Economia

Roma piegata dalla crisi

Lo dimostra uno studio del Censis: cassa integrazione esplosa dell'83,6% rispetto a un anno fa, crollo degli investimenti e del turismo

Occupazione di Cinecittà contro la crisi economica di Roma (Credits: Alfredo Falcone - LaPresse)

Niente più eccezioni per Roma Capitale. Dopo un decennio di crescita regolarmente sopra la media nazionale, l’economia romana e laziale si sta piegando sotto i colpi della crisi, con segnali di arretramento più gravi rispetto al resto d’Italia. Lo dice uno studio del Censis non ancora divulgato che Panorama.it ha potuto consultare in anteprima.

Fra le spiegazioni del rapido deterioramento della situazione, anche gli sforzi fatti per reggere (con risultati all’epoca apparentemente migliori rispetto al Nord) alla prima fase della crisi, fra il 2008 e il 2009. “Come un pugile” si legge nello studio, intitolato Analisi dell’impatto della crisi nel Lazio “che, avendo utilizzato tutte le sue energie per rimanere in piedi dopo un primo colpo subisce in modo più devastante le conseguenze di quello successivo”.

Metafora impietosa, ma efficace per un’economia le cui caratteristiche tendono naturalmente ad amplificare gli effetti della recessione attuale. A Roma e nel Lazio un ruolo fondamentale è svolto da commercio (30.000 posti di lavoro persi negli ultimi 4 anni) e edilizia (-25.000), che sono oltretutto i settori più capaci di trattenere il valore aggiunto nel territorio.

Senza contare la Pubblica amministrazione, sottoposta da mesi alla sferza dei tagli e dei risparmi. Al tempo stesso solo una piccola percentuale delle attività romane e laziali è orientata all’esportazione, unica voce in crescita dell’economia nazionale. Nella capitale si produce soprattutto per il mercato interno e questo fa sì che appigli per tirarsi fuori dalla crisi ce ne siano ancor meno che altrove. Il segnale più negativo riguarda proprio l’occupazione, che aveva tenuto meglio del resto d’Italia fino al terzo trimestre del 2011 e ora appare invece peggiore. Nel primo trimestre del 2012 si è registrato nella regione un aumento della cassa integrazione senza precedenti: più 83,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

A determinare il peggioramento di questi ultimi mesi sembra essere anche un aspetto nascosto della prima fase della crisi: nel 2008 e nel 2009, mentre consumi e livello occupazionale tenevano a Roma meglio che altrove, gli investimenti sono invece crollati. In particolare quelli dei settori più dinamici dell’economia laziale, come l’informatica e le telecomunicazioni.

In questo settore gli investimenti sono passati dai 3,6 miliardi del 2007 ai 2,1 del 2009 con una diminuzione secca del 40%. “La più accentuata caduta degli investimenti” prosegue lo studio del Censis “sembra prefigurare il rischio che il settore regionale stia perdendo la leadership nazionale che l’aveva caratterizzato, contribuendo ad assicurargli elevati tassi di crescita”.

Neppure la voce “Turismo”, che pure è l’altra grande risorsa dell’economia romana, sembra in grado di invertire la tendenza, visto che fra la fine del 2011 e l’inizio del 2012 c’è stato un calo di arrivi, pernottamenti e spese dei visitatori stranieri. L’impressione, insomma, è che ci sia una asincronicità generale fra l’economia del Lazio e quelle delle altre regioni economicamente importanti.

Nel Nord la crisi è arrivata prima, perché ha colpito soprattutto il settore manifatturiero tradizionale, a partire dalla meccanica. A Roma e nel Lazio in quel periodo gli effetti si sentivano molto meno. Ma è oggi che, con la crisi di edilizia, commercio, informatica e telecomunicazioni, oltre che con i tagli alla spesa pubblica, la capitale soffre di più. E ha parecchie probabilità di uscire dalla crisi peggio e più lentamente delle altre aree produttive d’Italia.

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