Economia

Morto Sergio Pininfarina, il padrone gentiluomo simbolo dell'italian look

Si è spento all'età di 86 anni l'industriale e designer automobilistico. Eccone l'umanità, la professionalità, l'energia

Sergio Pininfarina (Credits: Imagoeconomica)

“Simbolo del made in Italy”, l'ha definito il presidente della Confindustria Giorgio Squinzi. E davvero Sergio Pininfarina, l'industriale e designer automobilistico che si è spento oggi a 86 anni, è stato un simbolo dell'italian-look, tanto che tuttora quel marchio rientra tra i miti mondiali della nostra industria. Ma di pochi altri grandi nomi dell'imprenditoria italiana si poteva descrivere l'umanità.

“Mi ricordo sempre quando mi incaricò di prendere la guida del Sole 24 Ore”, amava raccontare di lui l'ex capo del gruppo editoriale Maurizio Galluzzo; “venivo da una fase difficile all'interno di Confindustria, lui capì, mi ridiere fiducia, viaggiammo insieme fianco a fianco in aereo, gli misi a disposizione il mio mandato di dirigente, quando esci dall'aereo mi aveva nominato al giornale”: perchè Pininfarina era così.

Padrone e gentiluomo, imprenditore fondatore, con gli “animal spirit” al posto giusto, ma anche padre di famiglia, negoziatore duro ma anche comprensivo. Piemontese innamorato di casa Agnelli, leale fornitore della Fiat, ma anche orgoglioso conoscitore d'auto, che sul punto di merito del suo lavoro non s'intimidiva nemmeno davanti all'Avvocato in persona.

In questi personaggio dai toni sobri, come il costume piemontese impone, ma battagliero, si è conciliato, insomma, per quarant'anni di vita imprenditoriale ai vertici del sistema un insieme di valori apparentemente distanti ma in realtà convergenti. Tradizionalismo: di cognome faceva Farina, chiede e ottenne dal presidente Gronchi un decreto per premettere “Pinin”; nomignolo del pare, al proprio cognome e farne, insieme, un brand. Futurismo: l'aveva già capito il padre, ma Pininfarina sviluppò gli studi sull'aerodinamica e sfornò una serie di carrozzerie speciali “mitiche”, sviluppando la produzione industriale attorno a queste vetture, e facendone un colosso internazionale, dagli Anni Cinquanta in poi.

Tutt'altro che subalterno fornitore Fiat, insomma, anche se, certo, corso Marconi è sempre stato il primo cliente del gruppo. Ma mentre forniva agli Agnelli le Ferrari più belle, disegnava anche per le Maserati di De Tomaso e per molte aziende straniere: “L'essenziale!, ripeteva, “è conservare il patrimonio del passato ma sapersi proiettare nel futuro, anticipando i tempi”.

Qualche nome basta a rendere l'idea, tra le decine di vetture disegnate dall'imprenditore, modelli entrati nella storia dell'automobile come l'Alfa Romeo Spider Duetto – quella del “Laureato” - la Lancia Flaminia, la Lancia Flavia Coupé, la Dino 246 e le Fiat 124 Sport Spider e la Fiat Dino Spider. Crescendo, Pininfarina strutturò la personale capacità creativa travasandola in un Centro di Calcolo e Disegno e ancorandola alla prima “galleria del vento” in scala 1:1 realizzata in Italia: da cui sono usciti gioielli come la Ferrari 365 Daytona, la 308 GTB e la 400i, la Fiat 130 Coupé, la Lancia Beta Montecarlo e le Lancia Gamma Berlina e Coupé.

E ancora, fino agli Anni Ottanta, altre auto di grande successo come la Lancia LC1, la LC2, la 037, la Delta S4 e i prototipi Lancia ECV e ECV2, poi ancora la Fiat Campagnola, l'Alfa Romeo 33 Giardinetta, la Ferrari Testarossa, l'Alfa Romeo Spider, la Lancia Thema SW e molte Peugeot.
Come padre aveva entusiasmato e coinvolto in questa sua passione creativa calata in capacità d'impresa tutti e tre i figli: Andrea, il vero erede imprenditoriale, scomparso tragicamente per un incidente in Vespa mentre, in piena estate, andava comunque a lavorare in fabbrica, Paolo, ancora oggi presidente della società e depositario dei progetti sull'auto elettrica, e Lorenza, che s'è sempre occupata di design e immagine.

L'altra fase intensa della sua vita, e in fondo l'altro mestiere, è stato quello di presidente degli industriali: lui, imprenditore di famiglia, delegato con pieno affidamento del “Re” Gianni Agnelli ma molto amato anche dai piccoli. Un quadriennio durissimo '88-'92, fino alla vigilia di Tangentopoli, gli anni dell'involuzione della Prima Repubblica, delle trattative sindacali dure che preparono il terreno per i successivi accordi di politica dei redditi firmati dai governi di emergenza, Amato e Ciampi, poco dopo la sua uscita da viale Astronomia.

Da anni era molto malato, forse tanto da non aver dovuto soffrire per la crisi finanziaria subita dal suo gruppo, che oggi – però – ancora porta il suo nome, ancora produce e ancora innova: ed è di pochissimi giorni fa il lancio di una nuova vettura elettrica “frutto” dello stabilimento di Grugliasco, la nuova frontiera della mobilità intuita da lui e sviluppata dai figli. Quasi un'eredità di energia, che non s'è spenta con lui...

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