Euro

Spread fuori controllo: le quattro mosse da compiere subito per fermarlo

È necessario rendere operativo lo scudo antispread, permettere alla Bce di intervenire, distinguere i paesi insolventi da quelli illiquidi, percorrere la strada dell’integrazione fiscale

Cercasi disperatamente soluzione per l’euro. La cavalcata degli spread non lascia spazio a temporeggiamenti di sorta. È bollente anche oggi la temperatura fra Btp e Bund: segna 529 punti base, con un tasso del decennale a quota 6,54%. Il differenziale fra i titoli di Stato spagnoli, i Bonos e Bund, è a 639 punti con un rendimento al 7,63%.

Bisogna fermare questo vortice rialzista che sta stressando il nostro debito pubblico e mettendo sotto pressione i mercati. Come? Queste le quattro soluzioni:

1) rendere operativo da subito lo scudo antispread

2) permettere alla Bce di intervenire

3) tracciare una linea di demarcazione chiara tra paesi temporaneamente illiquidi come la Spagna e insolventi come la Grecia

4) percorrere la strada di una maggiore integrazione fiscale con relativa cessione della sovranità

Con la Spagna che vacilla, la Grecia con un piede fuori dalla moneta unica, l’Italia che potrebbe essere risucchiata dallo stesso vortice non c’è un minuto da perdere. Lui, Mario Draghi, presidente della Bce, si è preparato il terreno qualche giorno fa. Con quel “la Bce non ha più tabù” nel corso dell’intervista rilasciata a Le Monde ha mandato un segnale chiaro. E oggi quel giorno sembra essere arrivato. “È il momento per la Bce di agire”, chiede Adrián Zunzunegui, alla guida del team di ricerca di Cheuvreux in Spagna. “Madrid ha rispettato i passaggi per ricevere il pacchetto di salvataggio; eppure la situazione è peggiorata”.

È colpa dei timori che il paese possa fallire, che il Tesoro spagnolo non riesca a rispettare le scadenze per rifinanziare il suo debito nei prossimi due mesi se siamo in trincea. Per non tirare i remi in barca sostiene che “non c’è il tempo di aspettare che la corte costituzionale tedesca decida sull’ESM dopo l’estate. La Spagna è troppo grande per fallire, e l'Europa deve venirle in soccorso”.

Come? “Si deve permettere che la Bce compri quel che deve comprare”, risponde Matteo Cominetta, macro economista di Ubs convinto che “è l’unica mossa che aiuterebbe a calmierare la situazione in quanto la Banca centrale è la sola che può mobilitare risorse illimitate per affrontare l’attuale emergenza”. “Un ulteriore temporeggiamento significherebbe solo spingere la Spagna sotto la tutela del Fmi e poi toccherebbe all’Italia”.

“Se invece la Bce si allineasse alla banca centrale americana (Fed), a quella svizzera e a quella giapponese nell’attuare un quantitative easing”, incalza Donatella Principe, responsabile dell'Institutional Business di Schroders Italia, “i mercati considererebbero credibile la sua azione; e non solo un palliativo di breve periodo. Draghi ha dichiarato di non avere tabù nella gestione della politica monetaria: lo dimostri in modo chiaro”.

Il 2 agosto è in programma la prova del fuoco con la riunione dell’Eurotower. Sarà quello il momento per mandare segnali inequivocabili. Nel frattempo i governi d’Europa però dovranno impegnarsi anche loro, procedendo verso un obiettivo comune con dichiarazioni in un’unica direzione.

“Il fatto che in Germania si continui a ripetere che l’uscita della Grecia dall’Euro non è un tabù, non aiuta; così come le dichiarazioni di Hollande contro il Fiscal Compact allontanano la possibilità di trovare una soluzione comune al problema che coinvolga la Germania”, prosegue l’esperta. E di questo è convinto anche Fabio Fois, economista di Barclays Capital, che indica nello scudo anti spread la soluzione ideale. “Renderlo operativo – è il succo del suo discorso – significa dare supporto a paesi come Italia e Spagna che hanno avviato misure di aggiustamento fiscale che necessitano però tempo per realizzarli”. Per smarcarsi dall’ombra del default servono quindi sagge decisioni e lungimiranza. Proprio quello che forse fino ad oggi è mancato.

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