Economia

Tassi d'interesse: taglio di Draghi fino allo 0,75%. Ma per le borse, i mutui e lo spread cambia ben poco

Il presidente della Bce, come previsto, ha ridotto il costo del denaro di un quarto di punto. Ma i mercati vorrebbero qualcosa in più: un'altra iniziezione di liquidità

Il presidente della Bce, Mario Draghi (Credits:Imagoeconomica)

Tutto come previsto. Il presidente della Banca Centrale Europea (Bce), Mario Draghi , ha abbassato oggi di un quarto di punto i tassi di interesse ufficiali nel Vecchio Continente, portandoli al minimo storico dello 0,75%. “L'inflazione non è un pericolo e potrebbe tornare sotto la soglia del 2% già dall'anno prossimo”, ha detto in sostanza Draghi nella conferenza stampa successiva alla riunione del direttorio della Bce, “mentre le prospettive di crescita dell'economia di Eurolandia rimangono deboli”.

Per questo, secondo il presidente della Banca Centrale Europea, c'è bisogno di un nuovo stimolo alla crescita, attraverso  una sforbiciata (seppur modesta) al costo del denaro. Conversando con i giornalisti,  Draghi si è trincerato invece dietro a un secco no-comment riguardo alla possibilità di mettere in agenda un nuovo round di Ltro , il programma di finanziamenti agevolati alle banche per immettere liquidità nel sistema creditizio. “Si tratta di misure straordinarie che hanno sempre carattere temporaneo e su cui la Bce non può prendere impegni a priori”, ha detto il governatore.

NO A INIEZIONI DI LIQUIDITA'.

E' dunque rimasto deluso chi sperava che Draghi gettasse subito un nuovo salvagente alle banche, per dare una sferzata all'intera area euro. Non a caso, le borse non hanno accolto con particolare entusiasmo la decisione assunta oggi dalla Bce: dopo una partenza sulla parità, i listini azionari sono infatti finiti in rosso, con Piazza Affari che ha chiuso un ribasso di quasi il 2%, mentre lo spread (il differenziale di rendimento tra i Bund tedeschi e i titoli di stato italiani con scadenza decennale), si è riportato vicino alla soglia dei 460 punti (4,6%) dopo essere sceso sotto i 420 punti nei giorni scorsi.

INCERTEZZA SUL FUTURO.

Quello che non piace agli esponenti della comunità finanziaria è soprattutto l'incertezza sul futuro: la Banca Centrale Europea è infatti ancora molto restia ad allargare i cordoni della borsa immettendo liquidità nel sistema e, di conseguenza, il principale antidoto per tenere a bada la febbre dello spread resta ancora la “barriera” proposta da Mario Monti nell'ultimo vertice europeo, basata sull'utilizzo delle risorse dell'Esm, il meccanismo di stabilità che prenderà il posto del Fondo salva Stati. Di fatto, però, l'Esm deve ancora iniziare a operare, mentre il funzionamento della barriera anti-spread sarà definito nei dettagli soltanto nei prossimi vertici tra i leader di Eurolandia (a partire dal summit dell'Eurogruppo del 9 luglio).

L'ALTALENA DEI LISTINI.

Con questo scenario di fondo ancora pieno di chiaroscuri, è dunque difficile che le borse possano imboccare con decisione la strada del rialzo e che lo spread torni velocemente sotto i livelli di guardia. “Anche se le decisioni assunte nell'ultimo vertice di Bruxelles rappresentano un significativo passo avanti”, dice Brendan Murphy, gestore del team obbligazionario della società di gestione Standish (gruppo Bny-Mellon), “i mercati saranno probabilmente caratterizzati ancora per un po' dalla volatilità”.

COSA CAMBIA PER I MUTUI.

La prospettiva di taglio al costo del denaro della Bce ha riacceso, nei giorni scorsi,  anche le speranze di chi ha sulle spalle un mutuo-casa. A rigor di logica, un calo del tasso d'interesse dovrebbe comportare anche una riduzione del costo dei finanziamenti immobiliari (almeno di quelli a tasso variabile). Tuttavia, Roberto Anedda, vice-president del broker MutuiOnline, invita i debitori a non farsi troppe illusioni. “L'abbassamento del costo del denaro era già in parte scontato dagli operatori”, dice Anedda. In attesa della sforbiciata di Draghi, infatti, nella prima parte del 2012 si è assistito a una progressiva discesa dell'euribor, il saggio sui prestiti interbancari europei, che rappresenta il principale parametro di riferimento per i mutui a interessi indicizzati. Rispetto al gennaio del 2012, oggi le quotazioni dell'euribor a 3 mesi si sono quasi dimezzate, raggiungendo un minimo dello 0,65% circa. E' dunque difficile che la discesa continui ancora nella seconda parte del 2012, a meno che la Bce non proceda ad altre riduzioni dei tassi (un'ipotesi che appare al momento improbabile).

SPREAD ANCORA ALTO.

Purtroppo, oggi il costo dei mutui resta alto anche e soprattutto per l'impennata dello spread, cioè la quota di di interessi che le banche applicano sul debito residuo dei finanziamenti, in aggiunta ai tassi ufficiali (e che  rappresenta per loro un margine di guadagno). Fino all'anno scorso, prima della crisi di Eurolandia, lo spread dei mutui era in media attorno all'1%. Poi, a causa delle tensioni nel mercato creditizio che ha costretto le banche ad alzare il costo dei prestiti, il differenziale d'interesse è risalito progressivamente, toccando un massimo di circa il 4% agli inizi del 2012, per poi scendere nuovamente attorno al 3% negli ultimi mesi. Anche se oggi il trend rimane al ribasso, per Anedda è probabile che gli spread dei mutui tornino sui livelli di un anno e mezzo fa non prima della seconda metà del 2013. Chi vuole indebitarsi per comprar casa, insomma, dovrà rassegnarsi ancora per un po'  a trovare sul mercato dei finanziamenti abbastanza costosi.

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