Economia

Ridurre le ferie: pro e contro della proposta Polillo

Il sottosegretario all'economia vorrebbe stimolare la crescita accorpando alcune festività. Ma i pareri degli economisti sono discordanti

Gianfranco Polillo, sottosegretario all'economia (Credits: Mauro Scrobogna /LaPresse)

Il ponte di Sant'Ambrogio, la ricorrenza di San Gennaro, il 25 aprile e persino il primo maggio . Sono alcune delle festività a cui milioni di italiani, in tutta la Pensiola, potrebbero presto dire addio. Il governo, su proposta del sottosegretario all'Economia, Gianfranco Polillo ,  sta infatti pensando di cancellare dal calendario alcuni giorni di ferie, per far aumentare il numero di ore lavorate nel nostro paese e dare così una spinta alla crescita del pil.

COME IN GRAN BRETAGNA.

Già nel consiglio di ministri di venerdì prossimo, l'esecutivo guidato da Mario Monti potrebbe discutere l'idea di accorpare le principali festività, spostandone la celebrazione alla domenica precedente o a quella successiva, come avviene ormai da anni in alcuni paesi: è il caso, per esempio, della Gran Bretagna dove si va al lavoro anche il primo maggio, sin dai tempi della signora Thatcher.

PIU' LAVORO, A PARITA' DI SALARIO.

La proposta di Polillo si basa su un ragionamento molto semplice: per far crescere l'economia, gli italiani devono fare qualche sacrificio e produrre di più, rinunciando appunto a un po' di ferie. Se i nostri connazionali restassero a casa una settimana in meno, secondo Polillo, si potrebbe generare una crescita del pil di quasi un punto percentuale. Inoltre, vi sarebbe anche una riduzione del costo del lavoro medio: chi svolge alcuni mestieri particolari e già oggi non può stare a riposo il primo maggio o il 25 aprile, verrebbe infatti  pagato con il salario ordinario, senza il bonus per le festività.

ECONOMISTI DIVISI.

Tutto semplice, almeno a prima vista. A ben guardare, gli economisti hanno più volte espresso pareri discordanti sugli effetti benefici di un eventuale aumento delle ore lavorate. D'accordo con queste proposte è da tempo Fiorella Kostoris , docente di economia politica all’Università la Sapienza di Roma, che ha lanciato un'idea simile sin dal 2004, in un editoriale sul Sole24ore. Citando i dati dell'Istat, l'economista della Sapienza metteva infatti in evidenza come il pil del nostro paese sarebbe potuto crescere di almeno un decimo di punto su base annua, semplicemente togliendo ai lavoratori due giorni di festività.

EUROPEI OZIOSI.

Nel suo editoriale, Kostoris citava il pensiero di Olivier Jean Blanchard , allora docente al Massachusetts Institute of Technology (Mit), oggi capo-economista del Fondo Monetario Internazionale (Fmi). In diversi interventi,  Blanchard ha infatti sottolineato un dato significativo: nei  decenni scorsi, benché la produttività del lavoro in Europa sia cresciuta più velocemente che negli Stati Uniti, il pil americano ha invece viaggiato a un ritmo ben più sostenuto rispetto a quello  del Vecchio Continente. Questo perché, secondo  Blanchard, i cittadini d'Oltreoceano hanno lavorato mediamente un numero maggiore di ore, mentre gli europei hanno preferito dedicarsi all'ozio, cioè al tempo libero.

I PARERI CONTRARI.

Non mancano, però, gli economisti del lavoro che esprimono parecchie perplessità sulle tesi di Blanchard. Tra questi, per esempio, c'è Tito Boeri che si è dichiarato contrario all'abolizione delle festività già lo scorso anno, quando l'idea (poi abortita) è stata avanzata dal governo Berlusoni. Dello stesso parere è anche Pietro Garibaldi, professore di economia politica all'università di Torino che fin dal 2004, sulle pagine del sito la Voce.info, ha bocciato l'idea di aumentare le ore lavorate attraverso un provvedimento di legge, cioè abolendo alcuni giorni di ferie.

Le ricadute positive sul pil di una misura del genere, secondo Garibaldi sono assai dubbi: e' inutile, infatti, lavorare di più se i salari rimangono costanti e non si genera una maggiore domanda di beni e servizi sul mercato, capace di stimolare la produzione, i consumi e di far crescere i profitti delle imprese. Non molto diversa è l'opinione di Emiliano Brancaccio, docente all’Università del Sannio, economista da sempre su posizioni di sinistra. Per Brancaccio, non è affatto chiaro come l'aumento delle ore lavorate possa generare una crescita della produttività di un paese, che invece dipende da tantissimi altri fattori: per esempio dall'organizzazione dei capitali, dal grado di utilizzo della capacità produttiva nelle aziende e dal  livello delle conoscenze tecniche dei lavoratori.

TURISMO KO.

Se gli effetti benefici sul pil della proposta Polillo sono ancora tutti da dimostrare, c'è il rischio che i dati più attendibili siano alla fine quelli divulgati dalle associazioni degli albergatori o dei negozianti come Confcommercio: secondo gli esercenti, infatti, abolire le principali festività o i“ponti-ferie” potrebbe costare al settore del turismo una cifra tra 2 e 6 miliardi di euro all'anno, in termini di minori ricavi. Costringere gli italiani a rinunciare a un po' di vacanza, insomma, alla fine potrebbe rivelarsi soltanto un boomerang.

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