Economia

Piccoli imprenditori, tutti a Carpaneto per dire addio all’Italia

Come si svolge il convegno promosso da Andrea Zucchi per riprogettare un futuro all’estero

L'imprenditore Andrea Zucchi (Credits: Cristiano Minichiello/Imagoeconomica)

Un convegno tra piccoli imprenditori che per l’insopportabile peso fiscale a cui sono sottoposti hanno deciso di lasciare l’Italia e che per farlo al meglio vogliono incontrarsi per mettere insieme progetti e idee. Un’iniziativa che suona a metà tra una provocazione e un serio proponimento. E sì perché il suo promotore, l’imprenditore Andrea Zucchi, un po’ provocatore lo è, visto che qualche settimana fa nel corso della trasmissione Piazza Pulita su La7 consegnò platealmente le chiavi della sua azienda ormai sull’orlo del fallimento al sottosegretario al Tesoro Gianfranco Polillo, annunciando che gliela avrebbe ceduta gratuitamente.

Il suo gesto ha richiamato l’attenzione di migliaia di imprenditori nelle stesse condizioni che dapprima si sono ritrovati su una pagina facebook a condividere la propria amarezza e il proprio desiderio di lasciare il nostro Paese, e domani si incontreranno fisicamente a Carpaneto, in provincia di Piacenza, in un convegno simbolicamente intitolato “Passaporto per la vita”. L’ideatore del meeting, in quest’intervista a Panorama.it spiega le ragioni dell’iniziativa.

Senta signor Zucchi, innanzitutto come siete giunti alla scelta del luogo dove tenere questo convegno?
Abbiamo deciso di ritrovarci a Carpaneto Piacentino, un piccolo paesino di 8mila anime dove io vivo e dove non arriva neanche la ferrovia, proprio perché fosse una località difficile da raggiungere e presupponesse una forte motivazione a presentarsi.

E lei pensa che l’obiettivo sia stato raggiunto?
Raggiunto e superato ampiamente. Io pensavo di essere solo, invece in questi giorni ho ricevuto migliaia di adesioni al ritmo di 10 all’ora sul sito di riferimento www.passaportoperlavita.it . La maggior parte di esse le abbiamo dovute rifiutare, perché domani saremo al massimo in cento. Ma fin d’ora posso dire che l’esperimento sarà ripetuto.

Qual è l’obiettivo del convegno?
Abbiamo raccolto persone che hanno maturato la decisione di andarsene dall’Italia, perché non più disponibili a sopportare una pressione fiscale che uccide le nostre aziende. Vogliamo tutti ricominciare dall’estero, in Paesi dove l’imprenditore non sia considerato un nemico del popolo, ma una risorsa per lo sviluppo e la crescita economica. Molti purtroppo in questo periodo di crisi hanno scelto amaramente di suicidarsi, noi invece non lo faremo, abbiamo deciso di andarcene, di prendere appunto, come dice il titolo del convegno, un passaporto per la vita.

Praticamente come si svolgerà l’evento?
Ci saranno innanzitutto una serie imprenditori italiani provenienti dalle parti più disparate del mondo, dalla Lettonia al Cile alla Francia che racconteranno le proprie esperienze di successo all’estero, dando consigli utili all’uditorio. In questo senso avremo anche contributi filmati che arriveranno dalla Cina e dall’Australia. Ci sarà poi spazio per la discussione tra gli altri imprenditori presenti, che arriveranno da tutta Italia, dalla Sicilia alla Valle d’Aosta, con rappresentanti di tutte le regioni.

Cosa accomunerà tutta questa platea?
L’orgoglio di essere imprenditori che avrebbero voluto fare con onestà il proprio lavoro, impegnando anche 16 ore al giorno, ma che invece hanno finito per diventare capro espiatorio di una lotta all’evasione che vede in noi la causa di tutti i mali del Paese. Se la realtà è questa allora noi ce ne andiamo.

Lei in questo senso rappresenta un caso emblematico.
Certo, io avevo una piccola azienda di 4 dipendenti che sto chiudendo perché non riesco più a fare fronte ai pagamenti. E pensare che in realtà io vanto più crediti dallo Stato, di quanti siano i miei debiti. Eppure, sto per subire delle conseguenze penali per il mancato pagamento di alcuni contributi, e tutto perché non si riesce a trovare dei semplici meccanismi di compensazione.

E allora che si fa?
Domani a Carpaneto cominceremo in maniera molto realistica a ragionare su come abbandonare questo Paese. La nostra può essere considerata una provocazione verso il potere politico, ma in effetti non lo è, anche perché ci siamo tenuti lontani da tutte le istituzioni e da tutte le associazioni di categoria, che ormai ci appaiono soggetti morti in uno scenario imperturbabile. Metteremo a punto seriamente dei business plan, affinché con il tempo qualcuno di noi possa davvero rilanciarsi come imprenditore all’estro, in realtà che sappiano meglio comprendere e rispettare il nostro lavoro.

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