Economia

La crisi arriva a tavola e su ogni italiano pesano 32.626 euro di debito pubblico

Ormai si rinuncia a ciò che più amiamo: cibo, vestiti e scarpe

Consumi: spesa mese famiglia 2.488 euro

Gli italiani tirano la cinghia: per Confcommercio a maggio i consumi sono calati del 2,3% e stando ai recenti dati Istat, pur rimanendo stabile lo scorso anno la spesa per famiglia a 2.488 euro (+1,4% rispetto all’anno precedente), a calare sono anche i consumi di beni di prima necessità. Il 35,8% delle famiglie, infatti, lo scorso anno ha diminuito sia la quantità sia la qualità dei prodotti alimentari acquistati rispetto al 2010.

Si va di meno nei negozi di abbigliamento e scarpe, ma anche al negozietto sotto casa, e un po' più spesso all’hard discount, soprattutto al Sud (dove si è passati dall’11,2% del 2011 al 13,1% del 2011) che è l'area più colpita dalla crisi, mentre tra pressione fiscale e inflazione crescono le quote di spesa per l'abitazione (dal 28,4% al 28,9%) e i trasporti (dal 13,8% al 14,2%). Insomma, gli italiani stanno cominciando a rinunciare a ciò che più amano: cibo, vestiti e scarpe.

Questo dicono le cifre. Cosa si nasconda dietro ai numeri, però, prova a spiegarlo in poche parole a Panorama.it Massimiliano Trovato, fellow dell’Istituto Bruno Leoni, think tank liberista: un ulteriore calo di fiducia degli italiani nella ripresa. "Se negli scorsi mesi si aveva paura soprattutto del futuro, un sentiment che si è tradotto in minori investimenti sul lungo termine, come l’acquisto di una casa, ora - spiega - il pessimismo tocca anche il quotidiano con una maggiore razionalizzazione delle spese, dalle superflue a quelle di prima necessità".

Il problema, però, è a monte. Le recenti analisi dell’Istituto Bruno Leoni mostrano come il debito pubblico italiano sia arrivato a oltre 1.964 miliardi di euro. E sapete quanto vi manca nelle tasche, cinguetta il think tank liberista in rete? 32.626 euro. "E’ pari - sottolinea - alla parte di debito che grava su ognuno di noi. Una cifra che la maggior parte degli italiani non riesce a guadagnare in un anno, anche se allo stesso tempo si ritrova uno zainetto pieno di debiti da portare sulle spalle". E in queste condizioni è sempre più difficile correre.

Per capire, infatti, come questa zavorra incida sul calo dei consumi, basta considerare i seguenti passaggi: per abbattere il debito, lo Stato è costretto ad aumentare le pressione fiscale e a diminuire le spese. "Sulle tasse il governo ha già dato. Ora – prosegue - con la spending review c’è il delicato capitolo del taglio alla spesa pubblica. Solo che su alcuni provvedimenti si è scelto la via più semplice, come per esempio il previsto blocco degli stipendi agli statali, che andrà a incidere negativamente sulla capacità di spesa dei dipendenti pubblici. E l’inflazione al galoppo, che non aspetta certo il governo Monti, peggiorerà ulteriormente la situazione".

Così, con meno soldi in portafoglio, tra statali con la busta paga ferma da anni e privati che non se la passano meglio, sarà sempre più difficile far ripartire i consumi, linfa vitale per le vendite delle aziende. Dunque, come se ne esce? Una strada è accrescere il potere di acquisto degli italiani. "Ma visto che l’aumento dei salari richiesto dai sindacati è impossibile, almeno che lo Stato non lo voglia imporre alle imprese, l’univa via praticabile in futuro – conclude – è la diminuzione della pressione fiscale".

Del resto, ad oggi, quasi la metà dello stipendio (il cuneo fiscale è al 47,3% secondo l'Ocse) se ne va in tasca allo Stato, tra previdenza e tasse. Che magari servono anche per pagare parte di quei 32.000 euro di debito che ci portiamo sulle spalle. E così il cerchio si chiude, mentre il nostro portafoglio si svuota.

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