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Euro

Spagna, salvarla ci costa almeno 19 miliardi

Ma in base a quale fondo europeo verrà utilizzato, il conto potrebbe cambiare

La sede di Bankia, il gruppo bancario spagnolo con 23 miliardi di buco (Credits: AP Photo/Daniel Ochoa de Olza)

E’ all’Italia che il salvataggio della Spagna potrebbe costare caro . Sono 19 miliardi di euro le “ragioni” che portano Roma a seguire col fiato sospeso le sorti dei cugini spagnoli. E’, infatti, questo l’assegno che dovremmo staccare facendo parte del club della moneta unica. Ma poi, avvertono gli esperti di Borsa, arriverebbe anche il resto del conto.

A due giorni dalla resa del premier Mariano Rajoy, non è, infatti, ancora chiaro se gli aiuti arriveranno dal fondo Efsf o dall'Esm che dovrebbe entrare in vigore a luglio, dopo le necessarie ratifiche. Come dice un proverbio inglese, il diavolo è nei dettagli. Anche in questo caso si tratta di un particolare di quelli che fanno la differenza. Specie quando si viene additati come il prossimo Paese a cadere sulla linea del fronte. Quella della sporca guerra sovrana.

Ufficialmente la Spagna riceverà 100 miliardi di euro per salvare le sue banche dal baratro. Detto così verrebbe da pensare che l’Eurogruppo sia stato generoso, “e invece sono troppe le zone d’ombra dell’operazione”, è la litania che ripetono gli addetti ai lavori. Solo per dare un’idea, mentre per gli analisti di Jp Morgan il salvataggio spagnolo costerà fa 350 miliardi di euro, per quelli di Royal Bank of Scotland saranno 450 i miliardi da sborsare.

Un punto fermo in questo balletto di cifre però c’è: tutto dipenderà da dove verranno attinti i prestiti. Una scelta che potrebbe essere anche fatale per l’Italia di nuovo nel mirino dei falchi della speculazione dopo l’SOS lanciato dalla Spagna. Fino ad oggi i Paesi in difficoltà hanno fatto ricorso al vecchio fondo salva Stati, l’EFSF (European Financial Stability Facility) che ha emesso titoli garantiti dai vari Stati. Se anche nella vicenda spagnola i prestiti dovessero arrivare ancora una volta da lì, tutti i membri dell’Unione europea dovranno contribuire.

Roma dovrebbe farlo con una quota pari al 19,18% della somma prestata, ossia 19 miliardi di euro. Una cifra non monstre, ma pesante dicono gli economisti interpellati da Panorama.it in quanto andrebbe a gravare su un debito pubblico a quasi 2 mila miliardi. “È un ulteriore fattore di instabilità”, spiega un esperto di una banca italiana, che preferisce mantenere l’anonimato. “Difficile dire se il Paese dovrà assumere nuove misure interne restrittive, ma è evidente che il salvataggio della Spagna aggiunge incertezza”.

Sulla stessa lunghezza d’onda è Luca Mezzomo, alla guida del team di ricerca macro di Intesa Sanpaolo quando riconosce che “Da Oltremanica danno per scontato una mancanza di reazione istituzionale”. A suo avviso di fronte a un’evoluzione rapida della crisi non è da escludere che venga permesso alla Bce di usare la base monetaria per intervenire.

Resta il fatto che a Bruxelles hanno anche una seconda via da percorrere per salvare Madrid e mettere al sicuro il resto d’Europa. Se invece dell’ESFS dovesse entrare in gioco il nuovo fondo, ESM (European Stability Mechanism), le carte sul tavolo cambierebbero. Essendo capitalizzato dai membri dell’Eurozona, i contributi che eroga non pesano sull'indebitamento dei Paesi soci. In parole spicce per l’Italia non ci sarebbe alcun aggravio. E non è un caso se il pressing tedesco degli ultimi giorni vada proprio in questa direzione. E forse, dietro le quinte, anche quello di Mario Monti.

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