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Euro

Spagna, le cinque crisi che mettono in ginocchio Madrid

Dai problemi delle banche alla piaga della disoccupazione, dalla Catalogna al settore immobiliare

Mariano Rajoy, il premier spagnolo, alle prese con una crisi che sta esplodendo sempre di più nel Paese (Credits: La Presse)

La sua linea Maginot la Spagna non l’ha ancora superata. Ma c’è poco da tirare il fiato. È sempre quel dilemma aiuti sì, aiuti no che continua ad agitare i sonni del premier Mariano Rajoy. Sono troppe le zone d’ombra che si allungano sul Paese. Si spazia dalla falla bancaria alla piaga della disoccupazione, dallo strappo indipendentista della Catalogna alla crisi del settore immobiliare. Eppure, denunciano gli economisti, il Paese si ostina a non essere trasparente, mettendo a repentaglio la sua solidità. E anche quella dell’euro.

BANCHE SOTTO STRESS
Saranno stati anche annunciati gli esiti degli stress-test sulle sue banche e il governo avrà anche presentato la nuova manovra da 40 miliardi di euro, ma la spia rossa è sempre accesa sulla Moncloa. Appurato che lo sforzo compiuto da Madrid per il salvataggio del proprio sistema bancario ha avuto immediate ripercussioni sui conti pubblici del Paese, ossia ha alimentato debito e deficit – con il primo che volerà al 90,5% nel 2013, contro il 68% del 2011, mentre il disavanzo è atteso al 7,4% quest’anno, ben oltre il 6,3% promesso in sede Ue - mentre gli stress test hanno fissato a 59,3 miliardi il buco degli istituti iberici, per gli economisti è grande il punto interrogativo che capeggia sulla Penisola iberica.

Il motivo? “La Spagna si trova a contenere una crisi del sistema bancario, dell’economia, del debito pubblico, politica e costituzionale tutte contemporaneamente insieme”, osserva Nicholas Spiro, fondatore della casa di investimento Spiro Sovereign Strategy. “E’ l’unico paese al mondo in cui si ritrova questa situazione così drammatica”. E quel che è grave il premier Mariano Rajoy continua a prender tempo con i mercati. “Deve ancora chiedere gli aiuti e bisogna capire quando deciderà di farlo”, ammette Matteo Cominetta, economista di Ubs, secondo cui questo atteggiamento alimenta l’incertezza.

GOVERNO E BUDGET
Ma non è finita. L’esito degli stress test, ossia i circa 60 miliardi previsti dal piano di ricapitalizzazione per le banche spagnole, e le indicazioni annunciate dalla Moncloa per il budget per l’anno prossimo fanno acqua. Per Cominetta "quei dati sono entrambi poco credibili". E spiegarne la ragione ha il sapore del deja vù. “L’analisi degli stress test è stata condotta tenendo conto solo dell’11% del totale dei prestiti delle banche iberiche contro per esempio un campione dell’85% di quelli portoghesi”.

Infine chiude il cerchio il capitolo budget indicato dal governo. Anche su questo fronte per l’economista di Ubs i dubbi sono pochi: è stato realizzato su assunzioni “incredibili”, ossia “stimando una crescita per il 2013  di -0,5% contro previsioni di consensus di -1,5% e nostre stime del -2%, quando sul deficit ci sono numeri chiari”. “Come già avvenuto in passato Rajoy e la sua squadra ha negato i problemi e continuano a negarli anche adesso”. Nel 2009-2010 fu il governo dell’ex premier Luis Zapatero a non voler affrontare le magagne delle cajas. Oggi come allora come la storia in Spagna sembra ripetersi, ma ha assunto dimensioni monstre. Per non uscirne stritolata dal cappio delle sue cinque crisi solo un intervento esterno potrebbe essere quello risolutivo. Ma lo capiranno alla Moncloa?

IMMOBILIARE IN CRISI. DISOCCUPAZIONE AI MASSIMI
È nelle crepe del settore immobiliare lo specchio impietoso della situazione spagnola. L'esplosione della bolla è senza fine. I prezzi delle case nel Paese, secondo i dati Ine, sono diminuiti in media del 20% circa rispetto al picco raggiunto all'inizio del 2008. E i pignoramenti sono in crescita al passo con la disoccupazione salita al 24,63% nel secondo trimestre, dal 24,4% dei tre mesi precedenti, a causa della recessione che ha comportato la perdita di posti di lavoro in tutta la Penisola.

Non è solo il dato più alto nella zona euro annunciato ieri dall’Eurostat, per Madrid è il massimo dal 1976, l'anno dopo la morte di Francisco Franco, che ha portato il paese all'instaurazione della democrazia. Quella che oggi il vento indipendentista che soffia da Barcellona sembra voler incrinare.

Di fronte a tutto questo, dicono gli economisti, per non uscirne stritolata dal cappio delle sue cinque crisi per la Spagna solo un intervento esterno potrebbe essere risolutivo. Ma lo capiranno alla Moncloa?

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