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Economia

"Prestiti alle banche: la cura Draghi è solo un palliativo"

Secondo Giuseppe Ferraguto, docente alla Bocconi, l'Europa non uscirà dalla crisi del debito fino a quando la Bce non diventerà prestatore di ultima istanza

Il presidente della Bce, Mario Draghi (EPA/ARNE DEDERT)

Le banche tirano un sospiro di sollievo, mentre i cittadini europei e le imprese rimangono ancora con il fiato sospeso. Il Consiglio direttivo della Bce, presieduto da Mario Draghi, oggi ha deciso di mantenere invariato all'1% il tasso di riferimento principale di Eurolandia. Il numero uno dell'Eurotower ha inoltre garantito agli istituti di credito che la banca centrale fornirà liquidità illimitata alla banche ''fino alla fine del 2012''. Una scelta, quest'ultima, non condivisa però da tutti gli osservatori. Panorama.it ne ha parlato con Giuseppe Ferraguto, docente di economia internazionale alla Bocconi.

Professore, condivide la scelta dell’Eurotower di mantenere i tassi fermi all’1% in questo delicato momento congiunturale?

Per la verità io avrei proceduto con una riduzione dei tassi, non perché si sarebbe data una sferzata alla domanda: nessuno con un quarto di punto spinge le imprese a investire. Comunque avrebbe dato l’idea di una Bce che dà una mano ai paesi fortemente indebitati e in un momento di bassa crescita c’è bisogno di scelte che mostrino un maggior coraggio. Tuttavia, credo che la scelta di Draghi sia stata motivata dalla prudenza e non si è voluto raggiungere troppo in fretta il limite dello 0%, oltre il quale una banca centrale non può far più nulla: arrivarci, insomma, è un po’ come finire le munizioni e la crisi del debito sembra che durerà ancora per anni.

Però Draghi ha garantito liquidità illimitata alle banche. Ne hanno davvero bisogno?

Una scelta utile a risollevare gli istituti che, per usare un eufemismo, non sono robustissimi e riduce il ricorso alla leva finanziaria. Tuttavia, dietro questa mossa credo che si celi uno stratagemma, come lo scorso inverno, per salvare il debito sovrano dei paesi in difficoltà, sperando che le banche acquistino di nuovo a man bassa i titoli di Stato, abbassando così i rendimenti, visto che la Bce non può farlo direttamente.

Ma in questo modo non aumenteranno certo i prestiti alle imprese e alle famiglie. Del resto Draghi ha messo le mani avanti dicendo che i bilanci degli istituti di credito freneranno l’offerta di credito nei prossimi mesi…

Il rischio è proprio questo: sarebbe da augurarsi che le banche non si gonfino di bond con i finanziamenti all’1% della Bce, ma che utilizzino la liquidità finanziando imprese e famiglie. Credo, invece, che non lo faranno. Solo che in questo modo non si esce da un pericolosissimo circolo vizioso: gli Stati, infatti, sono indebitati perché devono salvare le banche e le banche si indebitano perché devono salvare gli Stati comprando i titoli di Stato che altrimenti nessuno vorrebbe.

Quindi, come se ne esce professore?

La verità è che se ne uscirà solo quando la Bce deciderà una volta per tutte di diventare prestatore di ultima istanza, comprando direttamente titoli di Stato sul mercato. E credo che ci si arriverà quando qualche grande istituto di credito, in Italia, in Francia o magari in Germania, inizierà a scricchiolare: solo in questo caso, infatti, la Bce può intervenire direttamente per mantenere l’efficacia della trasmissione monetaria all’interno dell’Eurozona, assolvendo al suo compito. Con questa giustificazione, quindi, potrà trasformarsi a tutti gli effetti in una vera banca centrale, come la Fed in America. Del resto, quest’ultima è l’unica soluzione efficace in tempi rapidi: tutte le altre, eurobond compresi, richiedono tempi di applicazione troppo lunghi. Ma i mercati finanziari corrono. E non aspettano la politica.

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