Lavoro

Precari e pubblica amministrazione: ecco chi è stato tutelato dal governo Letta e chi no

Boccata di ossigeno fino a fine anno per i contratti in scadenza. Esclusa la scuola

Manifetazione dei dipendenti della pubblica amministrazione (credits: Fabio Campana/Ansa)

Poco più di 110 mila persone in tutto. Sono i lavoratori precari della pubblica amministrazione (Pa) che il governo Letta, nel consiglio dei ministri di venerdì 17 maggio, ha deciso di tutelare. I contratti di assunzione a termine vicini alla scadenza (e a rischio di mancato rinnovo) verranno infatti prorogati fino al prossimo 31 dicembre.

I PRECARI DEL PUBBLICO IMPIEGO E LA LEGGE DI STABILITA'

Si tratta di una misura-tampone che certo non risolve in maniera definitiva tutti i problemi, sostanzialmente per due ragioni. Innanzitutto, perché non è stata affrontata la questione dei precari della scuola e delle università, che sono oltre 200mila, in numero doppio rispetto a quello degli altri enti. Inoltre, benché il governo abbia l'obiettivo di avviare dei percorsi di stabilizzazione, gli impiegati assunti con un contratto a termine hanno avuto soltanto una proroga di poco più di 6 mesi, fino alla fine del 2013. Entro quella data, il premier Letta e i suoi ministri dovranno dunque decidere sul da farsi, per non ritrovarsi nuovamente nella stessa situazione di oggi. Va ricordato, infatti, che l'ultima proroga dei contratti decisa dell'esecutivo non è altro che uno spostamento in avanti di una misura già contenuta nella Legge di Stabilità del governo Monti, che prorogava i contratti a termine della Pa fino al 31 luglio 2013.

LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E LE ASSUNZIONI FLESSIBILI

Secondo le stime dell'Aran (l'agenzia nazionale del pubblico impiego), i dipendenti statali con un inquadramento flessibile oggi sono in totale circa 317mila. Tra questi, ben 203mila operano nell'università e nella scuola e sono dunque esclusi dalle tutele del governo. Il numero degli attuali salvaguardati non dovrebbe quindi superare le 114mila unità, di cui il 76% è rappresentato da impiegati con il contratto a termine, mentre il restante 24% si divide tra lavoratori socialmente utili e gli assunti con contratto di somministrazione o di formazione e lavoro (che un tempo esisteva anche nel settore privato e che invece oggi sopravvive soltanto nella Pa). A fare la parte del leone, nelle assunzioni precarie del pubblico impiego, sono gli enti locali, dove viene calcolata la presenza di ben 60mila persone con un contratto flessibile, destinate per lo più a servizi sociali e assistenziali.

I PRECARI A RISCHIO IN ITALIA

Non va però sottovalutato un aspetto importante: secondo alcune stime, il fenomeno del precariato nella Pa è ben più vasto di quello che emerge dalle cifre ufficiali. A dirlo è una uno studio effettuato qualche mese dalla Cgia (la confederazione degli artigiani di Mestre), che ha considerato anche la presenza negli uffici pubblici di dipendenti con il part-time involontario (cioè quelli che vorrebbero lavorare a tempo pieno ma non ne hanno l'occasione) e di altri lavoratori flessibili, come chi ha dei contratti di consulenza o di collaborazione oppure chi opera alle dipendenze di ditte e cooperative esterne, per l'erogazione di servizi sociali e sanitari. Se si tiene conto di tutte queste figure professionali, l'esercito di precari che lavorano per lo stato annovera tra le proprie fila oltre un milione di italiani: un numero che è dieci volte superiore a quello degli ultimi salvaguardati dal governo Letta

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