Economia

Benzinai in sciopero: ecco i motivi della serrata del 3-5 agosto

Distributori chiusi per protestare contro le politiche commerciali delle società petrolifere

Benzinai

Vacanze a secco di carburante per lo sciopero dei benzinai. I distributori di tutta Italia bloccheranno i rifornimenti dal 3 al 5 agosto prossimo, compatti. Compresi i self service. Una protesta per richiamare l’attenzione sul braccio di ferro in atto con le compagnie petrolifere sulla liberalizzazione del settore.

È questa la sintesi estrema, forse incompleta, di quanto sta per accadere. Ma a monte della protesta c’è una categoria che lamenta forte crisi, una riduzione dei margini ormai insostenibile e una politica commerciale che potrebbe portare alla chiusura di migliaia di piccole imprese distributrici e a far scricchiolare altri 120 mila posti di lavoro.

Considerando che la partita si gioca in un settore dove l’aumento dei prezzi non conosce sosta da tempo (per politiche industriali e aumento delle accise ), lo scenario sembrerebbe a prima vista paradossale “eppure non lo è, anche se va spiegato nel dettaglio” commenta Alessandro Zavalloni, segretario di Fegica (la federazione italiana dei gestori e distributori di carburanti della Cisl). “Stiamo assistendo a operazioni messe in atto dalle compagnie petrolifere che ci affamano, ci riducono lo stipendio e che, attraverso la strategia degli sconti , porteranno a una riduzione del numero dei piccoli distributori e dei dipendenti. Altri disoccupati, a vantaggio dei guadagni delle grandi imprese del petrolio”.

In che modo questo avviene?
La crisi dei consumi ha già inciso sul volume d’affari dei gestori con percentuali a due cifre “e con le nuove politiche di marketing lo scenario si annuncia anche peggio” continua Zavalloni. “Scegliendo di non coinvolgere negli sconti i distributori delle autostrade e limitando le riduzioni solo ad alcune ore, alcuni giorni e soprattutto riservandoli ai distributori self service prepagati, di fatto le compagnie petrolifere stanno ghettizzando migliaia di lavoratori”.

In sostanza, le società produttrici di carburanti starebbero “abituando gli italiani al Fai-da te e a concentrarsi in alcuni distributori ed orari, rendendone inutili altri” continua il segretario. “A questo punto, diventerebbe facilissimo tagliare gestori e posti di lavoro. Senza contare le tante piccole imprese di distribuzione che non riuscirebbero mai a reggere la competizione. Per accedere agli sconti infatti, le compagnie pretendono una riduzione dei margini del 70 per cento. E chi ce la fa?”

Se si spiega che i benzinai guadagno soltanto 4 centesimi su ogni litro di carburante e che il fatturato lordo di un distributore medio (da circa 1,3 milioni di litri venduti l’anno) non supera i 52 mila euro, il quadro diventa chiaro. La lotta è dura. E duro sarà dunque lo sciopero proclamato da Fegica, Faic e Figisc/Anisa.

“Il garante è già intervenuto sottolineando che il 3 agosto rientra i periodi estivi di franchigia. Controlleremo e agiremo di conseguenza, ma certamente non ci fermeremo”.
La tabella della protesta prevede la sospensione degli accordi collettivi relativi al prezzo massimo di rivendita sui carburanti a partire dal 23 di luglio. Dal 30 luglio al 5 agosto invece, stop ai pagamenti attraverso carte di credito, pago bancomat e carte bancarie. Sciopero totale della distribuzione infine dal 3 al 5 agosto.

“Non possiamo cedere. Ne va della nostra sopravvivenza. Perché da quando noi gestori abbiamo presentato in Parlamento una proposta di legge per la liberalizzazione del settore, siamo diventati un partner scomodo. Una minaccia”.
La proposta di legge (sostenuta anche dalle associazioni dei consumatori e da 7 gruppi parlamentari diversi) giace in commissione industria da tempo “eppure se venisse varata i prezzi dei carburanti al dettaglio potrebbero scendere subito di 10/12 centesimi al litro” sottolinea ancora Zavalloni. "I  punti fermi della proposta sono due: istituire un mercato all’ingrosso dei carburanti e permettere ai benzinai di comprare sul libero mercato, senza più vincoli di esclusiva".

Su 25mila distributori attivi in Italia, le "pompe bianche" oggi sono soltanto 2mila. E Considerato che la benzina verde (prezzo medio) oggi costa 1,780 euro al litro e a gennaio del 2010 costava 1,294. Che il gasolio costa 1,650 e due anni fa costava 1,135, magari varrebbe anche la pena di provare.

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