Aziende

Mattel dichiara guerra ai tablet

Le nuove tecnologie fanno paura ai colossi dei giocattoli, che temono la concorrenza dei supereroi virtuali

(Credits: TEH ENG KOON/AFP/Getty Images)

Possibile che iPad e smartphone abbiano messo in crisi le aziende di giocattoli? E’ vero che queste ultime non sanno più cosa inventarsi per far fronte alla concorrenza di apparecchi che le penalizzano sia tra i giovani che tra i giovanissimi?

Ebbene sì, e lo dimostrano le strategie di marketing recentemente approvate dalla Mattel, il gigante dei giocattoli, padre di Barbie e di molti altri personaggi e oggetti tra i più venduti in tutto il mondo.

Con l’avvento delle nuove tecnologie qualcosa è cambiato. Perché se fino a qualche tempo fa erano le novità della Mattel a spingere l’industria cinematografica, dei videogiochi, e degli accessori (per la scuola e non) a mettere in commercio cartoni animati, video, figurine, zaini, matite e palloni che avessero come protagonisti gli eroi dei più piccini creati dai colossi dei giocattoli, oggi succede esattamente il contrario. Sono infatti i re dei giochi a servirsi di gadget e videogiochi per pubblicizzare i loro nuovi personaggi nella speranza di stimolarne le vendite.

Proprio Mattel ha ideato una campagna pubblicitaria che non ha precedenti per preparare i mercati a stelle e strisce ad accogliere il suo nuovo eroe: Max Steel . Anche se questo personaggio ha tutte le carte in regola per piacere ai più piccini (ha energia da vendere, nelle sue diverse mutazioni riesce sempre ad avere la meglio sui mostri che si imbattono sulla sua strada, e ha un alter ego, Maxwell McGrath, in cui possono immedesimarsi tutti, perché ha solo 16 anni e frequenta le scuole superiori del suo paese), e nonostante abbia già ottenuto un discreto successo su tanti altri mercati, in particolare in America Latina, dove è stato lanciato più di una decina di anni fa, Mattel è convinta che nel mondo dei tablet il passaparola non basti. E per il bene di Max Steel (e dell’azienda) ha accettato che i gadget e i video interattivi facessero capolino sul mercato molto prima del giocattolo.

Come mai un’azienda come la Mattel ha paura della concorrenza delle nuove tecnologie? E siamo davvero sicuri che presto i bambini si stancheranno dei giocattoli tradizionali e si appassioneranno solo alle loro versioni virtuali?

Quella che fino a ieri era solo una possibilità si è fatta in effetti oggi molto più probabile. E la Mattel (e con lei molte altre aziende che producono giocattoli) ha iniziato a preoccuparsi quando si è accorta che la sua macchina da soldi per eccellenza, la Barbie, ha iniziato a perdere colpi. Registrando un calo nelle vendite che dal 2000 a oggi ha raggiunto addirittura il 50%, che in termini di fatturato significa una riduzione del 10%.

La scelta della Mattel di lanciare le sue ultime creazioni dopo aver già creato una domanda per le stesse grazie ad accessori e videogiochi verrà sicuramente emulata da molte altre aziende, ma non è detto che sarà sufficiente a frenare il declino dei “veri” giocattoli. Anche tra i giovanissimi, che al momento restano più tradizionalisti. Capire perché è semplice: man mano che si diffonderà la nuova prassi di stimolare i più piccini a usare i tablet sin dalla prima elementare, è evidente che questi ultimi inizieranno a desiderare di avere a disposizione sulle tavolette oltre ai libri anche i loro inseparabili compagni di fantasie e avventure. E se quando questo succederà i colossi dei giocattoli non si saranno adeguatamente attrezzati, il loro declino sarà inevitabile.

 
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