rai2 Num3r1, la prima trasmissione tv basata sul data journalism applicato ai temi di economia. Penso che nei testi dei Nomadi, di Guccini e di Bennato ci sia la summa filosofico-esistenziale dell'homo erectus. Leggo solo saggi perché i romanzi sono frutto della fantasia e la poesia, tranne quella immortale di Leopardi, mi annoia da morire. Sono sposato e, grazie alla fattiva collaborazione di mia moglie, sono papà di Valeria e Nicolò secondo i quali, a 47 anni, uno è già old economy.

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