Economia

Sfratti, a rischio oltre 300 mila famiglie

I tagli del governo Monti rischiano di aggravare una situazione già esplosiva

(Credits: Imagoeconomica)

Nel 2011, secondo i dati ufficiali del governo, ancora incompleti, le richieste di esecuzione di sfratti sono state pari a circa 124 mila unità. È contenuta tutta in questo numero la gravità di un fenomeno che è diventato consolatorio chiamare emergenza, visto che rappresenta ormai un critico elemento strutturale della nostra convivenza civile. È dal 1998 infatti che il numero di provvedimenti emessi per morosità ha superato quelli per finita locazione, a testimonianza di una crescente difficoltà per centinaia di migliaia di famiglie a far fronte alle spese per l’affitto.

Un trend aggravatosi in questi anni e che nel 2011 ha visto su un totale di circa 64 mila nuovi sfratti, ben 56 mila essere giustificati appunto per morosità. Molti italiani dunque, complice anche la crisi ovviamente, fanno sempre più fatica a rispettare i termini dei contratti di locazione, ma come detto questo rappresenta il culmine di un processo che ormai nel nostro Paese sta diventando una drammatica prassi.

“In Italia – attacca Massimo Pasquini dell'Unione Inquilini – c’è un problema serio di sviluppo generale del mercato della casa che ha accumulato una serie tale di anomalie rispetto al resto dell’Europa, al punto da renderlo una sorta di non-mercato”. E a conferma di questa teoria ci sono numeri nudi e crudi che testimoniano quanto meno una serie di paradossi appunto tutti nostrani. “Sul territorio nazionale – racconta Pasquini - ogni anno vengono costruite circa 300mila nuove abitazioni che il più delle volte però restano sfitte o invendute, perché presentano canoni di locazione o prezzi di acquisto insostenibili proprio per la maggior parte di famiglie in cerca di alloggio. Si tratta dunque di costruzioni realizzate per pura speculazione o per ottenere rendite immobiliari, ma non certo per rispondere alle esigenze del mercato della casa”.

E se si pensa che la risposta al problema abitativo possa venire allora dall’edilizia popolare , o da quella che in maniera più sofisticata ultimamente si definisce housing sociale, bisogna ancora una volta ricredersi. In Italia infatti ogni anno vengono realizzate a stento mille nuove abitazioni popolari a fronte delle 650mila famiglie iscritte nelle graduatorie di attesa. Numeri che stridono ad esempio con le 150 mila nuove case popolari annunciate in Francia dal neo-presidente Hollande solo per il prossimo anno. E senza contare che i nostri cugini transalpini già detengono un patrimonio di edilizia sociale quattro volte superiore al nostro. E a questo proposito val la pena citare anche il caso dell’Olanda, dove, si badi bene, ogni anno, il 50% delle abitazioni costruite viene messo sul mercato a canoni agevolati per fasce di popolazione bisognose.

“Questo conferma che in Europa –sottolinea Pasquini – la politica abitativa è di tutt’altra natura, molto più votata a facilitare la locazione. Nel nostro Paese invece più dell’80% delle famiglie è ancorata alla casa di proprietà, un fenomeno che frena la mobilità e dunque anche la possibilità di affittare abitazioni. D’altronde – aggiunge Pasquini – mi permetto di far notare che in Europa i Paesi con la più alta percentuale di case di proprietà sono Spagna, Italia e Grecia. Forse non è un caso poi che proprio questi Paesi stiano soffrendo in maniera più acuta la crisi economica”. E in effetti non si può negare che, sulla pesante contrazione dei consumi , incidano in maniera rilevante proprio le spese di locazione che nel nostro Paese stanno falcidiando stipendi già ridotti al minimo.

E la situazione per migliaia di famiglie purtroppo potrebbe ulteriormente peggiorare. “Il governo Monti – annuncia Pasquini - ha infatti azzerato il fondo sociale per gli affitti che serviva a sostenere le spese di locazione di circa 300mila famiglie. Queste ultime rischiano dunque nei prossimi mesi di aggiungersi alle 124mila che stanno già sotto la spada di Damocle dell’ingiunzione di sfratto, rischiando di rendere la situazione non più solo drammatica, ma anche esplosiva”.

E sono in molti dunque a sperare che in altre parti del Paese venga presto seguito l’esempio del prefetto di Firenze che ha deciso di sospendere in provincia le esecuzioni di sfratto per tre mesi. In attesa perlomeno che si cominci a discutere seriamente di soluzioni al problema che, secondo il fronte degli inquilini, potranno arrivare solo attraverso una ricontrattazione dei livelli degli affitti, che dovrebbero diventare più compatibili con i redditi delle famiglie, con una programmazione delle esecuzioni degli sfratti meglio rapportata al numero di case popolari disponibili e con l'istituzione di fondi per sostenere le famiglie temporaneamente in difficoltà nel pagamento dell'affitto. Impegni importanti, che in tempi di spending review sarà difficile però che possano essere presi in considerazione.

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