Economia

Ma siamo proprio sicuri che la Merkel abbia perso?

Dopo il vertice Europeo e l'Eurogruppo qualche dubbio ci viene...

Non tutti sono convinti che, nel superbraccio di ferro del Consiglio d’Europa della settimana scorsa, il vincitore sia stata l’Italia. Secondo il Financial Times, per esempio, lo stato che ha ottenuto di più è la Spagna, che ha evitato il collasso delle sue banche. Quanto all’Italia, che per sé ha ottenuto soprattutto lo scudo antispread, bisognerà vedere i dettagli, che saranno resi noti solo due settimane dopo l’accordo. Il rischio è che nel frattempo, come è già successo qualche settimana fa per l’annuncio del salvataggio delle banche spagnole, l’incertezza sui dettagli dell’operazione innervosisca i mercati, che potrebbero archiviare presto l’euforia delle prime ore.

Quello di cui tutti paiono convinti, invece, è che la vera sconfitta sia la cancelliera tedesca, la fino a ieri irremovibile Angela Merkel. Apparentemente è così, perché la Germania e i paesi virtuosi del Nord sono stati costretti, contro le aspettative della vigilia, a concedere un sostegno (ricapitalizzazione delle banche, scudo antispread) a due paesi come la Spagna e l’Italia senza far loro subire l’umiliazione di un commissariamento da parte della temutissima troika (Unione Europea, Banca centrale europea, Fondo monetario internazionale). Umiliazione che invece gli altri tre Pigs (Portogallo, Irlanda e Grecia) avevano a suo tempo subito.

E tuttavia, che la Merkel abbia perso è un po’ presto per dirlo. E questo per almeno due buone ragioni. La prima è che, proprio perché ha fatto un gesto di apertura e di buona volontà, la cancelliera non potrà più essere accusata di rigidità o di egoismo nazionale, e in questo senso avrà le mani assai meno legate di prima. La seconda è che i meccanismi di sostegno che verranno messi a punto inevitabilmente conterranno clausole più o meno nascoste di sottomissione dei paesi che dovessero ricorrere all’aiuto del fondo salvastati.

La retorica europeista ci narra in questi giorni che stiamo costruendo gli Stati Uniti d’Europa. Ma una lettura meno romantica di quel che accade forse dovrebbe permetterci di vedere che, sotto i nostri occhi, sta silenziosamente avvenendo uno scambio: meno sovranità ai paesi con le economie in disordine, in cambio di un po’ di ossigeno alle loro disastrate finanze, pubbliche e private.  

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