Economia

Ministro Grilli, ecco perché le sue dismissioni non ci convincono

Ha senso cedere industrie e tecnologie di qualità mentre esiste un fondo pubblico che compra altre imprese sul mercato?

Corrado Passera, ministro per lo sviluppo economico e Vittorio Grilli, ministro dell'economia (Credits: PAOLO CERRONI/IMAGOECONOMICA

Ma potrà la Cassa depositi e prestiti, con il suo Fondo strategico italiano (Fsi), guida dall’ex a.d.di Merrill Linch Maurizio Tamagnini, svolgere un ruolo significativo nell’evitare che altri pezzi di imprenditoria ad alto contenuto tecnologico prendano la via dell’estero? Potrà ancora farlo, insomma, dopo l’ambizioso programma di privatizzazioni annunciato dal neo-ministro dell’Economia Vittorio Grilli, 15-20 miliardi di controvalore all’anno di asset pubblici da incassare per ridurre lo stock del debito pubblico?

È una buona, spinosa domanda, che troverà nel caso Finmeccanica un primo banco di prova. Fsi ha annunciato recentemente quali saranno le sue prime tre operazioni: Kedrion (farmaceutico), Metroweb (tlc) e Avio (aviazione). Di queste solo l’ultima riguarda marginalmente lo "Stato padrone", nel caso la Finmeccanica, che detiene (e vuole cedere) il 16% dell’ex Fiat Avio, oggi guidata da Francesco Caio. Subentrando in tutto a Finmeccanica e magari acquisendo ulteriori quote di Avio, Fsi potrebbe effettivamente ridare radici italiane e prospettivi tecnologico-strategiche nazionali all’azienda.

Le  due operazioni sono in linea con la vocazione di Fsi: "il Fondo strategico italiano opera acquisendo quote - generalmente di minoranza - di imprese di "rilevante interesse nazionale" che siano in equilibrio economico-finanziario e abbiano adeguate prospettive di redditività e significative prospettive di sviluppo", come recita la mission dell’azienda. Ma questi stessi principi ispiratori non escluderebbero affatto un intervento di Fsi su Ansaldo Energia, Ansaldo Breda e Ansaldo Sts, i tre gioiellini di Finmeccanica destinati alla cessione, secondo il piano industriale annunciato da Giuseppe Orsi, presidente e amministratore delegato del gruppo, che punta a incassare la bellezza di un miliardo per questa strada...

Com’è possibile, però, che le nuove strategie del governo annunciate da Grilli non interferiscano con le mosse del Fsi? Com’è possibile che con una mano lo Stato venda e con l’altra acquisti, in un’ottica di investimento sullo sviluppo di cose che ancora non ci sono o non sono del tutto sviluppate, anzichè concentrare le risorse sul mantenimento di quel che c’è e che potrebbe essere tenuto nei confini della proprietà nazionale, se non pubblica?

Probabilmente dentro il governo si confrontano – e non sarebbe il primo caso – due anime. Quella del ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, che auspicherebbe il mantenimento di certe attività sotto bandiere nazionali, se non pubbliche; e quella di Grilli che deve fare cassa. Ma la domanda è: di fronte a 2.000 miliardi di debito pubblico, ha poi così senso fare cassa per sei-settecento milioni cedendo asset industriali di buona qualità, che avrebbero solo bisogno di un sostegno finanziario che Finmeccanica oggi non può dare, pregiudicando migliaia di posti di lavoro e abbandonando al proprio destino – verosimilmente straniero - tecnologie importanti, mentre si investe quel poco che c’è per promuovere aziende certo meritevoli di supporto ma se non altro prive di un significativo rischio sociale?

Da banchiere, nel caso Alitalia, Passera ha fatto ben altro: si è impegnato per il mantenimento delle radici proprietarie nazionali dell’ex compagnia di bandiera. Grilli, al Tesoro, prima sotto Draghi e poi da solo, ha dimostrato di saper soprattutto vendere. Se tanto dà tanto...

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