Economia

L'UE archivia la procedura di infrazione sull'Italia

I fondi per lo sviluppo saranno disponibili a inizio 2014, ma il governo deve continuare a lavorare sulle riforme

Il Primo Ministro Enrico Letta (Credits: Sean Gallup/Getty Images)

L'Italia ce l'ha fatta. La Commissione europea ha finalmente dato il via libera alla chiusura della procedura di infrazione nei confronti dell'Italia per deficit eccessivo, comminata da Bruxelles ben quattro anni fa. In realtà è dall'inizio della settimana che dall'esecutivo comunitario arrivavano segnali positivi relativamente al futuro di Roma, e l'ottimismo delle ultime ore è stato confermato dalle "Raccomandazioni" fatte circolare oggi, che ufficializzano l'archiviazione ma invitano il nostro paese a continuare a "insistere sulla strada del risanamento e del rispetto degli equilibri di bilancio".

In che cosa consiste la procedura di infrazione? Perché ne siamo stati colpiti e, soprattutto, quali potranno essere le implicazioni economiche dell'archiviazione di oggi?

Partiamo dalla terza risposta, perché è senza dubbio gratificante, soprattutto in tempi di crisi, sapere che l'Italia non sarà più soggetta a limiti che bloccano investimenti e iniziative di spesa per lo sviluppo. Per parlare di numeri, già all'inizio del 2014 sarà possibile liberare fondi le cui stime oscillano tra gli 8 e i 12 miliardi. In cambio l'UE chiede "solo" di continuare a porsi, come obiettivo di medio periodo, quello del consolidamento dei conti pubblici, riportando al più presto il debito, oggi al 132, al 60% del Pil.

Oltre che per iniziative legate allo sviluppo, una parte dei nuovi fondi dovrà essere spesa anche per migliorare il sistema bancario e rilanciare le produttività del lavoro. Come se non bastasse, l'Europa ha "suggerito" all'Italia di liberalizzare tre mercati importantissimi: quello delle telecomunicazioni, quello ferroviario e quello postale. Inviti che, quando verranno accolti, creeranno non pochi vantaggi per i consumatori locali. Infine, Bruxelles non dimentica di sottolineare la necessità di alleggerire la pressione fiscale per rilanciare la crescita, e di puntare su contratti a termine per ottenere qualche risultato concreto anche dal punto di vista della disoccupazione giovanile.

Quindi insomma, l'archiviazione della procedura è senza dubbio un risultato positivo perché ci libera da una serie di vincoli, ma le condizioni poste dall'UE per evitare che l'Italia torni a far parte dei "cattivi" sono parecchio impegnative, e richiedono l'intervento di un governo in grado di agire, contemporaneamente e in tempi rapidi, su più piani: disoccupazione, crescita, imposte, conti pubblici, banche e liberalizzazioni. Cosa non facile, anche se necessaria.

Per capire per quale motivo Bruxelles ha deciso di controllare l'Italia così da vicino basta ricordare prima cosa è successo nel 2009, quando lo scoppio della recessione globale ha fatto salire il deficit del Bel Paese ben oltre il tetto del 3% tanto caro all'UE, poi a quello che è successo in Grecia e al terrore che l'effetto domino trascinasse alla bancarotta tutta l'Europa del Sud. Dopo 24 mesi di parametri non rispettati, l'Italia era riuscita a chiudere il 2012 con un disavanzo di bilancio equivalente alla soglia massima consentita. Un successo che ci ha permesso di arrivare oggi al 2,9% e, di conseguenza, di rientrare tra gli europei "virtuosi". La procedura di infrazione è infatti un procedimento giurisdizionale con cui Bruxelles può sanzionare gli Stati membri che violano un qualsiasi obbligo comunitario, e in quanto tale può essere archiviato non appena lo stato inadempiente smette di esserlo.

 
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