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Economia

Prada: lo champagne può attendere

Profitti record per il brand italiano, ma la crescita vertiginosa delle azioni nasconde un pericoloso rimbalzo

Un momento della sfilata Primavera / Estate 2013 di Prada alla Milano Fashion Week (LaPresse)

Dopo gli applausi raccolti la scorsa settimana a Milano da Miuccia Prada alla che nella collezione P/E 2013 celebra le Harajuku Girl di Tokyo , il gruppo Prada si è presentato agli analisti con i brillanti risultati del primo semestre. I profitti sono cresciuti al ritmo stratosferico del 59%, pari a 286 milioni di euro (il giro d'affari è a quota 1,55 miliardi di euro), grazie alla domanda dei mercati asiatici. Le azioni alla Borsa di Hong Kong, dopo il timido debutto dello scorso anno , hanno registrato +70%, superando - e di gran lunga - le previsioni di S&P Global Luxury Index che danno il mercato del lusso a +17% nello stesso periodo. Per non parlare della media delle società quotate sulla piazza di Hong Kong che si attesta sul +10%.

Tutto bene, dunque? Non proprio. Perchè gli analisti temono una brusca frenata nell’andamento dei ricavi nella seconda parte dell’anno. Secondo gli analisti, Prada, che ha saputo contrastare il declino del settore grazie alla sua bassa penetrazione nei principali mercati del lusso, non potrà che subire (a sua volta) il rallentamento globale della domanda. Paradigmatico, a questo proposito, è il caso di Burberry che, annunciando un profit warning dovuto al calo delle vendite in Cina, ha bruciato un quarto del proprio valore .

Secondo Gloria Tsuen, analista presso la banca Cimb, Prada potrebbe seguire a ruota il marchio britannico. La Cina, infatti, è un mercato da cui le aziende del lusso sono sempre più dipendenti e da cui Prada trae un terzo del proprio fatturato. Addirittura, secondo le stime, la crescita trimestrale di Prada dovrebbe rallentare al 15-16% nel periodo luglio – dicembre. Il +70%, secondo gli osservatori, avrebbe reso le azioni più vulnerabili. E la prova, secondo Tsuen, è che le file per comprare il marchio italiano si sono assottigliate fuori dai negozi di Hong Kong.

Più ottimista Jean Manuel Mendoza, alla guida dell’area asiatica di Credit Suisse Assett Management Division, per il quale il mix di prodotti di Prada, rispetto a Burberry che punta maggiormente sull’abbigliamento, potrebbe proteggere il marchio italiano che gode di margini più alti sulla pelletteria che, fra l’altro, si dimostra più anelastica alla crisi.

L’amministratore delegato Patrizio Bertelli, pur con le dovute cautele, fa notare che, fino alle prime tre settimane di settembre, i risultati sono stati incoraggianti. Bertelli ha aggiunto che la ragione per cui il marchio ha superato di misura i rivali sia legata alla proprietà delle fabbriche che permette al brand di essere più flessibile e reattivo ai cambiamenti del mercato.

Quanto alle code di clienti cinesi in fila, le vendite in Cina, invece, sono passate dal +48% dello scorso anno a +35% di quest’anno, ma sono state compensate da una più alta richiesta da parte di turisti, soprattutto cinesi, in viaggio in europa. Le vendite in Europa hanno segnato +37%, rispetto al +19% dell’anno precedente e gli scontrini, a parità di numero di negozi (sono 414 quelli gestiti direttemante), sono cresciuti del 19%.

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