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Economia

Pubblico impiego: lo sciopero di Cgil e Uil, la spending review e lo spettro dei licenziamenti

Venerdì astensione dal lavoro dei dipendenti statali per protestare contro tutti i tagli del governo Monti. Ma lo spauracchio più grande è una massiccia riduzione degli organci

Una manifestazione dei dipendenti pubblici iscritti alla Cgil e alla Uil (Credits:Marianna Berti/Ansa)

Tutti in sciopero il 28 settembre. Venerdì prossimo, si asterranno dal lavoro i dipendenti statali iscritti alla Cgil e alla Uil, mentre l'altro grande sindacato confederale, la Cisl di Raffaele Bonanni , ha deciso di non aderire alla protesta. Le ragioni della prossima astensione dal lavoro degli impiegati pubblici sono legate principalmente alla spending review: il processo di revisione di tutte le voci di spesa dello stato, che proprio nel pubblico impiego avrà effetti tutt'altro che trascurabili, provocando ben 11mila esuberi.

TUTTO SULLA SPENDING REVIEW

LO SPETTRO DEI LICENZIAMENTI.

Sono gli esuberi, infatti, la posta in gioco più importante nel confronto tra i sindacati e il governo (a parte le questioni legate ai rinnovi contrattuali di alcune categorie). Da tempo, l'esecutivo guidato da Mario Monti, e in particolare il ministro del welfare Elsa Fornero, vorrebbero innescare nel pubblico impiego una vera e propria rivoluzione, rendendo di fatto meno difficile il licenziamento di un dipendente statale: una eventualità che oggi, invece, appare abbastanza remota.

PERCHE' LASCIARE A CASA UN DIPENDENTE DELLO STATO E' DIFFICILE

Non a caso, nei giorni scorsi, la stessa Fornero ha insistito sulla necessità di estendere al pubblico impiego gli effetti dell'ultima riforma del lavoro che ha modificato la disciplina sui licenziamenti individuali, regolata dall'articolo 18. Nelle aziende private, già oggi un dipendente lasciato a casa ingiustamente per motivi economici non ha più diritto a essere reintegrato al proprio posto. Può ricevere soltanto un indennizzo in denaro che parte da un minimo di 12 mensilità di stipendio.

TUTTO SULLA RIFORMA DEL LAVORO

E' proprio questo, dunque, lo spettro che assilla i lavoratori pubblici: quello di assistere a un'ondata di licenziamenti per motivi economici nel settore statale, dove diversi enti hanno le risorse finanziarie ridotte all'osso. Non a caso, Luigi Angeletti , segretario generale della Uil, ha subito ricordato alla Fornero che, almeno sulla carta, gli impiegati pubblici sono già soggetti a regole sugli esuberi ben più severe di quelle che governano i rapporti di lavoro privati. “Per gli statali non c'è neppure l'articolo 18”, ha detto il segretario della Uil.

LE RIFORME DI BRUNETTA.

In effetti, dopo alcune leggi approvate dall'ex-ministro Renato Brunetta tra il 2009 e il 2011, licenziare i dipendenti pubblici in Italia è già possibile, sia per motivi disciplinari (per esempio quando un impiegato è troppo assenteista o presenta falsi certificati medici) sia per ragioni economiche, cioè in presenza di esuberi negli organici, ai sensi della legge di stabilità per l'anno 2012. Va detto, tuttavia, che gli impiegati statali lasciati a casa in Italia sono sempre stati pochi: circa un centinaio all'anno, secondo i dati del ministero della Funzione Pubblica, oggi guidato da Filippo Patroni Griffi.

I POCHI CASI DI LICENZIAMENTI TRA I DIPENDENTI PUBBLICI

ORGANICI IN CALO.

Alle statistiche sui licenziamenti, che sembrano dar ragione alla Fornero, i sindacati hanno però ben altri numeri per controbattere alle osservazioni del ministro. Sono i dati da poco pubblicati dall'istituto di ricerca Eurispes, i quali evidenziano come l'Italia sia tra i pochi paesi europei con gli organici del pubblico impiego in calo: tra il 2001 e il 2012, il numero dei lavoratori statali del nostro paese è diminuito infatti del 4,7% contro un aumento di oltre il 36% registrato in Spagna, del 29% circa in Irlanda, del 5,1% in Francia e del 2,5% in Germania. Inoltre, il blocco del turnover, cioè la mancata sostituzione dei lavoratori che vanno in pensione, ha fatto crescere di 2 anni l'età media dei dipendenti (da 48 a poco più di 50 anni).

LE REGOLE SUI LICENZIAMENTI DEL PUBBLICO IMPIEGO

Per questa ragione Benedetto Attili, segretario generale della Uil P.a (la federazione degli impiegati statali iscritti alla Uil), non ha usato mezzi termini nel criticare il governo: sono anni che la pubblica amministrazione viene umiliata dai tagli lineari” ha detto in sostanza Attili “ e ciò che lascia allibiti è che neppure i cosiddetti ministri tecnici riescano a valorizzare il merito e a rendere competitivo il paese, attraverso una macchina burocratica più efficiente”.

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