Economia

Spending review: un passo avanti, ma le province andavano abolite

Parla Carlo Stagnaro, economista dell'Istituto Bruno Leoni: "il governo avrebbe dovuto puntare di più sulle riforme strutturali"

Il premier Mario Monti, con il commissario per la spending review Enrico Bondi (Credits: LaPresse)

Accorpamenti delle province, soppressione di alcuni enti, blocco degli  stipendi pubblici e una lunga sfilza di tagli: alla sanità, al numero  dei dipendenti statali, all'organico delle forze armate, al trasporto  locale o  agli acquisti di beni e servizi effettuati dalle  amministrazioni pubbliche, sparse su tutto il territorio nazionale. E'  davvero molto articolato il piano della spending review , la revisione di  tutte le voci di spesa dello stato che il governo, con la regia del commissario straordinario Enrico Bondi , sta per mettere in cantiere  ponendosi un obiettivo ambizioso: risparmiare almeno 4,2 miliardi di  euro nei prossimi 7 mesi.

Mentre i provvedimenti sono ancora da definire nel dettaglio (per adesso  circola soltanto una bozza), i sindacati sono già sul piede di guerra e  minacciano lo sciopero generale, in particolare contro la scure con cui  l'esecutivo guidato da Mario Monti vorrebbe colpire i dipendenti  pubblici (per i quali si parla di un taglio dell'organico che arriva addirittura al 10%).

“Credo invece che il governo abbia dato un segnale politico positivo”, dice Carlo Stagnaro , responsabile dell'ufficio studi dell'istituto di ricerca Bruno Leoni di Torino. Tuttavia, pur condividendo lo spirito di  fondo della spending review, Stagnaro non manca di avanzare qualche critica al governo, per la mancanza di alcune misure strutturali.

Quali?

Senza dubbio l'abolizione totale delle province, che andava fatta subito.

Il governo ha deciso di accorparle. Non le basta?

Non è detto che la riduzione del numero di province porti reali benefici in termini di riduzione della spesa. Anzi, il fatto che un cittadino  debba spostarsi in un capoluogo più lontano per svolgere delle pratiche burocratiche, può generare maggiori inefficienze nella pubblica amministrazione. Meglio sarebbe, invece, se le tutte funzioni delle province venissero trasferite in parte ai Comuni e in parte alle Regioni, senza troppi compromessi.

C'è qualcos'altro che non le piace nel piano di spending review?

Per dare un giudizio complessivo, aspetto  di conoscere nel dettaglio i contenuti di tutti provvedimenti. Per adesso, posso soltanto evidenziare  un rischio: quello di perdersi in singoli tagli, effettuati  in maniera  lineare in ogni voce di spesa, senza rivedere strutturalmente il  funzionamento della macchina dello stato.

Qualche esempio?  

Prendiamo il caso dei dipendenti  pubblici: è vero che sono troppi e che, spesso, sono pure troppo pagati. Ma non è detto che sia giusto  ridurre gli organici o bloccare lo stipendio a tutti, come vuol fare il  governo, senza criteri ben precisi.

In che senso?

Mi spiego meglio: supponiamo che due Asl di una stessa regione siano  guidate, rispettivamente, da un bravissimo manager e da un suo collega meno capace. Invece di ridurre lo stipendio a entrambi per tenere a bada la spesa pubblica, sarebbe meglio aumentare il compenso per il dirigente più bravo e magari dimezzare quello del manager meno capace.

Se potesse aggiungere un altro capitolo al piano di spending review, lei cosa proporrebbe?

Le grandi assenti sono le privatizzazioni .

Che c'entrano le privatizzazioni con la revisione della spesa corrente?  

C'entrano, eccome. Le privatizzazioni servono a tagliare il debito  pubblico e, di conseguenza, anche a comprimere i costi che lo stato  affronta per pagare gli interessi: si tratta di una cifra di circa 80 miliardi di euro all'anno. Non è questa una voce di spesa corrente?  Direi proprio di sì

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