Aziende

Mps, Che succede tra i giudici senesi?

Le difficoltà di un’indagine complessa, la carenza di organico, un gip oberato dal lavoro che blocca un sequestro. Tutto in una lettera che il presidente del tribunale ha inviato al Csm. Per avere rinforzi

Per comprendere l’aria che tira al Tribunale di Siena bisognava trovarsi, nei primi giorni di maggio, a un tavolino dell’Angolo delle dolcezze. Il bar, a pochi passi dal palazzo di giustizia, fra cappuccini e cornetti, avrebbe offerto agli avventori anche una discussione i cui toni poco urbani non fanno onore alla sua insegna. Protagonisti due dei pubblici ministeri al lavoro sul Monte dei Paschi e il giudice per le indagini preliminari Ugo Bellini. Tema del confronto: la scarsa comunicazione, per usare un eufemismo, tra i due uffici. Pochi giorni prima, il 26 aprile, Bellini aveva scelto di non convalidare il sequestro di 1,8 miliardi di euro disposto dai pm Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso nei confronti della banca giapponese Nomura. La decisione non è andata giù ai «tre moschettieri», come sono soprannominati in città, e secondo alcuni sarebbe all’origine dell’ennesimo sfogo di Bellini con il presidente del tribunale Stefano Benini.

Verità o congettura? Di certo quello stesso giorno Benini prende carta e penna per scrivere al Consiglio superiore della magistratura. E, tra una lamentela e l’altra sull’organico, infila un paio di considerazioni non certo neutre su un collega che pure conosce da 15 anni: Bellini, unico gip di riferimento per i fascicoli che riguardano la banca, sarebbe ansioso di venire sollevato dall’incarico. «La sua demotivazione e il timore di non essere all’altezza del compito sono evidenti» scrive il presidente. Quando quelle poche righe finiscono sui quotidiani, proprio alla vigilia del ricorso presentato al tribunale del riesame da Nastasi, Natalini e Grosso contro la decisione di Bellini, tocca a quest’ultimo sbottare: «Non ho mai chiesto di essere sollevato da Mps» spiega ai giornalisti prima che due telefonate dei suoi superiori, evidentemente sul chi vive, stoppino ulteriori dichiarazioni.

Nulla di strano che l’arrivo di un’indagine complessa e dalle tante implicazioni mediatiche e politiche metta a rischio tenuta lavorativa ed equilibri interni di un tribunale di provincia: è accaduto a Parma dopo il crac Parmalat e a Cremona durante l’inchiesta sul calcioscommesse. Ma nel caso di Siena è la prima volta che in piazza, oltre alle legittime richieste di rinforzi, finiscono anche gli screzi fra magistrati. Fatto ancora più clamoroso se si considera che fino a ieri le toghe locali godevano di elogi bipartisan per la loro compattezza e impermeabilità, e oggi rischiano di finire nel tritacarne del dibattito politico.

Che la lettera di Benini al Csm celi una reale richiesta d’aiuto oppure una sorta di giustificazione preventiva per un’istruttoria che procede a rilento, poco importa: entrambe le versioni, con le elezioni comunali alle porte, sono buone per dare fiato ai dietrologi di ogni colore. Da destra c’è chi ricorda la scarsa attenzione riservata dai giudici alle intercettazioni telefoniche fra l’ex numero uno del Mps Giuseppe Mussari e l’allora sindaco pd di Siena Franco Ceccuzzi, confinate nei brogliacci allegati a un fascicolo parallelo e mai neppure trascritte. Da sinistra c’è chi accusa velatamente gli stessi magistrati di non avere approfondito troppo i legami tra Rocca Salimbeni e le vicende dello Ior, la banca vaticana, e del Credito cooperativo fiorentino di Denis Verdini. Anche il blog di Beppe Grillo ci ha messo del suo, con alcune illazioni pesanti a proposito delle indagini sul suicidio di David Rossi, ex portavoce della banca.

Loro, i «tre moschettieri», mantengono la consegna del silenzio e da qualche giorno il caffè preferiscono farselo recapitare in ufficio. Attenti, sin dall’inizio, a non far trapelare particolari significativi né sulle indagini né sulle rispettive biografie. Tanto scarne da risultare poco più che aforismi: Natalini, giovane ma preparato, un Davigo in miniatura; Nastasi, il fan di Leonardo Sciascia e Sergio Leone, che si è fatto le ossa nella sua Messina; Grosso, in gioventù compagno di studi di Nastasi, trasferito dalla vicina Montepulciano. In comune, la passione per i tomi giuridici e la poca confidenza riservata a giornalisti e avvocati.

La pressione sulla procura però resta, e la lettera recapitata al Csm evidenzia quanto sia complesso, in queste condizioni, lavorare e giudicare in serenità: a Siena contro un organico ottimale di 12 magistrati se ne contano appena nove, ma due di loro (uno per non meglio specificate incompatibilità e un altro perché legato a uno degli indagati) devono rimanere alla larga dal Mps. Creare collegi privi di pregresso in materia diventa impossibile, visto anche il moltiplicarsi di cause lavorative e risarcitorie legate alle vicende della banca. Mentre gli uffici di gip e gup, che hanno in carico anche il contenzioso civile, affrontano un calendario non privo di risvolti surreali. Martedì 7 maggio, per esempio, Bellini si è dovuto distogliere dal faldone derivati per dedicarsi a dispute su terreni agricoli confinanti e multe non pagate. E sulla sua scrivania arriverà presto anche la vicenda di Babe, il maialino vandalo che ha devastato raccolti e fagocitato galline nelle campagne di Colle Val d’Elsa. La ricostruzione di uno dei più grandi scandali finanziari della storia repubblicana, forse, dovrà attendere.

Leggi Panorama on line

© Riproduzione Riservata

Commenti