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Euro

Scacco matto all'Italia. È la prossima vittima dell'euro?

Dopo la Spagna si allungano le ombre su Roma

Mario Monti

Tre mesi di tempo. Solo tre mesi, per il presidente del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde, mancano alla crisi dell'euro e dell'Unione Europea se non si prenderanno provvedimenti radicali. E tempestivi. Sui mercati entra la paura e dopo aver preso le sembianze della Spagna che pure sembra essersi salvata (per ora) grazie ai 100 miliardi promessi dal Fondo salvastati europeo, adesso è l’Italia ad essere messa sotto i riflettori.

O meglio, a essere presa di mira, con i suoi squilibri, la sua perdita di competitività e in piena recessione.

Anzi, sarà proprio a Roma che la coperta imbastita da Fmi, Unione europea e Bce risulterà troppo corta. E c'è chi azzarda ipotesi estreme: “L'Italia potrebbe anche decidere in modo consapevole di uscire dal club della moneta unica”, azzarda Chris Bowie, alla guida del team del reddito fisso di Ignis Asset Management. Per poi ripartire e tornare a crescere. Fine della storia. Questa volta, per davvero.    

Fin qui è andata bene. Adesso che Madrid ha chinato la testa e tirato fuori il cappello, chiedendo aiuti a Bruxelles, la maschera è caduta. Il sospetto che sarà Roma la nuova vittima sacrificale da immolare sull’altare dell’euro è forte sul mercato. La spinta riformatrice del governo tecnico guidato da Mario Monti sembra essersi esaurita. Gli spread sono tornati ad allargarsi su un crinale pericoloso. Le Borse hanno vissuto una nuova giornata di passione.

E’ ormai chiaro a tutti come detto dal vicepresidente della Commissione europea, Olli Rehn, che “l’Italia ha gravi squilibri macroeconomici”. E il dato del prodotto interno lordo italiano sceso in picchiata nel primo trimestre di quest’anno, mai così brutto dal 2009, gli dà ragione: la dice lunga sullo stato di crisi che già si respira nel Paese. Per Fabio Fois, economista di Barclays Capital, c’è poco da ricamarci sopra: i rischi al ribasso sulle prospettive di crescita sono aumentati.

Quel che è più duro mandar giù a detta di Daniel Gros, che dirige a Bruxelles il Centre for European Policy Studies, è che “dopo la Spagna non ci sono più margini per aiutare l’Italia”. “È diventata indifendibile e sarà costretta a fare qualcosa da sola, se la situazione in Borsa dovesse peggiorare”. È cosa nota che rispetto a Madrid Roma può contare su un sistema bancario più solido e costi di finanziamento minori.

Eppure di fronte al nervosismo degli ultimi giorni questo è un dettaglio che scivola in secondo piano. Proprio l’onda lunga dei problemi degli istituti di Spagna sarà la fonte del contagio in Italia, hanno avvisato gli analisti di Moody’s, convinti che la campana a morto riecheggerà lungo lo Stivale. E il motivo come spiegato dal direttore generale di Fitch, Edward Parker, è da ricercare nei suoi alti livelli di debito pubblico che le danno poco spazio per assorbire eventuali shock.

Bowie concorda: “Siete un Paese ricco, con una grande capacità industriale e un sistema bancario migliore di quello spagnolo, ma con un debito pubblico elevato, e se la Grecia dovesse decidere di uscire dall’euro la situazione diventerebbe difficile da gestire”, è la sintesi del suo ragionamento. “Forse anche l’Italia potrebbe essere tentata dal farlo per ritrovare maggiore slancio sulla strada della crescita”. Nonostante i proclami di Frau Merkel&Co niente paura insomma. “Quella di non far parte più della moneta unica sarebbe un’opportunità scelta dal vostro paese, non subita come nel caso di economie più povere” aggiunge Bowie.

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