Economia

Vertice Monti-Merkel-Hollande-Rajoy:130 miliardi per la crescita

I 4 leader a Roma annunciano un piano per far ripartire l'economia. Gustavo Piga (Università Tor Vergata): "puntiamo sugli investimenti pubblici, ma senza opere faraoniche"

i 4 leader all'incontro di oggi (Credits:LaPresse)

Una piattaforma comune per far ripartire la crescita economica, che verrà presentata il 28 e 29 giugno a Bruxelles, nel corso del prossimo summit europeo. E' il principale risultato raggiunto oggi a Roma nel vertice a 4 tra il premier Mario Monti, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il neo-presidente francese Francois Hollande e il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy.

I leader dei 4 maggiori paesi del Vecchio Continente sembrano aver raggiunto un'intesa anche su altri punti importanti (e già largamente discussi in passato), come l'introduzione della Tobin tax (cioè la tassa sulle transazioni finanziarie) e i processi di unificazione politica e bancaria all'interno di Eurolandia, che dovrebbero subire un'accelerata nel corso dei prossimi mesi. Rimane invece irrisolto il nodo degli eurobond , i titoli del debito pubblico europei che incontrano ancora molte difficoltà sulla propria strada.  

Tra tutti i temi messi in agenda, invece, il dato più concreto che emerge è proprio quello che riguarda i programmi per la crescita che, secondo i 4 leader riunitisi a Roma, dovrebbero basarsi su un piano di investimenti da 130 miliardi di euro, pari a circa l'1% del pil continentale. “In valore assoluto non si tratta di una cifra  molto elevata”, dice Gustavo Piga , professore di economia politica dell’università di Roma Tor Vergata, “ tutto dipenderà  però da come le risorse disponibili verranno utilizzate”.

Cosa dovrebbero fare, secondo lei, i leader europei?

In primo luogo, preferire le politiche di intervento pubblico nell'economia che, in questo momento, sarebbero più efficaci rispetto a una riduzione delle tasse.

Perché?

In una fase di incertezza e paura sul futuro, come quella attuale, una diminuzione delle imposte genererebbe soprattutto un aumento del tasso di risparmio, più che una crescita dei consumi e degli investimenti.

Quindi è meglio che siano gli stati a spendere i soldi?

Sì, ma non credo che le autorità europee non dovrebbero impegnarsi in piani di opere pubbliche faraoniche, che richiedono anni per essere messe in cantiere e per essere  completate. Certo, anche le grandi infrastrutture sono importanti, ma non per far ripartire l'economia nel breve termine.

Cosa si dovrebbe fare, allora?

Stimolare soprattutto gli  acquisti di beni intermedi e le opere di manutenzione: per esempio i progetti per la messa in sicurezza del territorio, la ristrutturazione degli ospedali o degli altri edifici pubblici.

Non sono misure di basso profilo?

Assolutamente no. Si tratta invece di lavori appaltabili velocemente che  possono davvero avere effetti positivi sull'economia in tempi brevissimi, sia in Italia che in Europa. Forse una parte della spesa darà origine a sprechi ma, alla fine, i benefici sarebbero ben maggiori dei costi.

Il progetto degli eurobond resta per adesso un miraggio. Non è un male?

Meglio così. Per motivi di opportunità politica, credo che siabene lasciare da parte la questione degli eurobond. Se c'è una cosa che potrebbe far arrabbiare molto i tedeschi, in questo momento, è proprio il rischio che gli interessi dei loro titoli di stato schizzino verso l'alto, dopo la creazione di un debito pubblico europeo. La contromisura più efficace per stabilizzare i mercati è invece un'altra.

Quale?  

Rivedere lo statuto della Banca Centrale Europea, per consentirle di sostenere illimitatamente i debiti dei paesi  in difficoltà o, almeno, per  contenere gli spread con i titoli tedeschi sotto un certo livello.

Anche su questo punto, però, la Germania fa resistenza...

E' vero, ma credo che questa soluzione sia più facilmente digeribile per i tedeschi che non quella degli eurobond. C'è però una cosa che mi preme di sottolineare, in vista del prossimo vertice di Bruxelles.

Che cosa?

I leader di tutto il continente i dovrebbero presentarsi al summit con una grande apertura di credito verso il popolo greco che domenica scorsa, con il risultato delle elezioni politiche, ha dato un segnale di speranza nell'euro e di fiducia nel futuro dell'Unione Monetaria, nonostante i sacrifici impostigli nell'ultimo anno e mezzo.

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