Economia

Moody's, ovvero l'America che boccia l'Europa

Dietro la doppia bocciatura di questi giorni c'è un giudizio chiaro sulla linea tedesca imposta all'Unione Europea

Moodys

Moody's non lascia, raddoppia: più polemiche imperversano sui suoi “rating”, più fa roteare il bastone. Dopo aver rivisto al ribasso ieri le prospettive di Germania, Olanda e Lussemburgo – padrona e padroncini dell'Europa monetaria – l'agenzia di rating americana oggi ha superato se stessa: ha declassato pure l'Outlook del Fondo salvastati, quell'Efsf che, in realtà, è appena nato e non ha nemmeno ancora iniziato a operare. Come dire, un “downgrade” preventivo, a futura memoria, per la serie: “Occhio che se continuate così andate a sbattere”.

Già perchè, al di là della componente polemica dello scontro in corso sui rating – con tutta la classe dirigente economico-istituzionale europea che ostenta indignazione contro le agenzie Usa ma poi non fa nulla di concreto per raddrizzarne le gambe o controbilanciarne il malcostume – un dato emerge con estrema chiarezza: attraverso i “rating” delle sue due grandi agenzie specializzate, qui è l'America che boccia l'Europa. Dando concretezza matematica alle reiterate bocciaure che, peraltro, la Casa Bianca formalmente e decine di analisti economico-finanziari informalmente hanno già espresso a carico della linea tedesca imposta all'Unione e alla Bce.

L'oceano che divide Usa e Europa, e che si esprime da oggi plasticamente nell'abbassamento dell'Outlook sull'Efsf, da "stabile" a "negativo", è proprio un oceano di mentalità. Da una parte, gli americani, tutti metaforicamente impegnati in una sfida all'Ok Corral con la crisi, fasciati da cinturoni e armati di enormi revolver caricati a dollari: con la Federal Reserve che ha salvato 200 e più banche dal fallimento, tra il 2008 e il 2010, riempiendole di dollari e di fatto stampando moneta, e che ha irrorato l'economia nazionale e non solo con 2000 miliardi di dollari (quanto tutto il nostro debito pubblico!) di nuovi banconote, emesse senza alcun ancoraggio con l'economia reale che però, grazie a queste trasfusioni massicce di liquidità, ha ripreso a crescere. E dall'altra parte gli europei, ovvero i tedeschi – quelli che comandano sul serio – i quali si sono arroccati nella loro rigidità finanziaria, forti esclusivamente della capacità di esportare e in nome della massima e assoluta prevenzione dell'inflazione stanno strangolando l'economia reale di tutto il continente.

Attenzione: non sarebbe giusto pensare che gli americani fanno bene e gli europei sbagliano. In verità gli americani, inflazionando la loro moneta nel mondo, hanno appunto prenotato una dose masiccia di inflazione effettiva che prima o poi la deprezzerà. Ma intanto hanno “scavallato” la crisi. Gli europei invece non hanno inflazionato ma non hanno più fiato. Due diversi modi di sbagliare, uno però positivo ed orientato al futuro, l'altro conservativo e orientato alla depressione.

È quest'ultima impostazione, in fondo, che Moody's ha bocciato, declassando tra ieri e oggi sia la Germania che l'Efsf. Ed è stupefacente che i tedeschi non lo capiscano.

Così come giustamente, in Europa, tutte le volte in cui si è parlato della “Tobin Tax” contro la speculazione si è eccepito, anche da parte tedesca, che sui mercati globalizzati misure di questo tipo se unilaterali non possono essere prese, così è assurdo pensare che l'euro e i Paesi che lo esprimono possano vivere bene con un parter e concorrente, gli Stati Uniti, che si sono dati una risorsa di competitività illimitata, la liquidità: e i rating di ieri e di oggi sanciscono quest'impossibilità. La Merkel e le sue “teste d'uovo” sanno benissimo che stanno pilotando l'Europa, e con essa la stessa Germania, contro un muro. Ma vogliono essere rieletti, e pensano che la base dei tedeschi non capirebbe nessun'altra politica. Se non si aggiunge a questo quadro nulla di innovativo, l'Europa è fritta.

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