Economia

Lo psicodramma delle Borse tra crisi, il rigore della Merkel e derivati

Niente eurobond e la bolla derivati: il mix esplosivo per i mercati

Il cancelliere tedesco Angela Merkel a Roma il 23 giugno (Credits: Mauro Scrobogna /LaPresse)

Uno psicodramma, ma anche un dramma della comunicazione. Che la Merkel ribadisse il suo “no” agli eurobond e si appellasse alle riforme strutturali – come ha fatto oggi - qualunque vecchio redattore-capo di giornale di provincia l'avrebbe definita “una non-notizia”. Un'ovvietà: la vera notizia sarà quando, prima o poi, dovrà rassegnarsi a dire sì, per non veder saltare la sua stessa Germania, come sempre oggi (questa sì che è una notizia) l'ammonisce il Der Spiegel pubblicando un rapporto segreto del ministero dell'Economia tedesco secondo cui se salta l'euro la disoccupazione raddoppia e il Pil crolla del 10 per cento o giù di lì.

E si sapeva benissimo che le banche di mezzo mondo fossero ancora piene-farcite di derivati tossici: lo sanno tutti, da sempre, nel settore. Eppure, il combinato disposto di una dichiarazione della Cancelliera che confermava l'ovvio e della relazione annuale, l'ottantaduesima, della Banca dei regolamenti internazionali che ha appunto confermato la gravità della “bolla” dei derivati, ancora tutta lì gonfia al limite dello scoppio perchè a nulla è servita la crisi del 2008 e il fallimento della Lehamn ed ecco... che le Borse sono crollate.

Psicodramma? Per chi ci ha rimesso, sì. Tombola per chi, come sempre, in questi casi ha il sangue freddo per giocare allo scoperto dopo aver speculato al ribasso.

Cerchiamo di spiegarci e di spiegare. Nel 2008 le banche angloamericane – con pesanti contaminazioni anche nell'Eurozona, soprattutto in Germania, poco o niente per fortuna in Italia – furono più o meno tutte lì lì per fallire. Duecento banche americane fallirono veramente e vennero salvate in vario modo dai dollari di Stato. Qualcuna in meno in Gran Bretagna. Gli Stati campioni del liberismo misero mano alla tasca dei bilanci pubblici per evitare che i correntisti di questi is

tituti ex-privati finessero sul lastrico.

Cos'era successo? Semplice: nei bilanci di queste grandi banche era (ed è) ammassata una montagna di carta straccia, appunto i derivati finanziari tossici, che sono in sostanza titoli negoziabili sui mercati finanziari che rappresentano altri titoli che rappresentano altri titoli che rappresentano altri titoli e via così, in una catena lunghissima, al termine della quale non si riesce più a risalire con chiarezza ai beni reali che quei titoli in origine rappresentavano.

Quindi, quando a un tratto è emerso che la Lehman aveva dei problemi di solvibilità perchè, contemporaneamente, numerosi suoi prestiti obbligazionari legati a questi titoli erano arrivati a scadenza e la banca non aveva liquidità per rimborsarli e non trovava nessuno che se li comprasse, la banca fallì: e il mercato capì che, quale più quale meno, le banche altrettanto mal combinate erano numerosissime. La crisi fu devastante – lo ricordiamo tutti – ma grazie alla manica larghissima della Federal Reserve, che immise sul mercato duemila miliardi di dollari stampati freschi freschi, senza nessun riscontro con l'economia reale (futura inflazione, insomma) e grazie agli altri salvataggi effettuati dagli Stati europei, l'emergenza fu superata e dal 2010 l'economia Usa ripartì.

Già: ma la bolla dei derivati, che pare valga nell'insieme oltre la metà del Pil europeo e i due terzi di quello statunitense, è tutta lì, ancora pronta a scoppiare, priva – evidentemente – di qualunque ancoraggio con la realtà. Come se ne esce?

A tutta evidenza, non se ne esce. Non se ne può uscire. Ovvero, se ne uscirebbe bloccando il fenomeno del tutto, e investendo i prossimi trent'anni di produzione reale per ricondurre a una proporzione fisiologica la montagna dei derivati rispetto al topolino dell'economia reale sottostante. Pareva volesse provarci Obama, dalla Casa Bianca, a pilotare il “rinsavimento”, ma non gli è stato possibile. Ne gli sarà permesso oggi, se vuole il secondo mandato. E i vispi eurocrati dell'Eba (European banking autorithy), della Bri (Banca dei Regolamenti Internazionali) e della stessa Banca centrale europea, fanno finta di non saperlo e si accaniscono sul punticello percentuale in più di core-tier 1 da estorcere alle banche e banchette europee, senza pensare che se scoppia l'altra bolla non c'è core-tier che tenga. È come curare un foruncolo sul naso ad un ammalato di Aids.

Ma è questa l'eurocrazia demente che ha portato l'Europa sull'orlo dell'abisso.

Adesso la Bri se ne accorge, finalmente: “Si potrà dire con certezza di avere compiuto progressi fondamentali in merito alla struttura del sistema finanziario quando gli intermediari di maggiore entità potranno fallire senza che ne debbano rispondere i contribuenti e quando le dimensioni dell'intero settore finanziario rispetto al resto dell'economia saranno mantenute entro limiti più restrittivi". Già: quando?

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