Economia

Cgil, i veri motivi dello scontro Landini-Camusso

Il segretario ha imposto una soglia di sbarramento del 3% alle liste di minoranza: chi non la supera resta fuori. Nella storia della Cgil non era mai successo

Susanna Camusso, leader della Cgil (credit: Filippo Monteforte-Afp)

Ci sono differenze di sensibilità politica, di visione del futuro e di gestione del presente. C’è tutto questo, ma nello scontro che si sta consumando al congresso della Cgil di Rimini tra la segretaria Susanna Camusso e il leader della Fiom Maurizio Landini c'è anche molto di più. I motivi sono legati a dinamiche interne al sindacato, poco conosciute all'esterno della ristretta cerchia degli appassionati, ma hanno una grande importanza per il Paese, visto che una Cgil divisa non si era mai vista.

La Camusso ha stabilito di applicare uno sbarramento all’ingresso dei rappresentanti delle liste minoritarie nel direttivo nazionale. La lista che, al momento del voto, non supera il 3% dei consensi, non entra. Questo sbarramento è sempre esistito, ma è stato applicato nel passato solo per le nuove componenti minoritarie e serviva per “testare” la loro rappresentatività tra i delegati. Non è mai stato usato per bloccare l’ingresso nel direttivo nazionale (composto da circa 170 persone) di componenti già esistenti la cui rappresentanza era calcolata su base proporzionale. L’effetto pratico della introduzione della soglia di sbarramento è che delle tre liste presenti una potrebbe non avere i numeri per passare. Le tre liste sono quella della maggioranza, legata alla Camusso, quella della minoranza legata a Landini, che non dovrebbe avere problemi a superare il 3%, e, infine, la lista che fa capo a Giorgio Cremaschi. E' questa la lista che potrebbe avere problemi a superare il 3% e se ci riuscirà sarà soltanto grazie ad alcuni componenti del direttivo che concederanno la loro firma alla componente-Cremaschi (pur non facendone parte) per permettergli di entrare. E' per questo meccanismo che Landini parla di "democrazia a rischio nella Cgil", perchè una componente non viene valutata con il metodo proporzionale in base ai voti che riceve, ma le viene concesso di entrare nel direttivo perchè la maggioranza glielo permette.

Il secondo motivo di scontro riguarda un aspetto legato alla tempistica che potrebbe sembrare secondario e invece è essenziale. Al termine della lettura della sua relazione la Camusso ha detto che le liste che si presentavano al voto dovevano essere presentate prima della discussione. Nella Cgil è sempre successo che, invece, le liste venissero presentate dopo la discussione generale. Imporre la presentazione prima significa rendere inutile il dibattito e, soprattutto, spaccare i delegati tra quelli che stanno con lei e quelli che le sono contrari. Con le liste presentate prima, in pratica, il dibattito tra i delegati si trasforma in uno scontro tra schieramenti opposti che si sono già costituiti.

Questi sono i due motivi per i quali Landini e Cremaschi sostengono che sia la Camusso, e non loro, a spaccare il sindacato soprattutto considerando che nella storia della Cgil in nessuna votazione è mai stato applicato lo sbarramento del 3% per le vecchie componenti e mai le liste erano state presentate prima del dibattito. Tutto questo fa supporre che la leadership della Camusso, che ha circa l’85% dei consensi, sia, in realtà, molto più fragile di quello che appare all'esterno.

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