Economia

Unione bancaria: ecco il piano di Van Rompuy

Una sola authority di vigilanza, garanzie comuni per i depositanti e contro i fallimenti degli istituti. Così il presidente del consiglio europeo, con la regia di Mario Draghi, vuole armonizzare il sistema creditizio continentale.

Il presidente del consiglio europeo, Herman Van Rompuy (Credits:laPresse)

Herman Van Rompuy sta per scoprire le carte. Domani, il presidente del consiglio europeo presenterà infatti, per la prima volta, il suo piano per la creazione di un unico sistema bancario , solido e integrato, in tutto il Vecchio Continente. Si tratta di un programma molto articolato, che è diviso sostanzialmente in 4 punti e che è già atteso a un banco di prova importantissimo: l'esame da parte dei capi di stato e di governo dell'Unione Europea, in programma per giovedì e venerdì prossimi.

Ecco, in sintesi cosa prevede il piano di  Van Rompuy per l'unione bancaria, che è stato realizzato in collaborazione con il presidente della Bce, Mario Draghi, con quello dell'Eurogrupo, Jean-Claude Juncker e con il numero uno della Commissione Europea, José Manuel Barroso.

UN FONDO SALVA-BANCHE.

Uno dei punti più importanti (e probabilmente più controversi) del progetto di unificazione bancaria  riguarda le procedure di salvataggio degli istituti di credito in difficoltà. Secondo i piani di Van  Rompuy, le risorse per questo tipo di operazioni dovrebbero essere attinte dai fondi Salva-Stati , cioè dall'Efsf (European Financial Stability Facility), che da luglio cambierà struttura e si chiamerà Esm (European Stability Mechanism).

L'utilizzo di questi fondi (come nel caso del prossimo salvataggio delle banche spagnole) impedirebbe alla crisi del sistema creditizio di avere conseguenze disastrose sul bilancio degli stati. Negli anni scorsi, infatti, il sostegno alle  banche nazionali ha messo in grande difficoltà i conti pubblici di non pochi membri di Eurolandia, dall'Irlanda alla Spagna , che ora non possono più reggere l'onda d'urto di altre operazioni di salvataggio. Per questo, c'è bisogno di un salvagente europeo che incontra però non poche opposizioni: alcuni paesi, come la Germania, non sembrano infatti disponibili a impegnarsi più di tanto, e in maniera strutturale, nell'aiutare la banche straniere in crisi.

UN'AUTHORITY EUROPEA.

Il governo tedesco sembra invece molto disponibile ad accogliere un'altra delle proposte contenute nel progetto di Van Rompuy. Si tratta dell'unificazione delle attività di vigilanza sugli istituti di credito che oggi spettano alle singole authority nazionali e che dovrebbero invece passare alla Banca Centrale Europea. Gli organismi di controllo di ogni stato (come la Banca d'Italia) manterrebbero soltanto la vigilanza sugli istituti di credito di piccole e medie dimensioni mentre a Francoforte verrebbe trasferita quella sulle grandi banche di importanza sistemica (come il gruppo Unicredit o IntesaSanpaolo, nel caso dell'Italia).

GARANZIE DEI DEPOSITI.

Il progetto di unificazione bancaria prevede anche la creazione di un sistema comune per la garanzia dei depositi. Già oggi, in caso di fallimento di una banca, in Europa i soldi depositati dai correntisti sul proprio conto sono sempre tutelati fino a un massimo di 100mila euro. Le regole sono più o meno uguali in tutto il Vecchio Continente anche se, materialmente, la prestazione della garanzia spetta a  fondi diversi, creati in ogni singolo paese. In Italia, per esempio, opera l'Fitd (fondo interbancario di tutela dei depositanti, a cui aderisce gran parte degli istituti di credito della penisola). Il piano di armonizzazione bancaria prevede la creazione di un organismo unico e accentrato per tutta l'Europa, in sostituzione di quelli nazionali. Anche su questo punto, però, ci sono alcune perplessità da parte della Germania.

LE REGOLE SUI FALLIMENTI.

L'ultimo passaggio importante del programma di Van Rompuy e Draghi consiste nell'armonizzazione delle procedure fallimentari, che scattano ogni qual volta una banca finisce in dissesto (in Italia, per esempio, esiste la liquidazione coatta amministrativa). A ben guardare, l'armonizzazione delle procedure di fallimento degli istituti di credito è già stato messo da tempo in agenda nell'Unione Europea, anche se si tratta di un processo lungo, da completare entro i prossimi 6 anni. Non è escluso, però, che la tabella di marcia decisa a Bruxelles sia in futuro più spedita, se il programma di unificazione bancaria andrà in porto senza intoppi.

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