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Economia

Pubblico impiego, le cinque ragioni dello sciopero

Timori di licenziamenti, precariato e tagli lineari con la spending review. Ecco i motivi per cui i dipendenti statali si asterranno dal lavoro

Una protesta dei dipendenti pubblici davanti a Montecitorio (Credits: Marianna Berti/Ansa)

“Abbiamo già dato”. E' lo slogan con cui decine di  migliaia di  dipendenti statali scenderanno domani in piazza per uno sciopero generale, promosso dalla Cgil e dalla Uil, con il dissenso della Cisl . L'obiettivo dei sindacati è di fermare i provvedimenti della spending review, il piano di revisione di tutte le voci di spesa dello stato, che rappresenta una vera e propria tagliola per il pubblico impiego. Ecco, di seguito, le 5 ragioni principali dello sciopero.

TUTTO SULLA SPENDING REVIEW

I TAGLI LINEARI.

Ciò che i sindacati rimproverano al governo è innanzitutto di aver scelto la strada più semplice, proseguendo nella politica dei tagli lineari messi in cantiere dall'ex-ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Molti enti pubblici vedranno ridotto il proprio budget, senza distinzione tra le amministrazioni virtuose, che hanno una gestione finanziaria efficiente e quelle che hanno invece i conti in disordine.

I LICENZIAMENTI.

Cgil e Uil temono però soprattutto un'ondata di licenziamenti nel pubblico impiego, visto che la spending review ha messo in programma una massiccia riduzione degli organici: per ben 6mila posti di lavoro nei ministeri e per  5.500 circa negli altri enti dello stato centrale. Negli ultimi 3 anni, infatti, sono state approvate alcune leggi che hanno agevolato il licenziamento dei dipendenti pubblici, sia per motivi economici che per ragioni disciplinari. Per certi aspetti, secondo i sindacati, oggi i lavoratori statali godono addirittura di minori tutele rispetto agli addetti del settore privato.

LO SPAURACCHIO DEGLI ESUBERI NEGLI ENTI PUBBLICI

IL PRECARIATO.

Negli ultimi 10 o 15 anni la pubblica amministrazione ha fatto un uso eccessivo dei contratti flessibili o a tempo determinato. Tanto che, attualmente, su oltre tre milioni di precari esistenti in Italia, circa un terzo lavora nella pubblica amministrazione, soprattutto per gli enti locali come le Regioni (dati della Cgia di Mestre). Saranno proprio i precari, che spesso hanno una qualifica scolastica  medio-alta come il diploma o la laurea, a pagare il prezzo più duro dei tagli al personale generati dalla spending review.

LE REGOLE SUI LICENZIAMENTI DEL PUBBLICO IMPIEGO

I RINNOVO DEL CONTRATTO.

Da tre anni il contratto collettivo nazionale dei dipendenti pubblici attende di essere rinnovato. In questo clima, però, sarà difficile che le trattative tra le parti sociali abbiano esito positivo. Con la spending review, infatti, il governo ha deciso di ottenere risparmi consistenti sugli stipendi e i benefit degli statali, con il taglio dei buoni pasto, il blocco degli aumenti della retribuzione, le ferie obbligatorie in alcune festività nazionali o la riduzione dei permessi sindacali.

L'INVECCHIAMENTO DEGLI ORGANICI.

I tagli al personale non faranno altro che incrementare un fenomeno che si è già verificato nell'ultimo decennio tra i dipendenti pubblici: il progressivo invecchiamento degli organici, dove l'età media è cresciuta da 48 a circa 50 anni, per effetto del blocco del turnover, cioè per la mancata sostituzione degli impiegati in pensione.

LA POSIZIONE  DELLA CISL.

Tra i sindacati confederali, lo sciopero di domani registra però un dissenso importante: quello della Cisl che non ritiene opportuna l'astensione dal lavoro. Giovanni Faverin, segretario della Cisl Fp (la federazione rappresentativa dei dipendenti statali), il negoziato in corso con il ministro della Funzione Pubblica sta producendo risultati importanti e potrebbe portare a una revisione significativa di alcune norme contenute nella spending review che "non vanno bene". Per questo, Faverin ritiene giusto proseguire nel dialogo e, domani, non sarà in piazza con Cgil e Uil.

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