Euro

Tutte le tappe dell'Eurocrisi. Cronologia di 5 anni di passione.

Il lungo travaglio dell'Unione Monetaria ha origini lontane, che risalgono al 2007, quando i mercati finanziari iniziano a crollare. Poi, gli errori delle autorità di Bruxelles fanno il resto

(Credits:Imagoeconomica)

Quasi 5 anni di passione, con la speranza di un lieto fine. Si può riassumere così la lunga crisi di Eurolandia che ha origini molto lontane nel tempo. Per capire la situazione in cui versa oggi l'Unione Monetaria, bisogna infatti risalire addirittura al 2007, quando nel  sistema finanziario internazionale cominciano i primi scricchiolii, che trascinano poi l'intera economia del pianeta in una profonda recessione. Ecco, di seguito, tutte le tappe che hanno segnato il travaglio dell'Eurozona.

AGOSTO 2007: LA CRISI DEI SUBPRIME.

Le borse internazionali, in particolare quella americana di Wall Street, subiscono un pesante tonfo  in seguito alla crisi dei mutui subprime . Si tratta di finanziamenti immobiliari concessi negli Stati Uniti alle famiglie con un basso merito di credito, che iniziano a registrare alti tassi di insolvenza. I mercati finanziari vanno nel panico poiché attorno ai subprime le grandi banche internazionali hanno costruito una montagna di titoli tossici e di prodotti derivati, che si trasformano in carta straccia.

15 SETTEMBRE 2008: IL CRACK DI LEHMAN BROTHERS.

Dopo aver navigato tra alti e bassi per oltre un anno, sostenute dalle  iniezioni di liquidità delle banche centrali, le borse subiscono un nuovo crollo. Colpa del fallimento della banca d'affari Lehman Brothers che ha nel portafoglio una montagna di titoli tossici. E' un crack di oltre 600 miliardi di dollari, che contagia le altre istituzioni finanziarie d'Oltreoceano.

MARZO 2009: LE BORSE IN PICCHIATA.

Tutte le banche internazionali, come Lehman Brothers, hanno i bilanci contaminati dai titoli tossici che provocano delle voragini nei lori bilanci. La crisi si sposta in Europa e sui mercati si registra  una improvvisa contrazione del credito, mentre l'economia dei paesi industrializzati finisce in una brusca recessione . In soli 6 mesi, tra ottobre del 2008 e marzo del 2009, le borse perdono oltre la metà del proprio valore.

OTTOBRE-DICEMBRE 2009: INZIZIA LA CRISI GRECA.

Nell'autunno del 2009 sale al potere ad Atene il socialista George Papandreou , che eredita un paese pesantemente provato dalla crisi economica internazionale. Tuttavia, si scopre pure che il precedente esecutivo greco aveva truccato i conti: il deficit reale della Repubblica Ellenica è di oltre il 12% del pil, anziché il 6% dichiarato.

APRILE-MAGGIO 2010: I PRIMI AIUTI AD ATENE.

Per  mesi, le autorità politiche di Eurolandia temporeggiano e non si decidono ad aiutare la Grecia. Intanto, le agenzie di rating tagliano il giudizio sui titoli di stato ellenici, degradandoli ormai al rango bond-spazzatura. Soltanto nel maggio del 2010 viene deciso un primo piano di sostegni alla Grecia da 110 miliardi, erogati dall'Unione Europea (Ue) e dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi), in cambio di un piano di austerity basato su pesanti tagli alla spesa. Viene decisa anche la creazione di un fondo europeo Salva-Stati, con una dotazione di quasi 450 miliardi di euro.

NOVEMBRE 2010-MAGGIO 2011: IRLANDA E PORTOGALLO NEL MIRINO.

La crisi della Grecia comincia a contagiare l'Europa e i prezzi dei titoli di stato di molti paesi del Vecchio Continente colano a picco, correndo il rischio di non riuscire più a esser collocati sul mercato. Nell'autunno del 2010 entra in crisi l'Irlanda , che ha i conti pubblici dissestati dai salvataggi delle banche, mentre nella primavera del 2011 è la volta del Portogallo. Le autorità di Bruxelles mettono in cantiere due distinti piani di aiuti da 85 e 78 miliardi.

ESTATE-AUTUNNO 2011. IL CONTAGIO DI EUROLANDIA.

Ormai la stabilità di tutta l'area-euro è a rischio. Le borse subiscono ripetuti capitomboli e la speculazione comincia a colpire grandi paesi come Italia e Spagna. I prezzi dei bond governativi di Roma e Madrid colano e picco e lo spread (cioè il differenziale tra i loro rendimenti e quelli dei titoli di stato tedeschi) si impenna, fino ad arrivare attorno alla soglia dei 500 punti base (il 5%).

OTTOBRE 2011: ATENE TAGLIA IL DEBITO.

In Grecia la situazione non migliora. Il paese sprofonda nella crisi economica e ha bisogno di un altro piano di aiuti internazionali da 130 miliardi di euro. L'erogazione del prestito è però subordinata alla ristrutturazione del debito di Atene posseduto dalle banche e dagli investitori istituzionali, che viene svalutato del 50%, cioè di circa 100 miliardi.

DICEMBRE 2011: AUSTERITY A ROMA E MADRID.

Per evitare di essere contagiati dalla crisi, i governi italiano e spagnolo sono costretti a mettere in cantiere dei piani di austerità, basati sul tagli alla spesa pubblica  e sull'aumento delle tasse. A Roma, si insedia un esecutivo tecnico guidato da Mario Monti, che prende il posto di Silvio Berlusconi. Intanto, lo spread si è già  impennato fin  sopra i 500 punti base.

MAGGIO 2012: CAOS POLITICO IN GRECIA.

Ad Atene si svolgono le elezioni politiche, in una nazione  pesantemente provata dai piani di austerity imposti dall'Europa. Si afferma il partito della sinistra radicale, Syriza , che ha posizioni euro-scettiche. Il paese precipita nel caos politico poiché nessuna forza politica riesce ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento. Le elezioni devono essere ripetute un mese dopo e portano, a sorpresa, all'affermazione del partito di filo-europeista di centrodestra, Nuova Democrazia. La Grecia dà un inaspettato segnale di fiducia all'Europa.

GIUGNO 2012: BANCHE SPAGNOLE SULL'ORLO DEL CRACK.

Il governo spagnolo, che ha già avviato manovre di bilancio lacrime e sangue per risanare i conti pubblici, deve fronteggiare un nuovo problema: il rischio di un crack del sistema bancario nazionale. Per gli istituti di credito iberici, le autorità di Bruxelles  danno il via libera a un piano di aiuti da 100 miliardi di euro .

28-29 GIUGNO 2012: IL VERTICE DELLA SPERANZA.

A Bruxelles si conclude un vertice tra i capi di stato e di governo europei che restituisce la speranza all'Eurozona. I leader dell'Ue si accordano per attivare un piano per la crescita economica in tutto il continente, per mettere in cantiere un processo di unificazione bancaria e, soprattutto, per attivare delle barriere contro le impennate dello spread, utilizzando le risorse del Fondo Salva-Stati.

© Riproduzione Riservata

Commenti