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Lavoro

McDonald’s: il lavoro qui si sperimenta

A Milano la sperimentazione per un centinaio di dipendenti del quarto più grande datore di lavoro al mondo

Il look dei nuovi menu di McDonald’s che riportano anche le calorie (AP Photo/Mark Lennihan)

La procedura di licenziamento collettivo avviata da McDonald’s per i 95 dipendenti del ristorante in Galleria Vittorio Emanuele, a Milano, è stata interrotta. Al suo posto, grazie a un accordo raggiunto nelle ultime ore fra l’azienda e i sindacati, ci sarà la sperimentazione di un nuovo modello organizzativo e la ricollocazione dei lavoratori.

Il ristorante dell’Ottagono dovrà cedere il posto a Prada, che pagherà oltre cinque milioni di euro l'anno di affitto per i primi cinque anni. Un cambio di insegna dovuto al mancato rinnovo del contratto di locazione da parte del Comune di Milano. Per la catena, significa una perdita di fatturato di (minimo) sei milioni di euro all’anno. Nell’impossibilità di trovare una location analoga o di ampliare l’esistente in piazza Mercanti, dopo l’ennesimo niet del Comune (adesso impegnato in un contenzioso con una richiesta di risarcimento da 24 milioni di euro), per i quasi cento lavoratori era dunque scattato il licenziamento.

C’è voluto uno sciopero del personale martedì scorso, con i dipendenti che distribuivano volantini invece dei panini, per dare una svolta ai colloqui. Adesso, i dipendenti con quaranta ore settimanali sperimenteranno l’orario spezzettato su sei giorni, mentre i dipendenti con orario parziale potranno invece scegliere se trasformare il proprio contratto in tempo pieno con orario spezzettato. La sperimentazione durerà fino al 30 aprile del prossimo anno.

I NUMERI DEL COLOSSO
Con i suoi 1,9 milioni dipendenti (inclusi quelli dei franchising), la catena di fast food è, secondo i dati di Bbc , il quarto più grande datore di lavoro al mondo, dopo il Dipartimento della Difesa americano (che conta ben 3,2 milioni di dipendenti), l’Esercito di Liberazione cinese (con 2,3) e Walmart (con 2,1). In Italia, i collaboratori sono 15.500 e servono ogni giorno 140mila menu a 700mila clienti.

McDonald’s accoglie qualcosa come 68 milioni di clienti ogni giorno in oltre 33mila ristoranti in 119 Paesi (il 19% è gestito direttamente e il resto in franchising), ha un giro d’affari superiore a 27 miliardi di dollari e una capitalizzazione da 94 miliardi di dollari. Starbucks, a cui si ispira il redesign lanciato nel 2006 (tavoli di legno, poltrone di pelle e lampade a sospensione per un’atmosfera più accogliente), ha invece una capitalizzazione pari a meno della metà.

Nata come griglieria 72 anni fa ed evoluta grazie all’applicazione della produzione in serie, l’azienda continua a dimostrare una grande sensibilità per i trend. A gennaio, per esempio, ha pubblicato sul proprio sito americano la provenienza degli ingredienti serviti nei suoi ristoranti. Poche settimane fa, invece, ha conquistato nuovamente i titoli dei giornali con la decisione di pubblicare sui menu (con due anni di anticipo su quanto prevede la legge) le calorie dei propri prodotti . Una mossa, sottolinea Business Week , volta a dare un volto più trasparente (e quindi credibile) al brand, accusato di contribuire alla diffusione dell’obesità. La scorsa settimana, infine, in 700 ristoranti della California ha esordito M Channel , la nuova tv a brand McDonald’s, caratterizzata da una forte impronta locale.  

Pur avendo uno fra i più bassi tassi di produttività per dipendente (il termine McJob coniato nel 1986 dal sociologo Amitai Etzioni dice tutto), McDonald’s appartiene all’aristocrazia di S&P 500. La catena, infatti, è terza nel ranking stilato da 24/7 Wall St con un ritorno per dipendente di soli 65mila dollari (Apple, in posizione diametralmente opposta è a 2,4 milioni di dollari per dipendente). Ma i suoi dividendi hanno il segno più da 25 anni a questa parte e negli ultimi cinque  anni, sono cresciuti dell’87% , tanto da essere considerata una fra le aziende più affidabili del mondo per gli azionisti. Alla faccia del McJob.

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