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Economia

La Spagna declassata, chiede aiuto all'Europa. Ecco perché Madrid non ce la può fare da sola

Deficit alle stelle e l'economia stagnante non permettono alla Spagna di trovare 60 miliardi per salvare le banche

Il premier spagnolo Mariano Rajoy (Credits: Epa-Susanna Saez)

Una richiesta di aiuti all'Unione Europea, che verrà presentata nel week end per salvare le banche. E' la decisione che il governo di Madrid guidato da Mariano Rajoy starebbe per assumere  allo scopo di fronteggiare  la crisi del sistema creditizio spagnolo, che è ormai diventata insostenibile.

LA SCURE DEL RATING. L'indiscrezione, che arriva da fonti europee e tedesche (ma non è stata ancora confermata da Madrid) giunge proprio mentre sulla Spagna si è appena abbattuta la scure delle agenzie di rating americane, che considerano l'affidabilità finanziaria del governo di Madrid ormai vicina  ai campanelli d'allarme. Questa volta, il downgrade (cioè la revisione al ribasso del rating) è opera di Fitch , che ieri ha fissato a tripla B la valutazione sui titoli di stato iberici, peggiorandola di ben 3 livelli in un colpo solo (dal precedente giudizio di singola A)

Mentre Moody's mantiene da febbraio una valutazione di A3 (ma potrebbe presto ridurla), l'altra grande agenzia statunitense Standard&Poor's , già nell'aprile scorso, ha invece rilasciato sulla Spagna un rating di BBB+, leggermente sopra l'investment grade, cioè il livello che segna lo spartiacque tra i “bond spazzatura”  e quelli meno rischiosi.

BUCO DA 60 MILIARDI. Il destino dei conti pubblici spagnoli, secondo gli analisti, è infatti appeso a un filo. Tutte queste preoccupazioni hanno origine proprio dall'aggravarsi della crisi bancaria iberica che, a detta degli esperti di Fitch, potrebbe costare al governo di Madrid una cifra astronomica: tra 60 e 90 miliardi di euro, cioè una quota del Pil compresa tra il 6 e il 9% (molto più alta di quella prospettata inizialmente).

La Spagna, dunque, non appare in grado  sostenere da sola questo sforzo. Gli esperti della comunità finanziaria, a dire il vero, lo avevano capito da tempo (ancor prima delle ultime indiscrezioni), visto lo stato di salute tutt'altro che eccellente dei conti pubblici iberici. Prima della grande crisi finanziaria, il governo di Madrid aveva un bilancio da incorniciare,con un rapporto tra debito e pil di appena il 40%. Ma, negli ultimi 5 anni, la situazione è precipitata.

DEFICIT ALLE STELLE. Il deficit pubblico spagnolo, infatti, si è letteralmente ingigantito a partire dal 2007 (raggiungendo l'8,5% del Pil nel 2011) e rimarrà elevato anche nei prossimi anni, seppur in discesa: gli analisti di Goldman Sachs, per esempio, prevedono un disavanzo al 6,7% nel 2012 e al 5,9% nel 2013. E' una cifra troppo alta, per permettere alla Spagna di sostenere un'altra botta imprevista di almeno 60 miliardi, necessari per salvare le banche nazionali.

Per evitare il crack del del sistema creditizio senza ottenere aiuti, secondo gli esperti di Moody's Madrid dovrebbe aumentare ancora il proprio debito, portandolo al 95% del Pil entro i prossimi 3 anni (dal 79,8%, atteso per la fine del 2012). In altre parole, la Spagna dovrebbe emettere ancora una montagna di titoli di stato, a condizioni però quasi proibitive: già oggi, con lo spread alle stelle, il tesoro iberico deve infatti a pagare sui propri bond decennali un interesse di ben il 6%, che potrebbe impennarsi ulteriormente se la crisi europea dovesse aggravarsi ancora dopo le prossime elezioni greche.

ECONOMIA STAGNANTE. E' impossibile, insomma, che la Spagna possa camminare da sola con le proprie gambe, senza un sostegno dall'esterno. Ed è  proprio per questo motivo che Madrid fa paura alla comunità finanziaria. Senza dimenticare, poi, che l'economia iberica è  di nuovo in recessione: dopo un modesto rialzo dello 0,7% nel 2011, per gli esperti di Goldman Sachs il Pil scenderà infatti dell'1,3% nel 2012 e dell'1% il prossimo anno, complici le politiche di austerity messe in atto dal governo di centrodestra guidato da Mariano Rajoy.

In un report redatto agli inizi di maggio, gli stessi analisti di Goldman Sachs hanno messo in parallelo l'economia della Gran Bretagna con quella spagnola, individuando molti punti in comune, a cominciare dal  deficit elevato (impennatosi negli ultimi 5 anni in entrambi i paesi) e la scarsa crescita. Per gli esperti della casa d'affari, però, la situazione del Regno Unito è molto meno drammatica, per una semplice ragione: le autorità di Londra oggi possono stampare moneta, e svalutarla, per recuperare competitività sui mercati internazionali.

Imbrigliata all'interno dei rigidi parametri di Eurolandia, invece, Madrid ha perso la sovranità sulla propria moneta. E così, senza l'arma della svalutazione della divisa nazionale, la già traballante economia spagnola si è dovuta rassegnare a perdere sprint. Secondo Keith Waide, capo economista di Schroders (casa di gestione con sede a Londra che amministra un patrimonio di circa 240 miliardi di  euro in tutto il mondo), per tornare a essere competitiva rispetto alla Germania l'industria spagnola  dovrebbe ridurre di almeno il 25% i propri costi di produzione , compreso il costo del lavoro. E' un'ipotesi oggi abbastanza improbabile, dopo l'ondata di scioperi e di manifestazioni degli ultimi mesi, contro l'austerity del governo Rajoy.

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