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Economia

Risparmio, per gli italiani ormai è un lusso

Lo mette nero su bianco l'indagine Centro Einaudi - Intesa San Paolo

(Credits: iStockphoto)

Il “mal di pancia” alla fine è emerso anche nel corso della presentazione dell’indagine 2012 sul risparmio degli Italiani, appuntamento che Centro Einaudi e Intesa San Paolo hanno rinnovato questa mattina a Torino. “In Italia, ma non solo, c’è una forte sfiducia nell’euro. E questo, a dieci anni dall’introduzione della moneta unica è un fattore davvero preoccupante” sottolinea Andrea Beltratti, presidente del Consiglio di gestione Intesa San Paolo. “È necessario lavorare molto sulla comunicazione, perché non è senza l’euro che si risolverà la crisi. Anzi, alla moneta unica il merito di averla in qualche modo contenuta”.

In attesa però delle riforme strutturali della Bce e di un ulteriore passo degli stati europei verso una reale unificazione politica, gli italiani sono costretti a guardare in faccia stipendi e risparmi che si assottigliano. Nessuno stupore. Anche l’indagine sul risparmio 2012 (un sondaggio Doxa effettuato fra gennaio e febbraio 2012 intervistando 1.053 capifamiglia, correntisti bancari e/o postali ) ha ratificato lo stato delle cose. “Per gli italiani ormai il risparmio è un lusso” continua Beltratti. Risultato: consumi che si riducono, fuga dalle azioni e un bisogno di cultura finanziaria che è diventato primario.

“È questo uno dei dati forse più interessanti e incoraggianti. I risparmiatori hanno capito che questa crisi è strutturale e che non si risolverà rapidamente. Di conseguenza vogliono capirla meglio, interpretarla, studiando e familiarizzando con le regole e i termini della finanza e cercare di gestirla”. Ci riusciranno? L’economia di base ha spesso poco a vedere con speculazioni più grandi di noi “ma nel nostro Paese abbiamo delle buone fondamenta” insiste Beltratti “Il risparmio in italia è sempre stato a carattere prudenziale, basato sugli investimenti a basso rischio. Quindi anche la fuga dalla Borsa non ha determinato nel nostro Paese una grande rivoluzione”.

L’impatto della crisi sul risparmio.
Il risparmio? Tutti lo ritengono importante (61,5%) ma la quota scende di ben dieci punti rispetto al passato. Motivo? Perché cresce anche la percentuale di chi è costretto a  spendere tanto quanto guadagna. Oggi i non risparmiatori sono infatti il 61,3% contro il 52,8 del 2011.  I più colpiti dalla crisi delle entrate sono i ventenni (–21,4 punti rispetto al 2011), le donne (–8,9), gli esercenti e artigiani (–10,3). Cresce inoltre di tre punti di percentuale chi dichiara che il proprio reddito non è più sufficiente a mantenere lo stesso tenore di vita. In sostanza un italiano su otto.

Le motivazioni del risparmio.
Per cosa si vuole risparmiare oggi? Sorpresa. Tra i desiderata degli italiani scende l’acquisto della casa (valeva il 16,2 nel 2007, il 12,7 nel 2011 e si contrae fino ad appena il 5,5 per cento nel 2012), ed aumenta la voglia di lasciare un’eredità ai figli o di risparmiare per aiutarli o per farli studiare (19,5% massimo storico) Si conferma in lenta crescita negli anni la motivazione a integrare la pensione (12,8 per cento nel 2012 e 9,3 nel 2005).

La pensione
Anche sulla pensione, nessun italiano si fa più illusioni. Ma si tratta di un trend che ormai è in atto da un po’ di tempo. Gli italiani convinti che la loro pensione sarà sufficiente scendono dal 26 al 20,5 per cento. (domanda rivolta ai non pensionati; il valore 2012 risulta inferiore di 37,5 punti al massimo storico del 2002) pur comprendendo le ragioni della riforma (il 49,5% ritiene giusto lavorare più a lungo) e la sua importanza. Unica sottolineatura al governo: attenzione però a non cambiare le regole troppo spesso, comportamento che il 48,9% degli intervistati ritiene sbagliato individuali. Il 43,1 per cento degli italiani infine si aspetta una pensione pari o inferiore a 1.000 euro e solo il 9,6 ritiene che sarà superiore a 1.500 euro. Nonostante questo, la quota di chi sottoscrive un fondo pensione o negoziale o aperto, è ferma al 10,5 per cento.

Come si impiega il risparmio
Ben il 43,7% degli italiani ritiene che investire stia diventando sempre più difficile. Eil principale obiettivo dei oggi è “stare in sicurezza” (53%), seguono il rendimento immediato (16,6%) e la liquidità (15,8%). Solo il 7% infine lavora per far crescere il capitale a lungo termine, avendo compreso che anche le migliori promesse di investimento non sempre sono state mantenute. E come si investe? Le obbligazioni sono scelte dal 21,7% degli intervistati (erano il 24,6) perché con la crisi del debito degli stati, la quota dei risparmiatori che oggi le ritiene sicure è calata dal 23,7 al 17,8 per cento.

Va da sé che anche coloro che erano soliti investire in azioni siano scettici: negli ultimi cinque anni infatti, la percentuale è scesa al 12,5 per cento (valore uguale al 2011). E si tratta di esperti che amministrano personalmente e attivamente l’esposizione al rischio, più numerosi della media fra laureati (32 per cento), imprenditori e liberi professionisti (31,2), individui con reddito superiore a 2.500 euro mensili (30,8). Gli investitori nel risparmio gestito sono il 10,9 per cento, in lieve calo sul 2011: da sempre la dinamica del settore ha risentito delle oscillazioni dei mercati, e così è avvenuto anche quest’anno. Interessante però sottolineare che il 18,3 dei sottoscrittori sono new entry, con l’obiettivo di affidare i propri risparmi a esperti (27 per cento) e ridurre i rischi degli investimenti (26,1 per cento).
La casa
Il 77,1 per cento del campione abita in una casa di cui è proprietario, indipendentemente dal reddito, e la percentuale è elevata anche tra i ventenni (52,8%) L’8,9 per cento del campione ha comprato un immobile negli ultimi dodici mesi e per il 6,4 si è trattato dell’acquisto della prima casa. Il 21,7 per cento, inoltre, sta rimborsando un mutuo. Nonostante gli aggravi fiscali, il saldo tra soddisfatti e insoddisfatti è pari a +80,8 per cento, ossia il più elevato tra tutte le classi di investimento.
Credito al consumo e rapporti con le banche
Il 18,5 per cento delle famiglie italiane sta rimborsando una rata per acquisti finanziati a credito ma solo il 2,6 più di una. Più alto è il reddito, più naturalmente cresce la propensione a ricorrere al credito al consumo, campo dove spiccano i finanziamenti per l’automobile (49 per cento), l’arredamento o ristrutturazione della casa (16,5 per cento).Nel 70% dei casi il debito viene estinto in un anno di entrate. E le banche?

Come scelgono gli italiani? All’82,1 basta un solo istituto di credito, mentre il 6,1 ne usa almeno due. Il rapporto con la banca è solitamente fedele e soddisfacente, e per effetto della crisi sale anche la parte di patrimonio finanziario tenuta “liquida” sul conto corrente (la percentuale passa dal 9,1 al 15%). Addirittura, gli italiani che scelgono di lasciare liquida la metà delle proprie risorse cresce dal 9,3 al 12,3 per cento.
La banca funziona ancora come consulente finanziario (23,6%) e i servizi fruiti online, come da copione, crescono di 4,4 punti di percentuale (30,7%)

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