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Ritardi nei pagamenti: come risolvere il problema

Far crescere gli interessi di mora, seguendo la normativa Europea. Così il governo vuol rendere più spedite le transazioni commerciali

Il premier Enrico Letta, al termine di un consiglio dei ministro (Credits: fabio Campana/Ansa)

Far crescere gli interessi di mora, per accelerare i pagamenti nelle transazioni commerciali. E' l'obiettivo che si è posto ieri il governo Letta con la presentazione del Piano di Destinazione Italia, un programma di misure (da attuare in autunno) che dovrebbe stimolare gli investimenti esteri nel nostro paese.

IL PROBLEMA DEI RITARDI NEI PAGAMENTI

Tra i molti fattori che rendono poco attraente il sistema-Italia agli occhi delle aziende straniere, c'è infatti anche il ritardo cronico con cui vengono saldate le fatture negli scambi di beni e servizi. La Pubblica Amministrazione , per esempio, paga mediamente i propri debiti a 180 giorni mentre soltanto la metà delle società private salda le proprie fatture alla scadenza pattuita e il restante 50% accumula dei ritardi. Con questo scenario di fondo, dunque, non è facile convincere gli imprenditori esteri a investire a sud delle Alpi.

TASSI DI MORA TROPPO BASSI

Per trovare un rimedio, il governo sta dunque pensando di elevare i tassi di mora, cioè la quota di interessi “extra” che i creditori possono richiedere alla propria controparte, quando non è puntuale nell'onorare i propri impegni. A dire il vero, già oggi la legge italiana prevede delle regole severe per chi non salda in tempo i debiti. Dal gennaio scorso, infatti, è entrato in vigore un nuovo provvedimento (il decreto legislativo n. 192 del 2012), che ha recepito una direttiva europea dell'anno precedente e che stabilisce l'applicazione automatica degli interessi moratori, non appena un debitore non salda le fatture alla scadenza pattuita. Per legge, dal 2013 il tasso di mora è pari al costo del denaro stabilito dalla Banca Centrale Europea (attualmente allo 0,5%), più un interesse aggiuntivo di 8 punti, per un totale che oggi ammonta all'8,5%.

Queste regole stringenti, però, non risolvono tutti i problemi. Le parti coinvolte in uno scambio, soprattutto quando una delle due ha un potere contrattuale molto forte, possono infatti accordarsi per stabilire un interesse di mora più basso, che risulta dunque legittimo (a meno che non venga reputato dal giudice palesemente iniquo). Di conseguenza, oggi gli interessi di mora effettivamente applicati sul mercato nelle transazioni commerciali sono spesso più bassi di quelli stabiliti dalla legge, che rimangono così soltanto sulla carta. Il che, spinge molti debitori poco corretti a fare i furbi, cioè a dilazionare il più possibile i pagamenti, anche a costo di affrontare un contenzioso legale, proprio perché i tassi moratori costituiscono un deterrente troppo morbido contro i ritardi. Non è ancora ben chiaro, almeno per adesso, come il governo riuscirà a risolvere questo problema, giacché il Piano di Destinazione Italia annuncia soltanto un obiettivo, che dovrà essere perseguito con l'approvazione di un provvedimento ad hoc nei prossimi mesi. Ora, la speranza delle imprese che subiscono sistematicamente dei ritardi nei pagamenti è che l'esecutivo riesca a fare presto e ideare provvedimenti efficaci.

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